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Europa, Cina e Russia. Dove va lo Spazio italiano secondo Giancarlo Giorgetti

Di Stefano Pioppi
In SPACE ECONOMY
13/12/2018
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Uno: rivendicare una presenza maggiore nelle posizioni che contano all’interno dell’Esa. Due: approfondire le collaborazioni con Cina e Mosca da cui potrebbero arrivare nuove opportunità per i nostri astronauti. Tre: dare piena attuazione alla nuova governance nazionale e fare in modo che il commissariamento dell’Asi duri il meno possibile. È la tabella di marcia dello Spazio italiano tracciata da Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega (come previsto dalla Legge di riforma dello scorso febbraio) alle politiche spaziali e aerospaziali. Il punto è emerso durante l’audizione alla commissione Attività produttive di Montecitorio, a cui il sottosegretario è intervenuto dopo avere presieduto, martedì, la seconda riunione del Comitato interministeriale, vera novità della nuova governance. “Il settore spaziale – ha detto Giorgetti ai deputati – può trasformarsi in uno dei motori propulsori della nuova crescita del Paese”, potendo contare su eccellenze industriali, scientifiche e accademiche che ci collocano tra “le potenze mondiali dello spazio”. Certo, ha aggiunto, “serve una politica che confermi il presidio nazionale all’interno di tutte le realtà internazionali”.

LA POSIZIONE NELL’ESA

In questo senso, il primo grande tema riguarda la posizione italiana all’interno dell’Esa. Pur di fronte agli evidenti sovra-ritorni economici nel nostro Paese rispetto alla spesa nei programmi europei, all’ormai ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) Roberto Battiston era stato più volte criticato proprio per il peso perso nell’Agenzia europea, una responsabilità forse però da attribuire a tutto il sistema. In particolare, ha detto Giorgetti, “rivendichiamo come Italia almeno un altro direttore generale”, considerando che siamo il terzo contributore a fronte di un posizionamento (in termini di vertici) uguale a quello dei Paesi che investono meno. Lo stesso si può dire del corpo astronautico europeo: “Cerchiamo spazio sia in termini di voli per nostri astronauti, con il reintegro nel numero di quattro, sia per quanto riguarda i direttorati, che troviamo piuttosto sbilanciati a nostro sfavore”. D’altra parte, “occorrerà fare una politica di rimpiazzo adeguato: i nostri capo-dipartimento sono bravi e competenti, ma piuttosto anziani”.

TRA MOSCA E PECHINO

Se nel Vecchio continente i motivi di frizione sembrano diversi, lo stesso non si può dire al di fuori del contesto europeo, dove l’Italia può ambire ad accordi privilegiati con le grandi potenze spaziali, dagli Stati Uniti fino alla Cina, passando con la Russia. La collaborazione con Washington è ormai strutturata, dai rapporti industriali al volo spaziale, con la maggior parte dei nostri astronauti che sono partiti grazie a un accordo tra Asi e Nasa. Una relazione “speciale” ribadita anche da Giuseppe Conte a Washington, lo scorso luglio, a fianco del presidente Donald Trump. Con Pechino, l’opportunità di approfondire la cooperazione è offerta dall’ambizioso progetto cinese per una nuova stazione spaziale internazionale. L’Italia ha intercettato l’esigenza, proponendosi quale partner importante grazie soprattutto all’esperienza acquisita nella realizzazione della Stazione spaziale internazionale (Iss). In tal senso, ha ricordato Giorgetti in commissione, il progetto era stato “avviato dall’ex presidente dell’Asi che aveva chiesto ai ministeri competenti di garantire la copertura economica tra il Mise (170 milioni di euro) e il ministero della Ricerca (130 milioni)”.

VIA LIBERA PER SALIRE SULLA STAZIONE SPAZIALE CINESE

Su queste cifre, ha detto il sottosegretario, è arrivato il via libero dal nuovo Comitato interministeriale: l’Italia sarà a bordo della stazione cinese, con operatività prevista per il 2024. Il progetto, ha spiegato Giorgetti, è “strategico perché coinvolge 18 nostre aziende e conferma il primato italiano nella costruzione di moduli abitativi per le stazioni spaziali”. Il contributo italiano riguarderà soprattutto “sviluppo e realizzazione di un modulo cupola orbitale”; un risultato importante per il sistema-Italia, poiché “nessuno Paese europeo oggi può vantare un così forte rapporto diplomatico-industriale con la Cina in ambito spazio”. Certo, non sarà abbassata la guardia sulla fame cinese per le eccellenze e le competenze nazionali. “Sono state fatte tutte le valutazioni necessarie per prevenire il rischio del trasferimento tecnologico non autorizzato – ha assicurato ai deputati Girogetti – spero di essere stato chiaro in questo senso”.

DAGLI ASTRONAUTI…

Ma dalla collaborazione con la Cina potrebbero arrivare spazi interessanti per nuove opportunità di volo dei nostri astronauti, altro tasto dolente della posizione italiana nell’Esa. “Trovo anomalo che in tanti anni solo un volo dell’Esa abbia riguardato un astronauta italiano; se non ci fossero opportunità dalla Nasa ci troveremmo spiazzati”. Così, “ci stiamo muovendo per trovare spazio”. La prima ipotesi riguarda Pechino: “con l’accordo con la Cina, l’Italia acquisisce una posizione privilegiata per i prossimi lanciatori cinesi”, altro segmento in cui il Dragone conserva ambizioni di tutto rispetto. Poi, c’è l’altra strada, sempre verso est: “Un rafforzamento della cooperazione con la Federazione russa sul volo umano”. In questo modo, come sembrano confermare diverse indiscrezioni di stampa, potrebbe trovare spazio il cosmonauta italiana Valter Villadei, colonnello dell’Aeronautica militare pronto e addestrato per andare oltre l’atmosfera. Di tale ipotesi avrebbero parlato anche il premier Conte e il presidente russo Vladimir Putin.

…AI LANCIATORI

Oltre agli astronauti, c’è il capitolo dei lanciatori. L’Italia può vantare in questo campo l’eccellenza di Avio, l’azienda di Colleferro (guidata da Giulio Ranzo) che realizza il piccolo Vega e contribuisce al più grande Ariane 5, posizione confermata anche sui prossimi vettori europei (Vega C e Ariane 6). Proprio per il passaggio alla nuova generazione Giorgetti chiede ai cugini d’oltralpe di impegnarsi su potenziali oneri aggiuntivi: “Noi ci assumiamo la responsabilità in termini di eventuali extra-costi nel passaggio da Vega a Vega C e ribadiamo che manterremo impegni; chiediamo che analoghi impegni devono essere sostenuti dalle controparti, in particolare dai francesi, per quanto riguarda extra-costi da uscita di Ariane 5”. Per quanto riguarda le basi di lancio per voli oltre l’atmosfera, la valutazione (“con attenzione”) riguarda un possibile sito nelle Azzorre. Per il volo punto-punto suborbitale, altro segmento che si preannuncia in rapida crescita (per la possibilità di raggiungere velocità ipersoniche), “ci sono due opzioni in fase di studio”, ha notato il sottosegretario, cioè l’aeroporto pugliese di Grottaglie, già individuato quale primo spazioporto europeo, e quello sardo di Decimomannu.

Il COMMISSARIAMENTO DELL’ASI

Dentro i confini, il tema più delicato si lega all’Agenzia spaziale italiana (Asi), con la revoca della presidenza a Roberto Battiston arrivata qualche settimana fa e seguita dall’individuazione di Piero Benvenuti nel ruolo di commissario. “L’obiettivo – ha detto Giorgetti – è porre fine il prima possibile al commissariamento”. Da parte sua, Benvenuti sottolinea l’esigenza di seguire una linea di “continuità”, parole pronunciata dal neo commissario anche nella seconda riunione, qualche giorno fa, del Comitato interministeriale per lo spazio a palazzo Chigi. Invitato all’incontro, Benvenuti ha illustrato gli obiettivi del suo mandato: dare continuità ai progetti in corso, stabilizzare i rapporti con i partner internazionali, tra cui l’Esa, consolidare i rapporti internazionali bilaterali, rendere efficace la nuova governance e i relativi flussi d’informazione, preparazione della conferenza ministeriale Esa di Siviglia, a novembre del prossimo anno. Come fanno sapere dall’Asi, dal sottosegretario Giorgetti è arrivato, a nome del governo, l’appoggio per le linee indicate.

QUATTRO NUOVI ESPERTI

Infine, è notizia più recente (riportata dal FattoQuotidiano) l’individuazione dei quattro nuovi componenti del comitato incaricato di preparare il bando di selezione per il prossimo presidente dell’Asi. Sono Alessandra RotundiEzio Bussoletti, Amalia Ercoli Finzi e Andrea Maltoni. La decisione segue le dimissioni dello scorso 4 dicembre di quattro dei cinque membri del comitato, che avevano lasciato l’incarico riportando l’insoddisfazione per le richieste del Miur di allargare i criteri di scelta sulla guida dell’Asi a figure con competenze non solamente scientifiche. Tra l’altro, nella stessa giornata il Tar del Lazio aveva deciso di fissare al prossimo 19 marzo l’udienza per la decisione sul merito del ricorso, presentato da Roberto Battiston, contro la revoca da presidente dell’Asi, disponendo per la stessa udienza la decisione sul secondo ricorso, quello contro il decreto di commissariamento.

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