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“Sulla Space Development Agency c’è confusione”. Vittori spiega il perchè

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
14/03/2019
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Circa un anno fa il presidente degli Stati Uniti aveva avanzato l’idea di costituire un sesto ramo operativo delle forze armate statunitensi, la “Space Force” da affiancare ad aviazione, esercito, marina, guardia costiera e Marine Corp. “Quando si tratta della difesa degli Stati Uniti – aveva detto a San Diego nel marzo 2018 -, non basta una semplice presenza nello spazio. Dobbiamo avere una presenza dominante. Do direttiva al Dipartimento della Difesa ed al Pentagono, ad avviare immediatamente il processo necessario per costituire una Space Force come sesto ramo delle forze armate”. Adesso, a distanza di 12 mesi, ha preso avvio la Space Development Agency (SDA), istituita dal DoD, con l’obiettivo di sviluppare e testare nuove capacità e tecnologie di sicurezza nazionale nello spazio. La decisione ha creato alcuni malumori negli Stati Uniti, soprattutto in seno all’US Air Force (USAF), che teme da un lato complicazioni di tipo gestionale/burocratico e dall’altro – riporta la stampa americana – sovrapposizioni operative con lo Space Rapid Capabilities Office e più in generale con lo Space Command dell’Air Force, operativo in Colorado.  A darci una chiave di lettura della questione, il generale dell’AM Roberto Vittori, astronauta dell’Agenzia spaziale europea.

Generale come commenta la decisione dell’amministrazione Trump di dare vita alla SDA?

Il segnale che arriva dagli Stati Uniti è duplice. Da una parte vi è la volontà di consolidare la dimensione militare dell’ambiente spaziale e delle tecnologie associate, dall’altra l’approccio burocratico. L’iniziativa dimostra che l’amministrazione Trump sta investendo in maniera significativa nel settore. La decisione di costituire la Space Development Agency nasce dal fatto che lo spazio è diventato il centro di  interessi geopolitici e geostrategici e che oggi la nostra società dipende sempre più da sistemi satellitari, che pertanto vanno protetti.

La nascita della SDA sta generando molte polemiche. Come mai?  

Innanzitutto per come è stata impostata. Si tratta di una volontà politica, che non risponde ad un’esigenza operativa o tecnologica ed è per questo che rischia di rimanere fine a se stessa. Forse conveniva aspettare che ci fosse una reale necessità. Al momento c’è confusione sull’argomento ed è sorprendente, visto che stiamo parlando degli Stati Uniti.

Che cosa pensa delle obiezioni avanzate dall’USAF?

L’aeronautica ha legittimazione a reclamare competenza per tutto quello che è l’accesso allo spazio. Anche se non deve necessariamente esercitare una giurisdizione esclusiva in tutto il dominio spaziale. La confusione (tra i ruoli, ndr) nasce proprio dalla confusione che esiste oggi sull’argomento. È incredibile che l’USAF non abbia trovato ancora oggi la sua identità nel settore spaziale, principalmente attorno alle tecnologie di accesso allo spazio. Ovviamente tutto quello che parte dalla superficie terrestre, attraverso il mezzo aereo e arriva nello spazio è competenza principale dell’USAF. Ma se abbiamo dei progetti di esplorazione lunare ad esempio, non necessariamente devono essere collegati o collegabili ad una competenza della forza aerea. Per come nasce la SDA, sembra che si stiano cercando dei progetti da mettere dentro questa neonata agenzia e questo dimostra ancor di più la confusione di idee di cui parlavo.

C’è un braccio di ferro in corso?

Quello che vedo non è tanto un braccio di ferro tra il Pentagono e l’US Air Force, quanto una confusione di idee che impedisce agli Stati Uniti di fare scelte logiche. Non ha senso che ci sia una discussione tra competenze. Quello che ha senso è capire quali sono le competenze dell’USAF nello spazio e quali no.

Da dove nasce questa confusione interna nel settore spaziale?

Nasce nel 1958, quando negli Usa si decise di creare la Nasa, chiudendo l’agenzia federale Naca (National Advisory Committee for Aeronautics, ndr), che creava gli spazioplani. La Nasa è saltata dagli spazioplani ai razzi.

Ci spieghi meglio

La differenza tra i due sistemi è che lo spazioplano è un aeroplano che decolla da pista, arriva nello spazio, torna a terra su pista ed è riutilizzabile. Un razzo invece, nonostante i tentativi in corso, è un biglietto di sola andata e non è commercialmente appetibile, non porta vantaggi di tipo economico. E’ da questo “peccato originale” che nasce la confusione. Nel momento in cui l’USAF, che sarebbe stata quella che naturalmente avrebbe gestito gli spazioplani, come evoluzione del settore aeronautico, non ha più avuto il suo naturale ambiente di crescita si è trovata a dover gestire degli oggetti che non sono suoi, i razzi che nulla hanno a che vedere con le caratteristiche specifiche del mondo aeronautico.

E le conseguenze di quanto deciso nel ’58 arrivano ancora a noi?

Si. Le conseguenze di questo si trascinano ancora oggi perchè la SDA non risolve questa discontinuità, anzi la complica ulteriormente. È un cavaliere senza cavallo. La potenza economica degli Stati Uniti permetterà loro di andare avanti ugualmente. Ma gli costerà. La perdita è di costo. Massimo sforzo con minimo risultato. Un singolo che ha iniziato nel 2002 a distanza di 17 anni riesce a fare di più di quello che fanno i giganti dello spazio (Boeing o Lockheed Martin) sotto il finanziamento della Nasa. Lo spazio classico deve ritrovare un punto di riferimento nuovo, questa lo ribadisco è l’era dello spazio commerciale.

Il bilancio della Nasa proposto in questi giorni al Congresso è il maggiore di sempre ed è  decisamente concentrato sull’esplorazione spaziale. Come valuta questo?

Negli ultimi anni i numeri associati al budget della Nasa, grandi o piccoli che siano, rimangono tali: numeri. Finora la Nasa non ha dimostrato capacità di leadership all’interno di quella che è la prossima frontiera esplorativa. Gli Stati Uniti si, ma tramite privati, che è un’altra cosa. La differenza non la fanno i numeri, ma la capacità di leadership che manca. Ciò non toglie l’incredibile potenziale degli Stati Uniti grazie a iniziative private, tipo SpaceX o Blue Origin. Questa è l’era commerciale dello spazio. Più che analizzare nel dettaglio le possibili implicazioni del budget della Nasa bisognerebbe guardare cosa faranno domani un Elon Musk o un Jeff Bezos.

Questo riguarda anche la sicurezza?

Per quanto riguarda la sicurezza (in ambito spaziale, ndr) la questione è altra. Se parliamo di esplorazione o nuove tecnologie serve una capacità non solo di sistema, ma anche tecnologica, il privato riesce a muoversi molto meglio di un intera organizzazione. Questo ruolo secondario della Nasa nel segmento del Commercial Space (che ha preferito finanziare ed affidarsi ai privati per i voli commerciali, ndr) è anche comprensibile. Per la sicurezza invece è il sistema che lavora e non è sostituibile da iniziative private. Questo è il senso della Space Force e della SDA.

 

 

 

 

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