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L’Italia spaziale tra Cina, Stati Uniti ed Europa. La versione di Benvenuti (Asi)

Di Stefano Pioppi
In SPACE ECONOMY
28/03/2019
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Il nuovo presidente dell’Agenzia spaziale italiana? La nomina è “imminente”, ha spiegato il commissario straordinario Piero Benvenuti in conferenza stampa. Intanto, sui lanciatori è già “battaglia” con i francesi, mentre alcuni attriti con il direttore generale dell’Esa riguardano il rapporto con l’Unione europea

Avanti tutta per salire a bordo della futura stazione spaziale cinese, ma tutelando lo storico rapporto con gli americani della Nasa. Intanto, nel Vecchio continente è nel vivo “la battaglia” sui lanciatori, con l’Italia determinata a tutelare il piccolo vettore Vega di fronte alle spigolose posizioni francesi. L’obiettivo è trovarsi preparati per “l’appuntamento dell’anno”: la ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), in programma a Siviglia il prossimo novembre. Parola del commissario straordinario dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) Piero Benvenuti, che in una conferenza stampa organizzata per raccontare i preparativi all’evento continentale (nonché presentare nuovi logo e sito dell’agenzia) non ha nascosto le maggiori discussioni con i partner.

IL DOSSIER DEI LANCIATORI

Il tema che sta facendo più discutere è quello dei lanciatori. Le prospettive sul Vega C, l’ultima evoluzione del vettore realizzato da Avio (l’azienda di Colleferro guidata da Giulio Ranzo), “ci impegnano a trovare un accordo che sostenga gli sforzi fatti dall’industria italiana”. Per questo, ha ammesso Benvenuti, “stiamo combattendo per arrivare a novembre con un accordo che ci porti a mantenere la posizione di privilegio” testimoniata dall’ultimo successo di Vega, il quattordicesimo di fila, con il lancio del satellite tutto italiano Prisma. Certo, ha rimarcato il commissario straordinario, “non sarà facile”, perché il dibattito coinvolge “le relazioni tra due grandi imprese”, Avio e la francese Ariane Group. Dalla nostra parte c’è il trend del mercato globale dell’accesso allo spazio. In passato “abbiamo fatto la scelta giusta” puntano su un piccolo vettore: “Ora la richiesta di payload pesanti da destinare all’orbita geostazionaria (a cui si rivolge il più grande Ariane, ndr) sta diminuendo fortemente”. In ogni caso, la posizione italiana è chiara: “Indicare la chiara complementarietà tra i due lanciatori, da ottenere facilmente basandosi sul peso dei payload”.

I NEGOZIATI INDUSTRIALI

“Il rapporto deve essere equo”. Sul punto, ha fatto capire Benvenuti, l’Italia non è disponibile a trattare. La scorsa settimana, nel corso dell’ultimo consiglio dell’Esa, preparativo della ministeriale di novembre, “la delegazione italiana ha chiesto il rinvio del documento sul tema perché non era favorevole alla nostra posizione”, arrivando addirittura “a minacciare un veto” che avrebbe ritardato il dossier di circa un anno. “Francia e Germania – ha spiegato il professore – hanno concordato di posticipare la discussione in attesa che Ariane Group e Avio concludano l’accordo a livello industriale”. I negoziati “sono ancora in corso”, con novità che dovrebbero arrivare nel giro di poche settimane. “Stiamo lavorando a un documento che chiarisca le posizioni e getti le basi per una seria e fattiva collaborazione tra le due industrie, ricordando che uno degli stadi di Ariane 6 (l’evoluzione dell’attuale Ariane 5, ndr) è prodotto da Avio” e che “l’industria italiana vorrebbe partecipare anche allo sviluppo successivo della propulsone futura”.

QUESTIONI DI BUDGET

Posizione, quella spiegata da Benvenuti, che segue le linee strategiche indicate dal nuovo Comitato interministeriale per la politica spaziale (Comint), incardinato a palazzo Chigi e affidato a Giancarlo Giorgetti. Sarà proprio il sottosegretario a rappresentare l’Italia alla ministeriale Esa, “un appuntamento importante – ha notato Benvenuti – anche considerando le prime indicazioni fornite dal direttore generale Jan Woerner”, relative a “un incremento sostanzioso del budget obbligatorio nell’ordine del 10/15%”, proposta che il commissario ha detto di “sostenere fortemente” perché incrementerebbe il programma scientifico dell’Esa e dunque le opportunità per le eccellenze che l’Italia può vantare. Al budget obbligatorio si aggiunge comunque la parte volontaria, “in cui ogni membro può contribuire con fondi che decide di investire nelle varie attività”. Per tutto, vale il principio del geo-ritorno: “L’investimento fatto deve tornare sotto forma di contratti industriali e di ricerca”. Pur partendo dal sovra-ritorno attuale, “la difficoltà dell’Asi in questo momento è costruire il portafoglio che vogliamo portare e discutere alla ministeriale”.

TRE ESA E UNIONE EUROPEA

Poi, c’è il capitolo relativo al rapporto tra Esa e Unione europea. L’assetto attuale, ha ricordato Benvenuti, prevede che la prima faccia “ricerca scientifica e programmi di sviluppo scientifico-tecnologico, anche con prototipi e sviluppi; quando poi diventano operativi, passano di mano e vengono assegnati al finanziamento dell’Ue”. Eppure, “tale divisione dei compiti è in discussione da parte dell’attuale gestione dell’Esa”. Con Woerner, ha spiegato il commissario, “ci siamo scontrati, poiché in qualche occasione si esprime come se le attività dell’Ue fossero a detrimento dell’Esa”. L’Italia, ha aggiunto Benvenuti, “non la pensa così”, tanto da aver presentato già lo scorso dicembre una proposta per creare un direttorato Esa che si occupi dei rapporti con l’Unione, opzione non accolta seppur condivisa da altri membri nei principi: “Mantenere il rapporto in maniera chiara, distinta ma cooperativa”. D’altra parte, “ci sono in ballo investimenti ingenti che l’Ue metterà a bilancio per il prossimo periodo”, pari a quasi 17 miliardi di euro per il quadro 2021-2027.

IL NUOVO ACCORDO CON LA CINA

Intanto, dentro i confini nazionali, i riflettori degli ultimi giorni sono stati tutti per il protocollo d’intesa sottoscritto dall’Asi con l’omologa cinese (Cnsa), nell’ambito del discusso memorandum firmato da Giuseppe Conte e Xi Jinping. Riguarda il lancio congiunto di un secondo satellite per esplorare la possibilità di prevedere i terremoti dallo spazio (Cses-02), un programma “di grandissimo interesse per due Paesi che condividono, sfortunatamente, posizioni su faglie molto attive”. I primi accordi con la Cina in questo campo risalgono al 2017, quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella avviò con Xi la collaborazione scientifica tra i due Paesi, con Cses-1. Il satellite, lanciato a febbraio 2018 è attualmente l’unico strumento per studiare i fenomeni sismici dallo spazio. Passare al secondo satellite “non è stato per nulla facile”, ha spiegato Benvenuti. Il clamore sul memorandum relativo alla Via della seta “ha messo tutti in fibrillazione, rischiando di mandare l’intesa a catafascio”. Eppure, nel campo spaziale, “la collaborazione con un’agenzia che sta emergendo con un’accelerazione incredibile è importantissima”, sottolineata anche dalle linee strategiche fornite dal Comint.

VERSO IL PALAZZO CELESTE DEL DRAGONE

Già lo scorso anno, dal Comitato interministeriale era arrivato il via libera a valutare la partecipazione italiana alla nuova stazione spaziale cinese, la Tiangong-3, il cui lancio è previsto del 2022. D’altra parte, è stata la Cina “a identificare la costruzione di un modulo abitativo con capacità di osservazione, tipo cupola, che vorrebbe veder realizzato dall’industria italiana”, la quale può vantare su questo l’esperienza acquisita sulla Stazione spaziale internazionale. Un eventuale accordo “è ancora in fase di definizione”, ha spiegato Benvenuti, ma la richiesta italiana è già stata presentata a Pechino: avere a bordo della Tiangong esperimenti italiani e potervi spedire i nostri astronauti. “I cinesi hanno recepito le nostre richieste, ma il percorso negoziale sarà difficile sia da un punto di vista diplomatico che tecnico”.

IL FATTORE NASA

Influirà probabilmente anche l’intenzione di tutelare lo storico rapporto con gli Stati Uniti in ambito spaziale, grazie al quale manteniamo “un accesso privilegiato sulla Stazione spaziale internazionale (in cambio della fornitura dei moduli Mplm, ndr) oltre a quello previsto per la partecipazione in Esa”. La collaborazione con la Cina “è importante ma delicata, perché non vogliamo rovinare i rapporti con la Nasa”. Da Washington (per cui Pechino è il primo competitor su scala globale) è già arrivata “la preoccupazione relativa a trasferimenti tecnologici a loro non graditi”. Questo, ha spiegato Benvenuti, “è il livello di attenzione che dovremmo mantenere”.

IL CAPITOLO “PRESIDENTE”

Ad occuparsi di tutti questi dossier sarà il prossimo presidente dell’Agenzia spaziale italiana, per la cui nomina non dovrebbe ormai mancare molto, con Giorgio Saccoccia, attuale capo della divisione Propulsione spaziale dell’Estec, il “cuore tecnico” dell’Esa, dato per favorito. D’altra parte, ha ricordato Benvenuti (che guida l’agenzia da metà novembre), “sin dall’inizio il decreto di nomina del commissario indicava che l’incarico fosse temporaneo e durasse fino all’insediamento dei nuovi organi per un periodo non superiore ai sei mesi”. Il comitato degli esperti ha presentato l’ormai nota cinquina al numero uno del Miur Marco Bussetti. Ora, la norma prevede che il presidente venga proposto al Comint, cosa che dovrebbe avvenire “in tempi brevi, forse la prossima settimana”. Nell’ultima riunione del Comitato, il 21 febbraio scorso, era infatti stato deciso di rivedersi dopo il Council Esa di metà marzo anche per la questione della presidenza e del nuovo consiglio di amministrazione dell’Asi. “Mi aspetto che il Comint venga convocato a breve”, ha detto Benvenuti, escludendo che possa essere lui il nuovo presidente in quanto “il nome non è nella cinquina”. Certo, ha ammesso il commissario straordinario, “in tutta trasparenza ho prospettato le difficoltà che incontrerà il nuovo presidenze inserendosi in questa fare di preparazione della ministeriale”. Eppure, ha detto concludendo, “la decisione politica è di procedere comunque con la nomina in tempi brevi”.

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