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Visti da lontano

Di Nick Brough
In Columnist
18/04/2018
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Il pastore tedesco in aereo executive

Marzo non è stato un buon mese per il trasporto dei cani a bordo della United Airlines. Non ci riferiamo ai passeggeri che si sono lamentati di aver viaggiato “da cani”, ma dei loro amati animali da compagnia. Il giorno dopo l’incidente, riportato da tutti i giornali, del cane morto dopo che l’assistente di volo aveva obbligato il passeggero a rinchiuderlo nella cappelliera, è avvenuto un drammatico caso di “lost in transit”, per fortuna con sorprendente lieto fine. Kara Swindle e suo marito volavano dall’Oregon al Kansas, verso la loro nuova dimora, nelle pianure del Midwest. Irgo, il loro fedele pastore tedesco di dieci anni partecipava al viaggio rinchiuso nelle stive dell’aereo della United Airlines. All’arrivo, i due si recano al punto di riconsegna degli animali e trovano una trasportina dalla quale esce non Irgo bensì un alano, di nome Lincoln! Kara e il marito, non poco agitati, fanno presente l’equivoco al personale. Non ci è voluto molto per capire che entrambi i cani dovevano transitare nell’hub di Denver. La buona notizia è che sapevano dove fosse Irgo. La brutta notizia è che si trovava nelle stive di un altro aereo, 40mila piedi sopra l’oceano Pacifico con destinazione Tokyo. A bordo di quel volo c’era anche il padrone dell’alano, ansioso di rivederlo molte ore più tardi in Giappone, quando invece era in Kansas. Certamente all’ufficio relazioni pubbliche della United erano già storditi dopo la morte del cane il giorno precedente, cui si aggiungeva l’angoscia di Kara per Irgo e il rischio di una crescita esponenziale e ormai intercontinentale dell’attenzione negativa dei media sulla compagnia. Solo un’azione incisiva ed efficace, costi quello che costi, poteva salvare la situazione. Passano le ore e il pastore tedesco arriva a Tokyo. Un veterinario lo esamina, sta bene. La compagnia organizza il rimpatrio. Abbandonano l’idea di mandare il cane con un volo di linea e mettono a disposizione un jet executive per accelerare la ricongiunzione familiare. Viene da chiedersi com’è il menù per i pasti di un cane a bordo di un esclusivo jet executive. Certamente, dopo quest’esperienza da nababbo a bordo dell’aereo privato, Irgo non vorrà più viaggiare in stiva su voli di linea.

Indovina cosa portano nel bagaglio?

La Transport security administration (Tsa) ha recentemente pubblicato il rapporto annuale sul ritrovamento di oggetti e sostanze proibite nel bagaglio dei passeggeri aerei negli aeroporti statunitensi. Nel 2017 hanno individuato 3.957 armi da fuoco, un numero record. L’87% erano cariche. Ci si aspetterebbe una proporzione tra i ritrovamenti e il numero di passeggeri, ma è così solo fino a un certo punto. Tra i primi dieci scali per numero di ritrovamenti, solo quattro sono anche tra i primi dieci in graduatoria per il numero di passeggeri (Atlanta, Dallas Fort Worth, Denver e Seattle). Diventano sette se guardiamo i primi 15 aeroporti negli Usa (i tre in più sono Phoenix, Houston e Orlando). Sono tutti concentrati al sud, a eccezione di Denver (quarto) e Seattle (decimo). Infatti, Los Angeles e Chicago, secondo e terzo in graduatoria per il numero di passeggeri, non sono nella graduatoria per le “infrazioni”. Colpisce sapere cos’altro i passeggeri portano a bordo: diversi i ritrovamenti di granate fumogene e bottiglie di polvere da sparo! Il numero di scoperte cresce rapidamente ogni anno, lasciando intuire non che la gente sia sempre meno rispettosa delle leggi (e del buon senso) ma che la Tsa sia sempre più efficace. E pensare che a Vittorio Sgarbi è stato confiscato un contenitore di schiuma da barba in partenza da Cagliari Elmas il mese scorso. Paese che vai…

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