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Tutti gli esperimenti di AstroLuca nei vent’anni dell’Iss

Di Stefano Pioppi
In SPACE ECONOMY
20/11/2018
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La Stazione spaziale internazionale ha spento venti candeline. Festeggia l’Italia, che da sempre ha contribuito con le proprie eccellenze (industriali e scientifiche) all’avamposto orbitante. Festeggia l’Agenzia spaziale italiana (Asi), protagonista di questa storia, che ha accolto da pochissimo Piero Benvenuti, neo commissario dopo la revoca al presidente Roberto Battiston. Festeggia l’astronauta Luca Parmitano, che il prossimo anno tornerà a bordo dell’Iss (come comandante) anche per condurre i numerosi esperimenti del Bel Paese. Li ha presentati lui stesso, intervenendo telefonicamente all’evento che l’Asi ha organizzato a Roma in occasione dei due decenni dal lancio del primo modulo della Stazione.

VENTI ANNI DI STAZIONE SPAZIALE

Era il 20 novembre del 1998 quando, a bordo di un vettore Proton, il modulo russo Zarya partì alla volta dell’orbita terrestre. Due settimane dopo lo raggiunse lo statunitense Unity, trasportato dallo Space Shuttle, poi dismesso nel 2011. In tutto, ci sono voluti ben 52 lanci per rendere la Stazione abitabile, con l’arrivo dei primi tre astronauti a novembre del 2000. L’Italia vi fece capolino a marzo del 2002, con il primo dei quattro moduli pressurizzati (Mplm) che consentono ancora oggi, grazie a un accordo tra Asi e Nasa, l’invio dei nostri astronauti. In cambio del contributo industriale (notevole, considerando che circa il 40% della parte abitabile è stata realizzata da Thales Alenia Space), l’agenzia americana ci ha riconosciuto tre voli di breve durata e altrettanti di lunga durata, oltre allo spazio per i nostri esperimenti. Vi hanno approfittato Umberto GuidoniRoberto VittoriPaolo NespoliLuca Parmitano e Samantha Cristoforetti.

IL FUTURO DELL’ISS

Finora sono stati condotti 2.400 esperimenti, di cui circa 70 italiani. Ce ne saranno molti altri, considerando che l’Iss ha almeno otto anni di intensa attività. Dopo il 2024, il futuro è incerto. Mentre i partner coinvolti dibattono su un’eventuale ulteriore proroga, i privati vengono chiamati in causa per una gestione condivisa delle attività. È il concetto di “new space economy”, risultato di un doppio trend: la riduzione dei budget nazionali; e l’emersione di grandi player commerciali desiderosi di essere protagonisti. Nel frattempo, lo sguardo è già “oltre” (Beyond è non a caso il nome della nuova missione di Luca Parmitano), verso gli obiettivi successivi: la Luna e Marte. È più che concreta l’ipotesi di un gateway in orbita cislunare; una stazione da cui poter poi scendere di nuovo sulla superficie del nostro satellite naturale e poi pensare di partire per il Pianeta rosso. La strada è ancora lunga, ma vent’anni di Stazione spaziale internazionale hanno sicuramente insegnato qualcosa.

VERSO IL NUOVO VIAGGIO DI PARMITANO

“È la più grande cooperazione internazionale nel mondo dello spazio”, ha detto Parmitano intervenendo telefonicamente dal cosmodromo russo di Baikonour, dove è attualmente impegnato per supportare l’equipaggio che partirà a breve verso l’Iss, in attesa di tornare a Houston per riprende l’attività “più intensa di addestramento” per il suo secondo viaggio extra-atmosferico. “Per chi è cresciuto tra la fine della Guerra fredda e la creazione di un nuovo ordine mondiale, l’Iss è il più grande esempio di come un obiettivo riesca a unire più di ogni altro ideale”, ha rimarcato. “Mi auguro che il lascito di questi vent’anni sia di aver creato un grande percorso di cooperazione internazionale che ci porterà ancora più lontano”.

UN ASSISTENTE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Nel frattempo, a bordo della Stazione, Parmitano troverà un assistente del tutto particolare. È Cimon, il sistema di intelligenza artificiale che solo pochi giorni fa ha eseguito i primi test a bordo del modulo Columbus. “Per ora, ho pensato non a come gestirò il rapporto con lui, ma a quali potranno essere le potenzialità future”. Il “vero esperimento” sarà rapportarsi con “l’intelligenza artificiale senza pensare al fatto che sia un robot; vedremo se riusciremo a interagire davvero, se ci saranno ostacoli posti dal sapere che non si tratta di un’intelligenza naturale”. Oltre a ciò, “mi piacerebbe pensare che il robot sarà davvero in grado di aiutarci, ad esempio sulla lettura di procedure molto complesse, o individuando i passaggi da eseguire in esperimenti di difficile esecuzione”. La parte più bella, ha evidenziato AstroLuca, “è non sapere le direzioni che possiamo prendere”.

GLI ESPERIMENTI

D’altra parte, “gli esperimenti che portiamo a bordo della stazione hanno sempre uno scopo doppio”, ha spiegato l’astronauta. Prima di tutto, si tratta di “acquisire conoscenze che ci permetteranno di avere missioni più lunghe in ambienti sempre più estremi, verso i viaggi interplanetari”. Poi, c’è il secondo scopo: “acquisire conoscenze sempre più uniche su questo meccanismo stupendo che è il nostro organismo”. È una finalità di tutto rispetto, considerando che i risultati “possono essere utilizzati sulla Terra per chi soffre di particolari patologie”.

IL CONTRIBUTO ITALIANO

Lo dimostrano i sette esperimenti che l’Italia realizzerà sulla stazione spaziale anche grazie al contributo di Parmitano, di cui cinque con il supporto del raggruppamento d’impresa formato da Agrotec e Telespazio. C’è ad esempio “Acustic Diagnostics”, un progetto che mira a valutare la funzione uditiva degli astronauti prima, durante e dopo missioni di lunga durata. Tramite l’apparato Audio, permetterà di capire l’impatto sull’udito delle condizioni di microgravità e di un ambiente rumoroso, utile anche per un successivo utilizzo in ambito clinico. Lo stesso si può dire di “Nutriss”, esperimento guidato dall’Università di Trieste. Monitorerà le modifiche del metabolismo muscolare sottoposto a microgravità, cercando di individuare come contrastare la perdita di massa magra attraverso l’alimentazione. Avrà ricadute in ambito clinico anche “Amyloid aggregation”, in particolare nel contrasto alle malattie neuro-degenerative. Studierà infatti l’aggregazione proteica, tipica del morbo di Alzheimer e facilitata da condizioni di microgravità.

TRA RADIAZIONE E DRONI SPAZIALI

Si concentrerà invece sulle radiazioni l’esperimento “Lidal” guidato dall’Università di Tor Vergata, erede del payload Altea che ha operato a lungo sull’Iss. Permetterà di capire come andare oltre l’orbita terrestre, in viaggi interplanetari che attualmente risultano impossibili per l’essere umano proprio per l’alto livello di radiazioni a cui sarebbe sottoposto. È invece frutto di un accordo tra l’Asi e l’omologa russa Roscosmos l’esperimento “Mini-Euso”, che vede Tor Vergata e la Moscow University in prima fila. Tramite una tripla fotocamera installata sulla stazione, studierà vari fenomeni terrestri, dall’inquinamento alla bioluminescenza. Si occuperà invece della rigenerazione dei tessuti il progetto “XenoGriss”, a cui partecipano anche gli studenti dell’Itis Meucci di Firenze e che vedrà l’invio sull’Iss di girini di rana. Infine, partirà “Iperdrone”, sistema di rientro dalle orbite basse che avrà obiettivi incrementali, staccandosi della stazione per andare perfino a monitorare le sue zone nascoste dalle molte telecamere installate all’esterno.

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