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Fincantieri tra Europa e Stati Uniti. Tutti i progetti dell’ad Giuseppe Bono

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
07/03/2018
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Dall’accordo con Naval Group per un campione europeo della cantieristica navale, alla partecipazione al programma americano per venti nuove fregate multiruolo. È una crescita a tutto tondo quella che ha in mente Giuseppe Bono per la sua Fincantieri, spiegata nell’intervista di Tom Kington per DefenseNews, il sito statunitense specializzato nei temi della difesa.

UN CAMPIONE EUROPEO DELLA CANTIERISTICA NAVALE

Dagli Stati Uniti si osserva con curiosità il procedere della difesa comune europea, soprattutto nella sua dimensione industriale. In questo senso, ad attirare l’attenzione è anche l’ipotesi di un campione continentale della cantieristica navale, civile e militare, che si sviluppi a partire dall’intesa siglata tra Fincantieri e la francese Naval Group per i cantieri Stx. A sostenere il progetto ci sono i governi di Francia e Italia (che hanno già raggiunto un accordo di massima) e il progetto sembra destinato a procedere nonostante le incertezze e i dubbi generati ora dal voto italiano. La speranza di Bono è che “le due società vengano fuse in un’unica azienda che copra sia l’attività civile che quella militare”. Fincantieri, ha aggiunto il manager, “già combina attività civili, militari e offshore e questo l’ha aiutata a diventare uno dei cantieri più importanti al mondo. Avere diversi settori ci aiuta ad affrontare la natura ciclica del mercato in cui alcuni comparti calano e altri crescono. Se è un metodo vincente, sarebbe un peccato non duplicarlo”.

LA DIFESA EUROPEA SECONDO BONO

“Ogni stato ha le sue industrie e noi dobbiamo integrarle”, ha detto Bono al sito americano parlando della difesa europea. “La concorrenza dalla Russia, dalla Cina e dall’India sta arrivando e dobbiamo essere pronti”, ha aggiunto ricordando la partecipazione della Fremm alla gara australiana. “Se vinceremo, le costruiremo nel cantiere di Adelaide, dove Naval Group realizzerà i sottomarini e le due società creeranno sinergie per agire meglio insieme”. Certo, ha ammesso Bono, prima di arrivare a un Airbus dei mari “ci sono problemi da risolvere”, compreso il fatto che loro “costruiscono sottomarini nucleari” mentre “noi siamo più forti nelle navi di superficie”. Inoltre, resta la questione della Germania, che secondo l’ad di Fincantieri dovrebbe essere inserita nella partita. “In Francia hanno borbottato sulla decisione italiana di acquistare altri due sottomarini U-212, che Fincantieri costruirà su licenza della società tedesca Thyssen-Krupp Marine Systems”. Il punto, ha rimarcato, è che “non dovrebbe esserci più concorrenza all’interno dell’Europa: la competizione dovrebbe essere con il resto del mondo”.

IL PROGRAMMA FFG(X)

Ma dall’Europa ai Grandi Laghi americani il passo è breve. E così Fincantieri si ritrova oggi a realizzare con Lockheed Martin le LCS per la Marina Usa e a partecipare alla gara Ffg(x) per realizzare venti nuove fregate multiruolo. L’approdo nel mercato Usa non è in realtà cosa recente. Nel 2008 la società italiana ha comprato i cantieri di Marinette Marine nel Wisconsin, protagonisti nel team con il colosso Lockheed Martin per il programma LCS. Poche settimane fa invece Fincantieri è stata scelta con altre cinque compagnie alle quali la Marina americana ha affidato appalti per 15 milioni di dollari per la progettazione del nuovo programma Ffg(X), conosciuto anche come “Fast frigate”. L’assegnazione dell’appalto è attesa per il 2020, mentre entro il 2019 le compagnie dovranno proporre i propri progetti. La società italiana (che partecipa con Fincantieri Marine Group) se la dovrà vedere con Huntington Ingalls, Lockheed Martin, Austal Usa e General Dynamics Bath Iron Works.

LA PROPOSTA ITALIANA AGLI USA

La proposta italiana per l’Ffg(x) consiste nelle fregate classe Fremm (Fregate Europee Multimissione), il cui sistema di combattimento è gestito dal Cms (Combat management system) ATHENA-I, sviluppato da Leonardo. Secondo Bono, la scelta del Pentagono dovrebbe ricadere sulla Fremm “perché è l’unica nave operativa; offriamo una nave che esiste ed è ben provata a differenza degli altri che propongono navi non ancora progettare”. Fincantieri ha già costruito “versioni per obiettivi generici e versioni anti-sottomarini per l’Italia”, ha ricordato l’ad. A far pesare l’ago della bilancia sulla proposta italiana c’è inoltre l’esperienza di Fincantieri nel mercato Usa. “Nel nostro cantiere statunitense stiamo costruendo le LCS con Lockheed Martin per la US Navy e siamo pronti a realizzare quattro LCS per l’Arabia Saudita più quattro opzioni”. Tutto ciò, ha aggiunto Bono, “dimostra che Fincantieri può essere parte dello sviluppo delle navi per gli Stati Uniti che poi possono essere esportante in tutto il mondo”.

Non preoccupano per la partita Ffg(x) neanche le critiche rivolte al programma LCS per alcuni problemi riscontrati. Secondo Bono, le difficoltà registrate sono da attribuirsi al fatto che il prime contractor (Lockheed Martin) non fosse responsabile della costruzione della navi quanto della parte sensoristica, e che il desing delle navi fosse stato affidato a Gibb & Cox, società diversa da quella chiamata poi a realizzarle (Fincantieri). Ciò, ha spiegato l’ad, non si verificherebbe per la gara Ffg(x) nella quale l’azienda italiana si presenta come primo contraente.

UN NUOVO CANTIERE IN AMERICA?

Attualmente, Fincantieri sta realizzando a Marinette nove LCS dopo averne consegnate cinque. “Se dovesse continuare la costruzione di LCS e quella delle navi saudite, e se dovessimo realizzare anche le Fremm per gli Stati Uniti, avremmo bisogno di un secondo cantieri negli Usa per supportare Marinette”, ha spiegato Bono. Potrebbe essere fuori dalla regione dei Grandi Laghi “ma è ancora presto per dirlo”.

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