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Prisma è arrivato in Guyana francese. Tutto pronto per il lancio

Di Luigi Romano
In SPACE ECONOMY
11/01/2019
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Tutto pronto per il lancio di Prisma, la missione italiana che porterà un nuovo “occhio spaziale” per la conoscenza delle risorse naturali e del cambiamento climatico. Il “Precursore iperspettrale della missione applicativa” è infatti arrivato in Guyana francese, da dove partirà tra l’8 e il 9 marzo a bordo di un Vega, il lanciatore made in Italy realizzato da Avio, l’azienda di Colleferro guidata da Giulio Ranzo.

LA RIVOLUZIONE DELL’IPERSPETTRALE

Prima di arrivare presso la base europea di Kourou, Prisma ha superato con successo tutti i test ambientali effettuati a Tolosa, che le hanno valso l’autorizzazione per la spedizione dall’altra parte dell’oceano. Ora, inizia la campagna di lancio vera e propria, destinata a portare in orbita il primo satellite iperspettrale per l’Osservazione della Terra, frutto della missione dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Difatti, mentre i sensori ottici passivi satellitari attualmente operativi registrano la radiazione solare riflessa dal nostro Pianeta in un numero limitato di bande spettrali (tipicamente al massimo una decina), il sensore a bordo del satellite Prisma è in grado di acquisirne 24o. Proprio questo permetterà di ottenere informazioni riguardanti non solo la struttura geo-morfologica, ma anche la composizione chimico-fisica della superficie terrestre.

GLI OBIETTIVI

Per quanto riguarda gli aspetti prettamente scientifici, Prisma darà modo di raffinare le conoscenze riguardanti le risorse naturali e i principali processi ambientali in atto, come i fenomeni legati al cambiamento climatico. “Nell’ambito applicativo – spiega l’Agenzia spaziale italiana – Prisma sarà in grado di fornire preziose informazioni a supporto delle opere di prevenzione rispetto ai rischi naturali (come quello idrogeologico) ed antropici (tra cui l’inquinamento del suolo), del monitoraggio del beni culturali, delle azioni di ausilio alle crisi umanitarie, delle attività agricole e di sfruttamento delle risorse minerarie”.

IL RUOLO DELL’INDUSTRIA

La missione è sviluppata in tutte le sue parti (segmento spaziale e segmento di terra) da un consorzio di industrie italiane guidato da OHB Italia e da Leonardo. La prima è responsabile della gestione dell’intero programma, della progettazione, dell’ingegneria di sistema, dello sviluppo e integrazione della piattaforma e di tutte le attività di validazione. La seconda è invece incaricata della progettazione, lo sviluppo, l’integrazione, i test e la calibrazione del sensore iperspettrale e della camera pancromatica. Il consorzio include, fra gli altri, anche la joint venture franco-italiana Thales Alenia Space, responsabile del sistema di bordo per la gestione e trasmissione dei dati del sensore. L’altra joint venture della Space Alliance, Telespazio, ed ACS si occupano invece del segmento di terra dedicato al controllo di missione e alla elaborazione dei dati presso il Centro multi-missione dell’Asi di Matera.

LA SODDISFAZIONE

Dopo l’arrivo in Guyana francese, “grande soddisfazione” per il lavoro congiunto del raggruppamento temporaneo di imprese è stata espressa da Roberto Formaro, responsabile dell’Unità Tecnologie ed ingegneria che ha gestito il programma. “Francesco Longo, responsabile del Programma, ringraziando tutto il personale coinvolto per gli sforzi profusi, ha ricordato l’importanza di questa missione – fa sapere l’Asi – missione che potrà dare un contributo altamente innovativo all’osservazione della Terra per lo studio delle risorse naturali e dei principali processi ambientali”.

 

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