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La stazione spaziale cinese in caduta libera verso la Terra

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
02/03/2018
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C’è una stazione spaziale cinese da 7.500 chilogrammi in caduta libera e incontrollata verso la Terra, Italia compresa. L’impatto avverrà intorno al 10 aprile, ma con precisione si saprà solo tre giorni prima. Dove ciò accadrà, invece, lo sapremo sei ore prima dello schianto. Per ora non c’è da allarmarsi, l’Agenzia spaziale italiana (Asi) è impegnata in un’attività continua di monitoraggio, in contatto con la protezione civile e gli altri enti coinvolti.

UNA LENTA CADUTA

Sta lentamente cadendo a terra la stazione Tiangong-1, il primo “Palazzo celeste” cinese lanciato nel settembre del 2011 e abitato per brevi periodi negli anni successivi. Sostituita dalla Tiangong-2 nel 2016, la stazione è fuori controllo dallo scorso anno e dovrebbe piombare a terra in una finestra temporale che si apre il 15 marzo e si chiude il 15 aprile. Le ultime previsioni indicano il 10 aprile, ma non c’è ancora certezza. Di sicuro, per ora, l’ampia zona su cui potrebbe cadere comprende anche il nostro Paese. A spiegare la situazione durante l’odierna puntata speciale di #SpaceTalk, format di AsiTv, sono stati due esperti dell’agenzia italiana: Claudio Portelli, responsabile dell’Asi per la Space debris (la cosiddetta spazzatura spaziale) ed Ettore Perozzi, responsabile dell’Asi per la Space situational awareness (con cui si intende lo studio di tutto ciò che arriva dallo spazio).

DOVE E QUANDO

Se a metà gennaio, l’altezza orbitale del Palazzo celeste si aggirava intorno ai 270 chilometri di quota, oggi la stazione “segue un’orbita non perfettamente circolare con apogeo (cioè la parte più lontana dalla superficie terrestre) di poco superiore ai 250 Km, e perigeo inferiore, comunque molto più bassa dell’orbita iniziale che era superiore ai 360 Km”, ha spiegato Portelli. “L’iter di caduta è iniziato a marzo 2017”, mentre da ora “dovrebbero esserci altri 21 giorni al suo rientro, ma rimane ancora un margine di errore”. Si saprà con precisione il quando solo tre giorni prima dell’impatto, mentre per il dove si dovrà aspettare che raggiunga i 90 Km di altitudine, quando inizierà a bruciare e mancheranno solo 6 ore all’arrivo a terra dei “diversi frammenti” in cui essa si dividerà. Per ora, l’area che potrebbe essere colpita è molto estesa. Si tratta di una fascia equatoriale che a nord si estende fino a circa “metà Italia”. Tutto questo, ha spiegato Perozzi, porta ad affermare che la probabilità che possa cadere sull’Italia è “talmente bassa da essere improbabile”. In altre parole, ha aggiunto, “rientra nella miriade di eventi di bassa probabilità in cui siamo immersi ogni giorno”.

IL MONITORAGGIO

“Ciò non significa che non dobbiamo occuparcene”, ha detto ancora Perozzi. E infatti la Tiangong-1 è da tempo sotto il continuo monitoraggio di molteplici sensori di osservatori terrestri (in Italia il centro di Matera), dedicati ad aggiornare i dati relativi al suo percorso orbitale e al cosiddetto tasso di decadimento. Se ne sta occupando anche l’Asi, monitorando costantemente la stazione e informando la Protezione civile a cui spetterà il compito di coordinare eventuali piani operativi. I dati elaborati dall’Asi sono forniti alla Protezione civile e al tavolo tecnico dedicato a questa situazione in cui siedono anche Enac, Enav e ministero della Difesa. Difatti, ha spiegato Portelli, “tutti i rientri incontrollati rappresentano un piccolo problema per la popolazione che si vede arrivare un oggetto dal cielo, ma anche per le rotte aeree che in casi come questo possono essere spostate”. Quello della Tiangong-1 resta però un “caso particolare – ha aggiunto – perché c’è del propellente a bordo ed elementi pesanti che non si distruggeranno nel rientro in atmosfera”. Proprio la combinazione di questi due aspetti, ha spiegato ancora l’esperto, “fa sollevare una bandierina di allarme”.

LA STAZIONE

Primo passo dell’ambizioso programma cinese di esplorazione umana dello spazio, la Tiangong-1 ha perso il controllo lo scorso anno. Per la stazione, ha spiegato Perozzi, “i cinesi avevano previsto un propellente sufficiente per il rientro, lo scorso anno però non sono più riusciti a comunicare con la loro stazione che si è messa in attesa e ora sta scendendo lentamente”. Il Palazzo appare come “una sorta di silurone”, lungo 10,5 metri con un diametro di 3,5, a cui si aggiungono grossi pannelli solari che però non preoccupano, essendo destinati a disintegrarsi al passaggio dell’atmosfera. Il peso di 8.500 chili al lancio si è ridotto in virtù delle manovre eseguite che hanno contribuito al consumo di parte del carburante. Quanto propellente sia rimasto non è chiaro, ma le stime più recenti indicano un peso dell’intera struttura di circa 7.500 metri. A preoccupare maggiormente sono le parti in titanio, che avranno maggiore difficoltà a bruciare durante il rientro. Il risultato sarà comunque un rottura del Palazzo in diversi pezzi, non tutti in grado di giungere a terra.

Per i più curiosi, è già possibile osservare ad occhio nudo la stazione spaziale durante la sua lenta caduta. La Tiangong-1 passa circa quattro volte al giorno sull’Italia. In questi giorni si prevede, tra gli altri, un passaggio intorno alle 18:30.

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