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Ecco come il Pentagono vuole collegare il cervello dei soldati agli equipaggiamenti militari

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
21/03/2018
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Tra robotica, piattaforme senza pilota e attici cibernetici, il modo di fare la guerra sta rapidamente evolvendo. Nel giro di qualche anno potremmo assistere a scontri tra truppe di robot e sistemi unmanned controllati, con il solo pensiero, da militari comodamente seduti a diversi chilometri di distanza dal campo di battaglia. In tutto questo, la differenza la farà la rapidità con cui le informazioni verranno processate e trasmesse dal cervello umano alle macchine. Lo ha capito la Darpa, l’agenzia del Pentagono impegnata nella ricerca avanzata nell’ambito della difesa, che ha recentemente lanciato il programma N3 (Next-generation nonsurgical neurotechology).

LA DARPA PUNTA SULLE NEUROTECNOLOGIE

Il complesso acronimo indica l’intenzione di passare al livello successivo della neurotecnologia, la scienza che studia l’impiego di tecnologie meccaniche, informatiche e biologiche sul sistema nervoso. Nata in ambito medico, per lo più con l’intenzione di individuare cure per le complesse patologie neurologiche, tale disciplina viene da anni considerata determinante per gli scenari militari del futuro. Forte di un budget da 3,17 miliardi per il 2018 (che potrebbero passare a 3,44 nel 2019), la Darpa vuole ora sviluppare sistemi che siano in grado di legare, senza interventi chirurgici, il cervello umano alle macchine, garantendo velocità e alta risoluzione del flusso di informazioni.

NON È FANTASCIENZA

Sebbene l’idea sembri da film di fantascienza, tra Matrix e una puntata della nota serie televisiva Black Mirror, l’impiego militare delle neurotecnologie non è una novità. Già nel 2014 l’amministrazione Obama aveva destinato notevoli risorse ad ElectRx, un programma quinquennale affidato alla Darpa per lo studio di nuovi chip da impiantare nei militari americani. Allora, l’obiettivo dei mini-computer sottocutanei era modulare il sistema nervoso dei soldati, permettendogli di sopportare meglio la prontezza operativa “riducendo il tempo di trattamento, i cambiamenti logistici e potenziali effetti off-target associati agli interventi medici tradizionali per una vasta gamma di condizioni fisiche e mentali”.

IL PROGRAMMA N3

N3 però va oltre, e punta a un impiego in condizione di operatività normale. Il programma vuole sviluppare “un sistema di interfaccia neurale, sicuro e portatile, in grado di leggere e scrivere contemporaneamente su più punti del cervello”, ha spiegato Al Emondiprogram manager presso l’ufficio di Tecnologie Biologiche della Darpa. “Stiamo chiedendo a team multidisciplinari di ricercatori – ha aggiunto Emondi – di costruire approcci per permettere interazioni precise con aree molto piccole del cervello, senza sacrificare la risoluzione del segnale o introdurre una latenza inaccettabile nel sistema N3”. Alcuni sistemi per comunicazione macchina-cervello già esistono, ma in passato “la neurotecnologia ad alta risoluzione e non chirurgica è stata elusiva”, ha spiegato l’esperto della Darpa. “Grazie ai recenti sviluppi nell’ingegneria biomedica, nelle neuroscienze, nella biologia sintetica e nella nanotecnologia, ora crediamo che l’obiettivo sia accessibile”.

L’OSTACOLO MAGGIORE

Elettroencefalogrammi e sistemi di stimolazione trans-cranica già esistono ma non offrono la precisione, la risoluzione e la portabilità che richiederebbe un loro impiego militare. “Il più grande ostacolo – spiega la Darpa – sarà il superamento della complessità fisica della dispersione e dell’indebolimento dei segnali mentre passano attraverso la pelle, il cranio e il tessuto cerebrale”. Quando questo problema verrà risolto, l’obiettivo del programma si sposterà sullo sviluppo di algoritmi per la codifica e decodifica dei segnali neurali; poi sulla valutazione della sicurezza del sistema attraverso test sugli animali e, infine, sulla richiesta di volontari umani per i test. Questi “piccoli sistemi impatteranno in maniera significativa sul modo di operare delle nostre truppe in futuro”, ha rimarcato ancora Emondi. “Se mettiamo i migliori scienziati a lavoro su questo problema – ha aggiunto – fermeremo gli approcci correnti alle interfacce neurali e apriremo la porta a interfacce ad alte performance”.

POSSIBILI SCENARI

Il progetto N3 ha una durata di quattro anni e, nell’intenzione dell’agenzia, si concluderà con una demo di un sistema bidirezionale uomo-macchina. In altre parole, nel 2022 potemmo assistere a un uomo che gestisce, tramite il solo pensiero, piattaforme senza pilota, sistemi di difesa cibernetici o equipaggiamenti militari. Certo, tutto questo ha delle implicazioni legali, etiche e sociali che sono sotto gli occhi di tutti e che da tempo alimentano un ampio dibattito. La Darpa ha pensato anche a questo, facendo appello ad esperti di etica per seguire il programma N3. Forse, non dovremo aspettare molto tempo prima di vedere soldati combattere standosene comodamente seduti su delle poltrone mentre controllano aerei e carri armati.

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