Trovaci su: Twitter

Maggio 2018

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
09/05/2018
0 Commenti

Ci chiedevamo se l’asse Parigi-Berlino avrebbe, in qualche modo, messo l’Italia in una posizione di secondo piano nell’ambito della Difesa europea. Ci siamo affannati ormai da tempo a misurare le nomine e i progetti affidati al nostro Paese da Bruxelles. Per non parlare dei calcoli strategici intorno alla Pesco; al Fondo europeo per la difesa; alle partnership riuscite o a quelle sfumate; ai nuovi scenari che si sarebbero aperti con la Gran Bretagna definitivamente fuori dall’Europa; alla tutela della nostra industria dell’aerospazio alle prese con i progetti dell’Ue. Tutto lecito. Peccato che se eravamo preoccupati di essere in una situazione di inferiorità rispetto ai big europei e che l’esecutivo fosse poco incisivo su determinate questioni, oggi siamo direttamente senza un governo italiano nel pieno dei suoi poteri e pronto a tutelarci. Senza una guida interna che indichi la rotta e si impegni a portare a casa i risultati, tutte le preoccupazioni sopra elencate ormai sono diventate ancora più complicate.

L’Italia è da due mesi (e lo scenario desolante non promette niente di buono neppure per i prossimi due) senza un esecutivo che possa chiamarsi tale. Senza una bussola né una visione complessiva e strategica che possa difendere gli interessi della Penisola. Una sciagura che si protrarrà ancora per molto. Nel mezzo della crisi di sistema che la politica ha creato (lasciando Mattarella e forse anche gli elettori con l’amaro in bocca) ci sono molti dossier interni e internazionali che ne faranno le spese. Sul fronte interno, la Difesa ha urgente bisogno di una riforma del comparto, già delineata nel Libro bianco, promosso dal ministro Pinotti e oggi non implementato nel nostro sistema. La sua attuazione (seppur rivista dal prossimo esecutivo) consentirebbe all’industria di individuare i programmi su cui puntare, realizzerebbe un efficientamento delle risorse italiane (il testo prevede corposi tagli al personale) e rimetterebbe il Paese in pari con Stati come la Gran Bretagna, la quale sta già mettendo in atto la sua Strategic defence and security review, annunciata nel 2015. Anche lo Spazio italiano attende un esecutivo per implementare la sua nuova governance del settore.

Tra gli appuntamenti europei invece, a luglio a Bruxelles si svolgerà il vertice dell’Alleanza Atlantica, in cui all’ordine del giorno tornerà il budget delle spese militari degli alleati (il fatidico 2% sul Pil), dal quale siamo, come noto, ancora lontani. Un altro capitolo decisivo europeo sarà la definizione della spesa comune 2021-2027, e la relativa attenzione al capitolo migrazione, che per il nostro Paese riveste un’importanza strategica. Altro dossier rilevante che sarà decisivo per il nostro futuro assetto, è la lista dei nuovi progetti Pesco e la definizione delle regole di governance della cooperazione, che si definiranno entro giugno 2018. Last but not least, entro l’anno Italia e Francia sigleranno il Trattato del Quirinale (sul quale stanno già lavorando sei saggi di Roma e Parigi), che punta a intensificare la cooperazione tra i due Paesi. In conclusione, chi rappresenterà in tutti questi appuntamenti le esigenze dell’Italia?

Lascia un commento

avatar