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Vi spiego perché l’Aeronautica militare punta sul suborbitale. Parla il generale Vecciarelli

Di Enzo Vecciarelli
In In Evidenza
22/03/2018
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In ambito nazionale, l’Aeronautica Militare, per la sua stessa connotazione e storia, è da sempre interessata ad acquisire competenze nel settore del volo spaziale ed aerospaziale, includendo lo sviluppo delle tecnologie e dei sistemi di volo ipersonico, con particolare riferimento a profili di volo suborbitali e/o di alta quota.

Fino ad oggi, sono stati individuati due domini principali di riferimento, quello aereo e quello spaziale, definendo per ognuno di essi principi di impiego e dottrina, coerenti con la caratterizzazione fisica del mezzo. Oggi, invece, si ritiene di importanza strategica il controllo della fascia di quote intermedie, ossia di quella zona di transizione tra i 18 e i 100 chilometri (definita come “Aerospazio”) contraddistinta da caratteristiche fisiche intermedie fra l’ambiente aereo e quello propriamente spaziale. L’Aerospazio, naturale estensione del dominio aeronautico, potrà offrire nuove opportunità sia negli ambiti operativi che scientifici, soprattutto se si considera l’abbattimento dei costi di sviluppo e mantenimento delle attività produttive ad esso collegate.

L’obiettivo è sfruttare le enormi opportunità che ne possono scaturire sia da un punto di vista commerciale sia militare, con una particolare focalizzazione sulle alcune applicazioni. Primo, il trasporto aereo: la capacità di volare a velocità supersoniche a quote comprese tra i 20 e i 100 chilometri potrà consentire di trasportare persone e merci da un punto all’altro della Terra nel giro di poche ore con ricadute interessanti sia dal punto di vista militare che civile. Secondo, l’accesso allo Spazio: i voli suborbitali possono rappresentare nel prossimo futuro un canale per accedere più facilmente alle risorse dello Spazio. I velivoli suborbitali potranno inoltre essere efficacemente impiegati come piattaforme in grado di lanciare in orbita satelliti, osservare dall’alto la superficie terrestre e compiere esperimenti scientifici in assenza di gravità.

Terzo ambito applicativo, quello della ricerca scientifica: sfruttando le quote suborbitali e le condizioni di microgravità possono essere condotti esperimenti in ambito biologico, chimico, medico, fisiologico e fisico. Istituti di ricerca governativi e privati potrebbero richiedere payload dedicati per l’esecuzione di tali esperimenti. I velivoli suborbitali ed ipersonici potranno essere anche efficacemente impiegati in missioni di sorveglianza, osservazione e intelligence, sfruttando le loro caratteristiche di elevata velocità, navigazione ad alta quota e maggiore manovrabilità rispetto alle attuali piattaforme balistiche. Il successo delle operazioni è infatti strettamente correlato alla velocità con cui vengono acquisite le informazioni, elaborate e sintetizzate, alla capacità di penetrare in territorio ostile e alla rapidità con cui si è in grado di definire una situational awareness globale. Inoltre, il volo suborbitale ed ipersonico potrà consentire di estendere l’accesso alle risorse dello Spazio, introducendo nuovi scenari legati non solo alla messa in orbita di microsatelliti, ma anche ad attività di manutenzione e rifornimento sulle piattaforme satellitari già esistenti per estenderne la vita operativa.

La firma dell’accordo sul volo suborbitale e medicina aerospaziale rappresenta la volontà di collaborazione e stretta interrelazione fra le istituzioni militari e civili, con l’intento di costruire una governance strategica per lo sviluppo di capacità duali in un settore in forte sviluppo e, comunque, strategico per l’intero sistema-Paese. È dunque necessario individuare una adeguata struttura di governance che sia allineata con l’Agenzia spaziale italiana (Asi), con il Miur e il ministero dello sviluppo economico e con il comparto industriale di settore per evitare che le risorse finanziarie disponibili si disperdano. In altre parole, va individuata una linea strategica a livello nazionale basata sulle reali necessità in ambito civile e militare, che sia in grado di far leva sulle significative esperienze che il sistema-Paese ha maturato fino ad oggi. In quest’ottica, l’accordo siglato oggi mette in risalto la volontà di collaborazione e una stretta interrelazione fra la Difesa e l’Asi, con l’intento di coinvolgere il mondo dell’industria e gli altri ministeri responsabili in un sistema virtuoso che auto-alimenti il concetto di sistema-Paese.

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