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Spese per la Difesa. Il punto del ministro Trenta

Di Luigi Romano
In In Evidenza
20/02/2019
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La rimodulazione prevista dalla Legge di bilancio è volta a ridurre i livelli di spesa nel brevissimo periodo. Ciò ha permesso “il recupero di importanti risorse che saranno successivamente riallocate al dicastero, pur dilazionate in un arco temporale decennale”. Parola del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, intervenuta oggi al question time nell’aula di Montecitorio.

L’INTERROGAZIONE

Il ministro ha risposto a un’interrogazione della deputata di Forza Italia Maria Tripodi, che chiedeva “gli opportuni chiarimenti circa gli effettivi intendimenti relativi agli investimenti dell’intero comparto della difesa e alle motivazioni che a parere degli interroganti stanno portando al blocco degli stessi”. Il riferimento, ha spiegato la parlamentare, è a quanto previsto dalla Legge di bilancio, ma anche “alle divergenze di vedute” riscontrate sul programma F-35, “che non ci confortano”) e al programma P.2HH di Piaggio Aerospace “che ha subìto una forte battuta d’arresto” legata anche alla “crisi occupazionale” dell’azienda ligure.

I DOVERI DELLA DIFESA

Il dovere primario, ha spiegato il ministro, “è rendere più efficiente il settore della Difesa”, puntando a “uno strumento militare moderno, efficace, efficiente, economicamente sostenibile da impiegare con oculatezza in relazione alle priorità strategiche dell’Italia”. Un obiettivo, ha assicurato la Trenta, “che ci impegna come ministero e come governo a tutto campo”, dalla protezione del territorio agli impegni assunti in ambito Nato e Unione europea, fino alla “alla tutela dell’industria italiana di settore”. D’altra parte, “l’aver assunto questo impegno non ci assume da ulteriori responsabilità”, ha ammesso riferendosi “all’odierno contesto economico-finanziario del Paese”. Quest’ultimo infatti impone “una razionalizzazione delle spese alla quale coerentemente anche la Difesa è stata chiamata a contribuire”.

EFFICIENTARE LE RISORSE

Per questo, “si è reso necessario armonizzare le esigenze di efficientamento dello strumento militare con quelle di bilancio, e si è deciso di farlo sostenendo in primis le capacità operative e le linee di sviluppo capacitivo correlate all’assolvimento dei compiti istituzionali, innanzitutto quelli inerenti alla sicurezza collettiva”. Così, ha rimarcato la Trenta, “si è conseguentemente optato per rimodulare i profili finanziari inerenti a taluni programmi pluriennali, di cui si prevede un finanziamento a valere sulle risorse attestate a bilancio Mise e recate dal Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese di cui all’articolo 1 comma 140 della legge di bilancio 2017”. Il riferimento è a quanto previsto dall’ultima Legge di bilancio, che nell’ambito del suddetto Fondo prevede che “le spese militari sono ridotte di 60 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019 e di ulteriori 531 milioni di euro nel periodo dal 2019 al 2031”. A ciò, vanno aggiunti le riduzione sponda Mise (ormai finanziatore indispensabile dei programmi nel campo della Difesa) e gli accantonamenti di cui all’Allegato 3 della legge di Bilancio (riferito all’articolo 1, comma 1118), previsti per il ministero della Difesa pari a 150 milioni di euro nel 2019, relativi alla “Pianificazione generale delle Forze Armate e approvvigionamenti militari”.

GLI IMPEGNI

“Tale rimodulazione volta ridurre i livelli di spesa nel brevissimo periodo – ha aggiunto il ministro – ha consentito al momento il recupero di importanti risorse che saranno successivamente riallocate al dicastero, pur dilazionate in un arco temporale decennale”. Secondo quanto affermato dalla Trenta, “le soluzioni programmatiche individuate avranno l’effetto di realizzare delle minori spese, preservando lo sviluppo capacitivo delle Forze armate e l’indispensabile processo di ammodernamento e rinnovamento dello strumento militare, salvaguardando il profilo, il ruolo e il contributo (qualitativo e quantitativo) del Paese in seno alle alleanze a alle organizzazioni di cui è parte”.

IL PUNTO DI VECCIARELLI

Su questo punto aveva espresso una certa preoccupazione il capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli, in occasione della presentazione delle linee programmatiche alle commissioni Difesa di Camera e Senato. C’è “l’esigenza di risorse economiche e volumi finanziari che siano adeguati alle contingenze odierne – aveva notato il generale – e, cosa più importante, coerenti programmaticamente con i trend e gli sviluppi futuri attesi, in una logica di stabilità di medio-lungo periodo, per fare in modo che la Difesa continui a costituire un’utile tessera di un pregiato mosaico più grande al servizio del Paese, della collettività e dei cittadini”.

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