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La crescita di MBDA tra difesa europea, export e investimenti in nuove tecnologie

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
28/03/2018
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Forte della propria natura internazionale e potendo contare su capacità tecnologiche all’avanguardia, MBDA punta a un ruolo da protagonista nella difesa europea e a proseguire la crescita nei mercati export con l’ambizione di raggiungere i 4 miliardi di euro di ricavi entro il 2020. È quanto emerso dalla presentazione a Roma dei risultati 2017 e degli obiettivi 2018 del colosso europeo della missilistica, a cui partecipano il gruppo franco-tedesco Airbus (37,5%), la britannica BAE Systems (37,5%) e il campione italiano Leonardo (25%). A spiegare le strategie aziendali sono stati il ceo Antoine Bouvier e il managing director di MBDA Italia Pasquale Di Bartolomeo, nonché direttore esecutivo Sales & business development del Gruppo.

I TRE PILASTRI DELLA CRESCITA DEL GRUPPO

La strategia di crescita di MBDA poggia su tre pilastri, ha spiegato Bouvier: “Garantire ai Paesi domestici l’accesso alle tecnologie sovrane nei missili, perseguire il consolidamento europeo e sviluppare le attività internazionali”. Questi tre elementi, ha aggiunto il manager, “contribuiscono a formare la massa critica di MBDA, ovvero la sua capacità di svilupparsi nel lungo periodo rispetto ai suoi concorrenti mondiali”. L’ambizione, che permette di “guardare al futuro con ottimismo”, è raggiungere 4 miliardi di euro di ricavi entro il 2020”.

TRA MERCATI DOMESTICI ED EXPORT

In merito ai mercati domestici, ha detto ancora Bouvier, “sentiamo la responsabilità di assicurare ai nostri Paesi un accesso sovrano a capacità militari critiche”. Sul secondo pilastro, MBDA è impegnata a “promuovere e implementare forme di cooperazione tra Paesi”, ha rimarcato il ceo ricordando i molteplici accordi del 2017. D’altronde, durante lo scorso anno “sono stati portati avanti con successo numerosi progetti di cooperazione”, ad esempio quello tra Regno Unito e Francia per i futuri missili anti-nave e da crociera, o quelli in essere tra UK e gli altri Paesi domestici tra cui la difesa terra-aria con l’Italia. Il terzo pilastro, quello relativo all’export, vede una competizione crescente, “non solo dagli Stati Uniti”, ha detto Di Bartolomeo. Stanno infatti emergendo con forza altri competitor, “come i fornitori russi che hanno cominciato a essere molto aggressivi in Paesi a noi vicini o che rientrano nella cosiddetta Europa allargata”. Altrettanto aggressivi nelle aree export del Gruppo si dimostrano “gli attori turchi e quelli cinesi”. Insomma, ha spiegato il managing director di MBDA Italia, “la sfida nei prossimi anni sarà importante e per questo sarà determinante avere prodotti che già oggi ci permettono di vincere, con nuovi programmi che rispondano ai requisiti operativi che vengono richiesti”. Il 50% tra mercati domestici ed export resta dunque “fondamentale” per riuscire a “mantenere il trend di crescita” in un “time to market sempre più breve”.

LE PROSPETTIVE DELLA DIFESA COMUNE

Ad attrarre l’interesse di MBDA è in particolare la prospettiva della difesa comune europea, inserita nel secondo pilastro illustrato da Bouvier. Il Gruppo missilistico rappresenta d’altronde già un esempio virtuoso di integrazione industriale continentale. A dimostrarlo è la partecipazione a Ocean 2020, il primo programma di ricerca finanziato dal nuovo Fondo europeo per la difesa, e dedicato alla sorveglianza marittima. Proprio oggi Leonardo, che guida un consorzio a cui partecipano 42 partner di 15 Paesi, ha firmato l’accordo di finanziamento per un valore complessivo di 35 milioni di euro. Per tale progetto “svilupperemo la capacità di munizionamento dell’elicottero unmanned. Abbiamo capacità interne su prodotti già in via di sviluppo che dovremo affinare, ma non stiamo partendo da zero”, ha assicurato Di Bartolomeo. D’altra parte, non sembra preoccupare la Brexit. “Per molte ragioni storiche e geografiche, la strategia e gli interessi del Regno Unito non possono essere sconnessi da quelli dei Paesi dell’Unione europea”, ha detto Bouvier.

I DATI DEL 2017

A sostenere l’ambizione di raggiungere 4 miliardi di ricavi entro il 2020 ci sono i risultati del 2017, definiti da Bouvier “eccellenti”. Gli ordini sono pari a 4,2 miliardi di euro, cioè “per il quinto anno consecutivo superiori ai ricavi (attestatiti a 3,1 miliardi, ndr)”, ha ricordato Claudio Palomby, direttore finanziario di MBDA Italia e deputy cfo per il Gruppo. Ciò ha determinato la “crescita rilevante del portafoglio ordini, arrivato a 16,8 miliardi di euro” rispetto ai 15,9 del 2016, assicurando “una buona copertura a medio termine e consentendo di investire in tecnologie e risorse umane”, ha spiegato Palomby. In tal senso, la previsione per il 2018 è ripetere le assunzioni del 2017: 1.200 persone. Di queste, ha specificato Di Bartolomeo, “120 saranno in Italia contro le 93 del 2017”. Rispetto a un 2016 “eccezionale sui mercati domestici”, ha spiegato il deputy cfo, gli ordini “sono per lo più derivanti dall’export (2,6 miliardi contro 1,6, ndr)”. L’indice di redditività è “superiore al 10%, un livello di assoluto benchmark per quanto riguarda l’industria della difesa che significa una generazione di cassa positiva grazie agli anticipi sugli ordini assunti nel 2017, soprattutto per il lato export”.

IL CONTESTO ITALIANO

“La decisione di Leonardo di abbandonare l’intenzione di vendere la partecipazione in MBDA è una scelta eccellente, per Leonardo e per l’Italia”, ha detto Bouvier ricordando i diversi incontri avuti con l’ad del campione italiano. “A metà gennaio – ha aggiunto il ceo – Profumo ci ha comunicato che Leonardo rimarrà azionista di MBDA perché ne riconosce il valore; e noi riconosciamo il valore di Leonardo”.

Intanto, notizie positive sul fronte commerciale sono arrivate recentemente dal Qatar. Il contratto siglato a Doha per la fornitura dei missili anti-nave Marte ER destinati agli elicotteri NH90 venduti da Leonardo ha confermato il successo della munizione made in Italy, ma anche l’importante contributo di MBDA Italia al business del Gruppo. La versione per il lancio da elicotteri si aggiunge infatti a quella per il lancio da terra, di cui proprio il Qatar è stato cliente di lancio con il sistema di difesa costiero realizzato da MBDA. Ora, il Gruppo è al lavoro per il lancio da fast jet, con l’obiettivo di “vederlo a bordo degli Eurofighet”, ha detto Di Bartolomeo ricordando come i Typhoon “ad ora non hanno capacità anti-nave”. A tal proposito, ha assicurato il managing director di MBDA Italia, “stiamo lavorando con Leonardo e con gli altri membri del consorzio Eurofighter”.

Sempre per le capacità anti-nave e sempre per l’Italia, “stiamo finalmente partendo, insieme alla Marina militare, con il Teseo (evoluzione dell’OtoMat, missile anti-nave superficie-superficie a lungo raggio, ndr)”. L’azienda è a lavoro “sulla finalizzazione del requisito operativo, mentre sono stati richiesti i finanziamenti” e si attende la finalizzazione “tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo”.

Riguardo invece il programma CAMM ER (Common anti-air modular missile extended range) “speravamo di firmarlo a Natale”, ma così non è stato per via della fine della legislatura. “Essendo stati riprotetti i fondi, ci aspettiamo che ciò avvenga con l’insediamento della commissione; noi siamo pronti a confermarlo appena SegreDifesa ci chiamerà”. Intanto, sono iniziati i lavori con la Marina miliare per l’applicazione della munizione sulle unità navali, una soluzione a cui MBDA punta anche per l’export. Infine, proseguono i lavori per integrare il missile aria-aria a lungo raggio Meteor sugli F-35, per cui “stiamo lavorando con l’Aeronautica militare italiana e con la Royal Air Force britannica”, ha detto Di Bartolomeo. Se la Difesa britannica ha già fatto richiesta formale, quella italiana “ha iniziato a muovere i primi passi”.

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