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Ecco come, secondo il Pentagono, scendono i costi per gli F-35

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
14/03/2018
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In attesa di passare alla produzione a pieno rateo, i costi di sviluppo e di fornitura del caccia di quinta generazione F-35 si sono stabilizzati, anzi sono addirittura diminuiti rispetto alle aspettative dello scorso anno. A certificarlo sono i dati che il Pentagono presenterà al Congresso la prossima settimana nell’ultimo report sulle acquisizioni militari, dati che Bloomberg News ha anticipato.

Secondo il Dipartimento della Difesa americano, il costo complessivo per il programma Joint Strike Fighter sarà di 406,1 miliardi di dollari, addirittura in flessione rispetto ai 406,5 miliardi che apparivano nel “Selected Acquisition Report” del 2017. Scende anche il costo per il solo acquisto dei 2.456 velivoli che gli Stati Uniti intendono comprare da Lockheed Martin, che passa dai 346,1 miliardi ai 345,4. Nel totale dei 406 miliardi vanno infatti considerati anche i costi per ricerca e sviluppo, supporto iniziale e parti di ricambio. Non sono invece compresi i circa 16 miliardi di dollari che il Pentagono, stando a quanto riferito di recente dal program manager per gli F-35 Mat Winter, potrebbe dover spendere per lo sviluppo e l’acquisto di aggiornamenti dei software del caccia, comunque spalmati tra il 2018 e il 2024.

Ad ogni modo, il programma ha abilmente schivato il rischio di un aumento del 7% che era previsto nel report del 2017, e anzi conferma il trend di riduzione dei costi. Per l’F-35, il caccia su cui anche l’Italia ha puntato per il futuro del proprio potere aereo, si tratta di una bella notizia. Difatti, nonostante l’ampio supporto che il programma ha sempre avuto dal Congresso americano, in passato si erano levate diverse voci di critica per gli alti costi. Tra queste, anche quella dell’allora neoeletto presidente Donald Trump che, alla fine del 2016, aveva twittato contro l’F-35. Lo strappo si era poi subito ricucito grazie agli incontri con la presidente e ceo di Lockheed Martin Marillyn Hewson, concretizzatisi a febbraio 2017 con l’accordo sul decimo lotto di produzione per 90 velivoli, di cui 55 per gli Stati Uniti e 35 per i partner internazionali. Quel lotto segnò la sensibile riduzione di 728 milioni di dollari rispetto al lotto precedente e, per la prima volta, la discesa del costo unitario dell’F-35A (Ctol, a decollo e atterraggio convenzionale) sotto la quota dei 100 milioni di dollari (per la precisione 94,6).

La scorsa settimana, la stessa Hewson aveva nuovamente riportato l’attenzione sulla costante riduzione dei costi dei velivoli, ribadendo l’intenzione di portare il costo unitario per l’F-35A al di sotto degli 80 milioni di dollari entro il 2020. Il prossimo aprile, il JSF affronterà i test sulle capacità di supporto aereo ravvicinato, gli ultimi prima dei testo operativi (IOT&E) che, previsti da settembre 2018 a maggio 2019, lasceranno poi il posto alla produzione a pieno rateo con effetti ulteriori in termini di riduzione dei costi.

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