Trovaci su: Twitter

Gennaio 2019

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
10/01/2019
0 Commenti

Siamo sicuri che la richiesta della Commissione europea di esaminare l’acquisizione dei Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri ci sorprende? La questione si lega a doppio filo con il dossier militare che viaggia parallelamente a quello civile (ufficialmente sotto i riflettori di Bruxelles) e che ci porta dritti alla Difesa europea. Sapevamo bene, quando abbiamo accettato di farne parte, che il passaggio alla Difesa comune non sarebbe stato una passeggiata. Né che le nostre aziende avrebbero fatto parte dei programmi e delle partite che contano senza dover sgomitare.

Francia e Germania sono Paesi amici e vicini dell’Italia, ma sono anche partner concorrenti di un mercato sempre più agguerrito e competitivo, in cui non basta lamentarsi e avanzare diritti, conta sapersi muovere e costruire con gli interlocutori europei un rapporto saldo e costante. D’altro canto, quella di Stx è una partita importante, volta a creare “l’Airbus dei mari” e destinata a mutare gli equilibri nel mercato della cantieristica navale europea e mondiale. Una operazione sofferta e articolata che da tempo ci tiene col fiato sospeso per il suo esito. Per una volta infatti non è la Francia a voler acquisire il controllo di una società made in Italy, ma è una realtà italiana (Fincantieri) che bussa alla porta dei cantieri di Saint-Nazaire. Una operazione che lascia la Germania a guardare e l’attenzione della Commissione è un aspetto che non può sorprendere il nostro Paese.

Al di là del dossier civile (legato alla costruzione di navi da crociera), c’è il lato militare dell’accordo che è il vero scoglio da superare e che rende la questione Fincantieri-Stx un boccone indigesto per chi resta fuori dalla creazione futura di un colosso europeo della cantieristica militare. L’intesa italo-francese è andata avanti parallelamente a quella militare, portando la società di Trieste e Naval Group ad annunciare la creazione di una joint venture paritetica che getterà le basi per gli obiettivi di lungo termine. È chiaro che il clima politico incide nella partita e l’aria tra i due Paesi è piuttosto pesante al momento. L’attenzione della Commissione ci ricorda che dobbiamo puntare con convinzione e decisione sulla Difesa comune, muovendo il sistema-Paese nella stessa direzione, tenendo ben chiaro il nostro interesse nazionale. La sede negoziale è cruciale per poter beneficiare, quando saranno operativi, dei 13 miliardi di euro dal 2021 al 2027 che Bruxelles ha intenzione di mettere a disposizione del Fondo europeo per la difesa. La competizione è iniziata!

Lascia un commento

avatar