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Missili ipersonici, le armi di Putin e i programmi del Pentagono

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
14/03/2018
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Se sul volo ipersonico si gioca una partita decisiva del confronto tra potenze, al momento la sta vincendo Mosca. Mentre Putin mostrava al mondo il nuovo missile capace di volare a dieci volte la velocità del suono, un alto funzionario del Pentagono denunciava l’insufficienza dei fondi destinati alla ricerca nel campo.

IL “PUGNALE” DEL CREMLINO

A inizio mese, durante l’annuale discorso alle Camere, Putin aveva ricordato al mondo che la Russia resta “una potenza nucleare”, e lo aveva fatto mostrando i video delle nuovissime armi a disposizione del Cremlino. Tra queste, anche il Kinzhal (letteralmente, pugnale), un missile da crociera aria-superificie ipersonico, capace cioè di volare “dieci volte più velocemente del suono”, ma anche di mantenere “manovrabilità durante tutto il volo”. Per rendere l’idea, ciò vuol dire riuscire a decidere con precisione la traiettoria di un proiettile di circa otto metri che viaggia a oltre 3.400 metri al secondo. Con queste caratteristiche, il missile sarebbe in grado di superare tutte le difese aeree esistenti e future, trasportando testate convenzionali e nucleare in un range di oltre duemila chilometri.

IL TEST DI DOMENICA

In molti aveva etichettato la presentazione di Putin come una trovata elettorale in vista delle prossime elezioni del 18 marzo, tesa a risvegliare il nazionalismo russo che da sempre sostiene il presidente. Eppure, domenica scorsa, il networka diffusione mondiale Sputnik (una delle armi del soft power del Cremlino) ha diffuso il video di un test di precisione del Kinzhal, lanciato per l’occasione da un caccia intercettore MiG-31, conclusosi con il raggiungimento dell’obiettivo, centrato all’interno di un poligono militare nel Distretto meridionale.

A CHE PUNTO SONO GLI STATI UNITI

La grande novità del Kinzhal è soprattutto la tecnologia ipersonica, vera chiave di volta per penetrare i sistemi di difesa ostili. Quello dell’ipersonico è d’altronde uno dei campi di studio in più rapida crescita, non solo sul lato civile (per voli scientifici o di trasporto) ma anche e soprattutto per le sue applicazioni militari, dai jet ai missili. Se con il recente test la Russia ha mostrato di essere probabilmente più avanti degli Stati Uniti, ulteriore conferma era già arrivata da Steven Walker, direttore della Darpa, l’agenzia del Pentagono che si occupa dei progetti di ricerca avanzata. L’alto funzionario americano aveva parlato con la stampa americana lo stesso giorno del discorso di Putin alle Camere, e aveva denunciato l’insufficienza dei fondi destinati allo sviluppo di tecnologia ipersonica. Nonostante i 700 miliardi di dollari per il 2018 e i 716 per il 2019 appaiano un budget corposo per la difesa americana, la dispersione tra le diverse agenzie rischierebbe di lasciare alcune aree sotto-sovvenzionate.

IL BUDGET USA

Se le risorse per lo sviluppo dell’ipersonico aumentano rispetto al passato, la divisione tra Darpa, Nasa e Agenzia di difesa missilistica (Mda) può infatti lasciare buchi. “I dollari che sono stati allocati dal budget sono molti, ma sono in realtà focalizzati sull’incremento dei test di volo e sulla trasformazione di alcune nostre capacità offensive in prototipi operativi”, ha spiegato Walker. A mancare sono le risorse “nelle nostre infrastrutture per l’ipersonico”. A spaventare non è solo la Russia, ma anche la Cina. Entrambe, ha detto il funzionario del pentagono, “hanno costruito un numero di strutture per l’ipersonico che supera quello del nostro Paese e che sta velocemente sorpassando il nostro di due o tre volte”. In particolare, ha aggiunto il direttore della Darpa, Pechino ha reso l’ipersonico “una priorità nazionale e credo che dovremmo fare lo stesso”.

L’INTERESSE DELL’INDUSTRIA

Un aiuto al Pentagono potrebbe arrivare dalle industrie americane, da sempre attratte dall’ipersonico. Particolare attenzione viene da Lockheed Martin, il maggior contractor della difesa Usa che aveva annunciato l’intenzione di sviluppare un jet ipersonico già nel marzo del 2016. Fu allora la presidente e ceo Marillyn Hewson a spiegare l’intenzione di realizzare il successore dell’SR-71, meglio noto come Blackbird, il celebre ricognitore strategico statunitense utilizzato durante la Guerra fredda, l’aereo più veloce al mondo. A gennaio, alcuni manager dell’azienda hanno confermato a Bloomberg che il progetto procede e che un primo volo potrebbe esserci nel 2030.

Lo scorso dicembre ulteriore conferma dei progetti di Lockheed Martin era arrivata sul lato civile con la firma di un Memorandum of Understanding (MoU) con Aerion, azienda del Nevada specializzata nel volo supersonico (tra Mach 1 e Mach 5, un regime inferiore a quello ipersonico). L’obiettivo dell’accordo è studiare la possibilità di realizzare il primobusiness jet supersonico, l’Aerion AS2. Durante i prossimi dodici mesi, le due compagnie lavoreranno insieme allo sviluppo di un framework relativo a tutte le fasi del programma, dalla progettazione, alla certificazione fino alla produzione in serie.

Sempre sul lato business jet, potrebbe essere in fase più avanzata il progetto portato avanti dalla statunitense Boom Supersonic che punta a commercializzare un velivolo capace di spingersi fino a Mach 2,2 nel 2023. Partecipa al programma anche la Virgin Galactic di Richard Branson, per un programma che vorrebbe prendersi l’eredità del mitico Concorde.

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