Trovaci su: Twitter

Novembre 2018

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
13/11/2018
0 Commenti

È iniziata da poco la lunga missione BepiColombo. E il nostro Paese la celebra come un successo delle eccellenze nazionali, visto che sia all’interno dello spacecraft, sia nei due orbiter c’è tanto made in Italy. La navicella raggiungerà il pianeta Mercurio soltanto nel 2025. Un viaggio lungo e impervio che mostra, come non mai, l’importanza della programmazione di lungo periodo per lo spazio, un settore che poco si concilia con le esigenze elettorali (per eccellenza di breve periodo), ma che necessita di lungimiranza e certezza per funzionare e per dare risultati. Ha bisogno di una governance coerente e di scelte su progetti che sicuramente sopravvivranno a livello temporale ai colori di un esecutivo e (perché no) ai presidenti dei suoi enti.

Il viaggio di BepiColombo coincide infatti con la rimozione di Roberto Battiston dalla sua carica di presidente dell’Agenzia spaziale italiana. In questi quattro anni alla guida dell’ente italiano il professore ha gettato semi che tra anni un altro presidente potrà raccogliere. Funziona così nello spazio (e forse, se questo principio regolasse anche la politica, ora avremmo un debito pubblico meno alto e più grandi opere a servizio dei cittadini). In questi anni, l’Agenzia si è rimessa in carreggiata dopo un periodo difficile (segnato anche da un commissariamento), rilanciando partnershipinternazionali (con la Nasa e con la Cnsa, l’ente spaziale cinese), lavorando con il governo e con i ministeri di riferimento per una nuova governance del settore, ora approvata e nelle mani del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti. Ha lavorato per la realizzazione, in collaborazione con Virgin Galactic, di uno spazioporto in Italia e di uno spazioplano made in Italy. Ha reso operativo il Piano space economy, premendo sulla collaborazione tra pubblico e privati come ingrediente necessario per la sostenibilità economica del settore (come mostrano le tendenze Usa).

Ora più che mai lo Spazio ha bisogno di gestire questo passaggio nel segno della stabilità, lavorando per avere l’Asi al più presto operativa e nelle sue piene funzioni. Il prossimo appuntamento decisivo è la ministeriale Esa del 2019 a Siviglia e il nostro Paese non può permettersi il lusso di arrivare a novembre prossimo impreparato o peggio, diviso. Sarà essenziale su questo una strategia condivisa del Comitato interministeriale. Il rischio è l’eterogenesi dei fini (volersi rafforzare e finire indeboliti). Se lo spazio italiano è segnato dal passaggio interno dell’Agenzia spaziale italiana, la Difesa sta attraversando un momento non meno delicato. L’incertezza sui tagli al budget in vista della finanziaria mette in allarme Forze armate e industria. Lo stesso ministro, Elisabetta Trenta, è stato costretto a esprimere indignazione per proposte di legge che cercano la copertura attraverso fondi della difesa. Il messaggio da Palazzo Baracchini è vecchio ma sempre attuale: la difesa non è un Bancomat.

Lascia un commento

avatar