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Sicurezza, esplorazione e ruolo dei privati. Ecco gli indirizzi del governo per lo Spazio italiano

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
27/03/2019
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L’Italia è determinata a restare nel novero delle potenze spaziali. Lo farà con “una politica industriale di sostegno a nuove filiere tecnologiche”, con “una programmazione pluriennale, finanziaria e programmatica”, e con il rilancio del Piano strategico nazionale per la Space economy, mantenendo e potenziando “l’approccio partenariale pubblico-privato”. E se per il lanciatore made in Italy Vega “dovrà essere tutelata anche l’utilizzabilità commerciale”, per la crescente pericolosità delle orbite si richiede “una Strategia nazionale di sicurezza per lo Spazio”. È quanto si legge negli “Indirizzi del governo in materia spaziale e aerospaziale”, siglati solo pochi giorni fa dal premier Giuseppe Conte, che Formiche ha avuto la possibilità di leggere.

IL COMMENTO DI MASSAGLI

Del documento si è detto “molto soddisfatto” l’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare di palazzo Chigi e segretario del Comitato interministeriale (Comint), l’organo che nella sua terza riunione, il 21 febbraio, ha approvato gli indirizzi di governo. Si tratta, ha aggiunto Massagli, del “primo atto di indirizzo politico nel settore spaziale nazionale ed è il frutto non solo del lavoro dei ministeri e della Conferenza delle Regioni che siedono al tavolo politico del Comitato, ma anche della Struttura di coordinamento istituita presso la presidenza del Consiglio, cui partecipano i rappresentanti della Protezione civile, dell’Ispra e degli organi tecnico-scientifici che supportano il Comitato, prima fra tutte l’Agenzia spaziale italiana”.

I CONTENUTI

Per quanto riguarda i contenuti, gli indirizzi definiscono “i settori strategici sui quali è necessario focalizzare l’attenzione e gli sforzi per sostenere lo sviluppo di servizi ed applicazioni spaziali, la ricerca, l’innovazione tecnologica e la competitività del settore produttivo nazionale”. Tra le altre cose, ha rimarcato l’ammiraglio, il documento prevede “la definizione di una politica industriale e di sostegno a nuove filiere tecnologiche del settore spaziale, di un programma di attrazione di capitali, di una space diplomacy, di una programmazione pluriennale coerente con l’orizzonte temporale dei programmi spaziali, di un Piano strategico nazionale per la Space economy, di una Strategia nazionale di sicurezza per lo Spazio, di un Piano di valorizzazione delle risorse nazionali, nonché di un piano di sviluppo della filiera produttiva che va dai satelliti ai sistemi di terra”.

UN’ECCELLENZA DA DIFENDERE

D’altra parte, gli indirizzi dell’esecutivo partono da una doppia consapevolezza: l’eccellenza del sistema spaziale nazionale e il rapido cambiamento del settore a livello globale. “L’Italia – si legge nel documento – è una delle poche nazioni al mondo a disporre di un comparto spaziale ed aerospaziale caratterizzato da una filiera completa di prodotti e servizi”. Si tratta di una “significativa autonomia strategica che ha consentito all’industria nazionale di maturare una eccellente competenza e una validissima competitività sul mercato internazionale”. Eppure, “da tempo il settore spaziale è soggetto a un rapido cambiamento”. In particolare, prosegue il documento, “sta evolvendo da settore di eccellenza specialistica a commodity, con allargamento del perimetro agli sviluppatori di sistemi”. In più, si registra “una crescente iniziativa da parte di grandi aziende, Pmi e start up, riducendo sempre più i tempi e le modalità di realizzazione”.

LA GOVERNANCE NAZIONALE

Per cogliere la sfida, l’Italia può contare sulla nuova governance nazionale entrata in vigore poco più di un anno fa, la stessa che ha messo la guida e la responsabilità del settore nella mani del presidente del Consiglio, risolvendo la precedente frammentazione tra più dicasteri. Grazie alla nuova architettura, adesso a rapportarsi con i partner europei e internazionali è un unico attore, appunto il Comint, che sintetizza al suo interno le sensibilità e gli obiettivi da raggiungere per il sistema-Paese. Per questo, come previsto dalla normativa, Giuseppe Conte ha delegato il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, chiamato a presiedere il Comitato, per il cui supporto e coordinamento è stato individuato proprio l’ufficio del consigliere militare di palazzo Chigi Carlo Massagli.

UNA PROGRAMMAZIONE DI LUNGO PERIODO

Al primo posto della lista delle esigenze identificate dal Comitato, si legge la necessità di “una politica industriale e di sostegno a nuove filiere tecnologiche del settore spaziale”, così da definire priorità e ambizioni e supportare le imprese sui mercati internazionali. Si ritiene inoltre necessario “un programma di attrazione di capitali e di incentivazione all’accesso agevolato al credito”, con riferimento particolare a “Pmi e start up”, favorendo un contesto finanziario e regolatorio funzionale “all’aumento dei capitali privati”, vera cifra stilistica della New Space Economy. In tal senso, dal Comitato è arrivato anche l’avanti tutta per “un Piano strategico nazionale per la Space economy che valorizzi e implementi quanto avviato dal 2016”, sulla strada dei partenariati pubblico-privati. Alla base, si sente l’esigenza di “una programmazione pluriennale, in termini finanziari e programmatici, che sia coerente con l’orizzonte temporale di medio-lungo periodo, necessario per lo sviluppo e la realizzazione di programmi spaziali”.

IL TEMA DELLA SICUREZZA

Tre le esigenze identificate dal governo c’è anche “una Strategia nazionale di sicurezza per lo Spazio”, invito che assume oggi una concretezza particolare visto l’annuncio indiano sul riuscito test di abbattimento di un satellite tramite missile balistico (qui un approfondimento). Lo scopo di tale strategia è consentire “di acquisire una adeguata resilienza intrinseca delle infrastrutture spaziali da eventi naturali”, ma anche da “minacce intenzionali”. A tal proposito, risulta “abilitante la realizzazione e il mantenimento nel tempo dello Space surveillance and tracking, prodromico alla Space situational awareness e al più ampio Space traffic management da perseguire, realizzare e mantenere”. Oltre i termini anglofoni, si tratta di avere consapevolezza di ciò che orbita sopra le nostre teste, monitorando eventuali pericoli e gestendo possibili minacce.

I SETTE SETTORI STRATEGICI PER LO SPAZIO NAZIONALE

Tutto questo vale per otto settori identificati dagli indirizzi governo come “strategici”. In rigoroso “ordine di priorità”, viene prima di tutto, “il comparto delle telecomunicazioni, osservazione della Terra e navigazione”, i cui ambiti applicativi spaziano dalla difesa alla tutela ambientale, passando per la salvaguardia del patrimonio culturale e il monitoraggio dell’agricoltura. Poi, c’è “lo studio dell’universo”, seguito dall’accesso allo Spazio. In tal senso, gli indirizzi esplicitano che per Vega (il lanciatore realizzato da Avio) “dovrà essere tutelata anche l’utilizzabilità commerciale”, senza dimenticare “le piattaforme di accesso allo Spazio e rientro sulla terra per payload di carattere scientifico, duale e tecnologico”. A ciò si lega il quarto punto: “Il volo suborbitale e le piattaforme stratosferiche”, con un occhio di riguardo alle “capacità offerte da potenziali spazioporti nazionali”, il primo dei quali individuato a Grottaglie.

IL FOCUS SULL’ESPLORAZIONE

Gli ultimi due settori strategici individuati dagli indirizzi di governo riguardo l’esplorazione, quella “robotica della Luna, di asteroidi, di pianeti e dei loro satelliti”, e quella “umana dello Spazio”. Sul primo punto, si constata il potenziamento delle attività globali, ma anche la “posizione di preminenza nella realizzazione di strumenti di indagine remota e in-situ” conquistata dall’Italia nelle maggiori missioni internazionali. Anche sul secondo aspetto, l’obiettivo è mantenere “il ruolo di eccellenza acquisito dall’Italia nell’ambito della ricerca scientifica e delle capacità industriali”. A tale scopo, il governo punta a consolidare la partecipazione nazionale alla Stazione spaziale internazionale, a garantire “un ruolo rilevante nel presidio dell’orbita lunare” (per cui si parla di un Gateway da cui partire per altre missioni) e a valutare le opportunità offerte da un futuro ritorno dell’uomo sulla Luna. Su questo, è arrivato ieri l’ambizioso annuncio degli Stati Uniti: tornare sul satellite naturale entro il 2024.

LA COOPERAZIONE CON “NUOVI PARTNER”

Porta aperta comunque anche alle collaborazioni astronautiche con “nuovi partner”, tra cui si cita esplicitamente Russia e Cina. Con Pechino, ricordano gli indirizzi di governo, “è in trattazione da tempo una collaborazione nell’ambito della futura Stazione spaziale modulare cinese”, la Tiangong-3, il terzo Palazzo celeste del Dragone. A tal proposito, c’è da registrare il nuovo protocollo d’intesa che l’Agenzia spaziale italiana (Asi) ha siglato lo scorso sabato, nell’ambito del discusso memorandum firmato da Conte e Xi Jinping, con l’omologa cinese Cnsa, relativo al lancio congiunto di un secondo satellite per esplorare la possibilità di prevedere i terremoti dallo spazio (Cses-02), e alla realizzazione italiana di uno dei moduli della Tiangong-3, il cui lancio è previsto nel 2022. A bordo della stazione spaziale cinese ci potrebbe essere spazio non solo per esperimenti scientifici italiani, ma anche per i nostri astronauti.

VERSO UNA STRATEGIA NAZIONALE

In ogni caso, sulla base delle linee programmatiche, sarà ora l’Agenzia spaziale italiana, guidata dal commissario straordinario Piero Benvenuti e in attesa della nomina del prossimo presidente (le cui attenzioni si concentrerebbero sulla figura di Giorgio Saccoccia), a predisporre la bozza del Documento strategico di politica spaziale nazionale (il Dspsn) e il conseguente piano operativo denominato Documento di visione strategica per lo spazio (il Dvss), entrambi da sottoporre alla successiva valutazione e approvazione da parte del Comitato interministeriale. Per tutto questo, il primo banco di prova sarà la prossima ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), in programma a novembre a Siviglia. L’obiettivo già dichiarato da Giorgetti è la difesa degli interessi italiani, pure attraverso il rafforzamento della presenza nazionale nelle posizioni apicali dell’agenzia.

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