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L’F-35 e la collaborazione internazionale secondo Maryllin Hewson (Lockheed Martin)

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
06/03/2018
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Capacità militari all’avanguardia, investimenti in ricerca sulle nuove tecnologie e partnership internazionali. È questa la ricetta per la sicurezza in un mondo sempre più complesso e denso di minacce secondo Maryllin Hewson, presidente e ceo di Lockheed Martin, colosso statunitense della difesa. In occasione dell’annuale media day dell’azienda, la manager è intervenuta ad Arlington, in Virginia, per fare il punto sullo stato di salute dell’azienda e sui maggiori programmi in corso, a partire dall’F-35.

LA PERFORMANCE 2017

Lockheed Martin ha registrato “eccezionali risultati finanziari” nel 2017, ha detto la Hewson. Le vendite sono cresciute dell’8% rispetto all’anno precedente, superando i 51 miliardi di dollari e stabilendo un nuovo record per la società. Gli ordini hanno raggiunto i 54,2 miliardi di dollari mentre le operazioni hanno generato un flusso di cassa di 6,5 miliardi. Il backlog raggiunge così i 100 miliardi di dollari “posizionando l’azienda verso ulteriore crescita nel lungo termine”.

L’F-35 PER LOCKHEED MARTIN

Tra i molteplici risultati, ha spiegato la ceo, quello che “dimostra meglio la nostra performance è il nostro maggiore programma, l’F-35, il più avanzato caccia al mondo”. Sul Joint Strike Fighter (JSF) “continuiamo a procedere verso la produzione e pieno rateo, avendo soddisfatto l’obiettivo di consegna di 66 velivoli nel 2017”. Per il 2018, l’obiettivo è di consegnarne “più di 90”. Ad oggi, ha ricordato la Hewson, “abbiamo consegnato oltre 280 velivoli agli Stati Uniti e ai clienti alleati; l’F-35 ha accumulato più di 120mila ore di volo e opera da 15 basi, nazionali e internazionali”. In prospettiva, l’aumento della produzione avrà inoltre effetto sui costi. “Stiamo lavorando per rendere l’F-35 più conveniente; continuiamo a collaborare con i nostri partner industriali e a procedere verso l’obiettivo di ridurre il prezzo unitario per l’F-35 A (la versione a decollo e atterraggio convenzionale, ndr) a 80 milioni di dollari entro il 2020”.

GLI ULTIMI PASSI TRA STATI UNITI E ITALIA…

Nel frattempo, lunedì il programma negli Stati Uniti ha segnato un nuovo avanzamento. Il Fighter Attack Squadron 121 del Corpo dei Marine ha dispiegato a bordo della USS Wasp (nave d’assalto anfibio) il primo F-35 B (la versione a decollo corto e atterraggio verticale). Dal prima marzo invece, gli F-35 del 32° Stormo di Amendola fanno ufficialmente parte del dispositivo di Difesa aerea italiana. I velivoli, ha fatto sapere l’Aeronautica militare, sono inseriti operativamente a pieno titolo nel servizio di sorveglianza dello spazio aereo (SSSA). “La validazione di questa capacità – spiega l’AM – è stata ottenuta attraverso un intenso e complesso addestramento degli equipaggi e del personale tecnico del Reparto ed a seguito di numerosi test svolti con esito positivo in piena sinergia e coordinamento con gli altri Enti di Forza armata preposti alla difesa aerea”.

…E LA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE

Come dimostra il programma italiano, l’impegno di Lockheed Martin sull’F-35 si inserisce in una dimensione decisamente internazionale. Il caccia, su cui anche l’Aeronautica militare italiana ha puntato per il futuro del proprio potere aereo, è “il migliore esempio di quanto richiesto dalla Strategia di difesa nazionale (Nds)”, dove si afferma che gli Stati Uniti devono “stringersi ai propri alleati per agire insieme coerentemente ed efficacemente per raggiungere gli obiettivi militari”, ha evidenziato la Hewson. Il JSF, ha aggiunto, “è più di un caccia di quinta generazione, è il nodo centrale della forza di combattimento di quinta generazione, costruito per un warfare multi-dominio e centrato sul network”. Non a caso, il carattere internazionale del velivolo è destinato ad aumentare ancora dopo la recente approvazione di un’offerta finale per gli F-35 al Belgio. Ci sono poi, ha ricordato la stessa Hewson, “diversi altri Paesi nel mondo che stanno valutando le ineguagliate capacità del velivolo”.

LE NUOVE TECNOLOGIE SU CUI PUNTARE

Se l’F-35 ben rappresenta la risposta alle minacce moderne, lo sforzo di fronte a un contesto di sicurezza sempre più complesso non si può fermare al caccia di quinta generazione. Secondo la numero uno del maggior contractor della difesa mondiale, sono quattro le aree per l’innovazione nel campo militare: la tecnologia ipersonica (applicabile ad esempio ai missili da crociera rendendone ancora più difficile l’intercettazione); gli armamenti laser (che potrebbero aumentare le difese nei confronti della dilagante minaccia dei droni); l’intelligenza artificiale (la stessa su cui punta lo stesso Pentagono, con innumerevoli applicazioni, dalla robotica all’intelligence); e la guerra elettronica (data la centralità dello spettro elettromagnetico per ogni operazione militare).

L’EFFETTO TRUMP SULL’INDUSTRIA DELLA DIFESA

A preoccupare sono gli ingenti investimenti che Russia e soprattutto Cina stanno dedicando a questi campi. Mentre la scorsa settimana il presidente russo Vladimir Putin ha mostrato al mondo le nuove capacità missilistiche russe, ieri il premier cinese Li Keqiang ha annunciato un aumento della spesa militare dell’8,1%. Al classico scontro tra potenze d essi si aggiunge poi una molteplicità di attori (statali e noi) ormai capaci di allargare il proprio campo d’azione ad altri domini, spaziale e cibernetico, aumentando il grado di pericolosità della minaccia. Tutto questo, ha spiegato la Hewson, richiede la necessità di investire con decisione in nuove capacità, un’esigenza su cui ci sarebbero diverse ragioni per ben sperare, su tutti “l’impegno bipartisan di Washington per aumentare gli investimenti nella sicurezza nazionale e nella difesa”. In questo senso la manager ha citato inoltro lo sblocco del budget per la difesa Usa 2018-2019, ma anche la sospensione dei limiti di spesa previsti dal Budget control act del 2011 e i vari documenti strategici prodotti dall’amministrazione Trump. Insomma, la politica di difesa della nuova presidenza americana sembra essere stata ben accolta dall’industria statunitense, considerando soprattutto le ingenti risorse che irroreranno il comparto. A tutto questo si aggiunte la riforma fiscale “che avrà un impatto positivo significativo sulla nostra azienda”. I risparmi generati dalla tax reform, ha annunciato la Hewson, saranno “investiti in crescita di lungo termine”, in particolare in ricerca e sviluppo, formazione e training.

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