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Marzo 2018

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
13/03/2018
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Continuità o rottura? Quali policy verranno attuate per il settore della difesa e dell’aerospazio? L’interrogativo rimarrà tale fino alla costituzione del prossimo governo e la risposta potrebbe comunque mutare in base alla natura e al colore dell’esecutivo. Anche il nuovo Parlamento costituirà un banco di prova interessante, con l’elezione dei presidenti della Commissione Difesa di Camera e Senato; con la costituzione (auspicata) del nuovo Intergruppo parlamentare per lo Spazio, formato da senatori e deputati trasversali capaci di garantire maggiore sensibilità e dialogo a un tema delicato come quello delle politiche per lo Spazio. Un altro capitolo non secondario è quello del Libro bianco della Difesa, rimasto di fatto in un limbo, ma che rappresenta un punto fermo dal quale ripartire e riformare il comparto, procedendo anche alla razionalizzazione delle risorse a disposizione.

Dal 2006 ad oggi, secondo il rapporto MIL€X 2018, l’impegno di spesa nella Difesa ha registrato un +25,8% e tra il 2017 e il 2018 l’incremento è pari al 4%, raggiungendo per l’anno in corso l’1,4% del Pil. L’Italia in definitiva si sta avvicinando al famoso impegno del 2% di spesa per la Difesa richiesto dalla Nato ai Paesi membri nel Summit del Galles. Il prossimo esecutivo sarà chiamato a rispondere anche su questo. Ma cosa si aspetta il comparto industriale della difesa dal prossimo Parlamento? Sicuramente sarebbe utile che le nuove Camere portassero avanti una legge di spesa pluriennale per il finanziamento sessennale dei programmi di interesse della Difesa. Come avviene in altri Paesi del Vecchio continente, un provvedimento di questo tipo consentirebbe all’industria di lavorare su programmi e prodotti a lungo termine, con minore incertezza e con la continuità di cui il mercato ha bisogno.

Non meno importante e necessario sarebbe inoltre un rafforzamento del supporto all’export anche attraverso un ampliamento delle possibilità di stipulare accordi G2G (governo-governo), come avviene già in Francia e in Gran Bretagna. Si tratta di una strategia di politica internazionale in grado di dare maggiori garanzie e trasparenza in fase di acquisto-vendita. Il comparto attende anche un maggiore sostegno ai programmi di ricerca-sviluppo e innovazione. E visto che la Difesa europea bussa alla porta, sarebbe anche opportuno predisporre un extra stanziamento per garantire la partecipazione italiana ai futuri nuovi programmi europei, visto che non posso essere coperti dalle attuali risorse, completamente assorbite dai programmi in essere. La buona notizia di Leonardo che si è aggiudicato il primo bando del Fondo europeo per la difesa (Ocean 2020) va nella giusta direzione, ma deve essere lo stimolo a insistere sul comparto e sulla politica. Last but not least, il prossimo Parlamento sarà chiamato a implementare la legge sulla governance spaziale, dando forma e impulso alle nuove politiche per lo Spazio.

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