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Pensieri spaziali

Di Roberto Vittori
In Columnist
22/09/2014
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IL “TESORETTO”

Quando nel 1998 ho varcato per la prima volta la soglia della Nasa al Johnson space center di Houston ho scoperto della presenza, non solo dell’Agenzia spaziale (italiana ed europea), ma soprattutto dell’industria italiana, con un prodotto grandemente apprezzato dai miei colleghi americani. Era quello il momento della nascita della Stazione spaziale internazionale e l’Italia contribuiva con la realizzazione dei cosiddetti Moduli logistici pressurizzati (Mplm): ospitavano esperimenti e/o materiale, per poi essere imbarcati nella stiva dello Space shuttle e portati in orbita. Gli esemplari erano tre e sono stati un momento di orgoglio e di particolare visibilità per Alenia Spazio (oggi Thales Alenia Space). Voluti dal governo italiano, con un investimento dedicato di circa 500 miliardi di lire (250 milioni di euro circa). In cambio della fornitura dei 3 Mplm, la Nasa si è impegnata a dare all’Italia una opportunità di volo di lunga durata ogni 5 anni, a partire dal 2001 per la durata di vita della Iss. La sequenza quindi dei diritti maturati è stata: 2006, 2011, 2016. La recente decisione del presidente Obama di estendere la Stazione fino al 2024 ha aggiunto due altre opportunità (o quasi) 2021 e 2026. Considerato che ciascuna missione ha un valore commerciale quantificabile tra i 100 e i 120 milioni di euro è un vero e proprio piccolo tesoretto che da solo copre ampiamente l’investimento fatto in origine. In effetti la Nasa, dopo aver annunciato la volontà di estendere la vita della Stazione, deve ancora confermare all’Italia la relativa dote di opportunità fino al 2024. Ma facciamo un passo alla volta. In ogni caso, l’Italia è l’unica in Europa a vantare un rapporto bilaterale privilegiato così esclusivo con la Nasa. Anche l’industria italiana ne ha naturalmente ricavato vantaggi. A oggi Thales Alenia Space vanta, oltre ai moduli Mplm anche la maggior parte dei moduli pressurizzati della Stazione spaziale (sotto contratto Asi, Esa o anche Nasa). Tas (Thales Alenia Space) vanta la realizzazione dei priNcipali e più avanzati moduli della Stazione (esempio la Cupola). Ricordiamo poi che la compagnia americana Orbital Science (una delle due scelte dal governo federale americano come vincitrici del contratto di fornitura commerciale verso la Stazione) ha a sua volta scelto proprio Tas per la realizzazione del loro modulo identificato come “Cygnus”. La meno nota compagnia svizzera S-3, che sta sviluppando l’idea di un “mini-shuttle” europeo ha, anche essa, scelto di incaricare Tas di costruire la struttura della capsula della navetta. Certamente mercati e opportunità di nicchia, ma di significativo valore in prospettiva futura. Credo sia un piccolo, ma significativo tesoretto; una scelta e un investimento lungimiranti di circa 15 anni fa i cui bilanci sono sicuramente positivi. Certamente un esempio da tenere bene a mente in un momento in cui ci si accinge a una vera e propria rivoluzione verso il commercial space transportation ovvero l’inizio dell’utilizzo sistematico delle risorse extra-atmosferiche. Il modello americano di crescita per questo comparto si sta rapidamente consolidando (esempi come SpaceX, Orbital Science, Sierra Nevada, Xcor, ecc.). Che possa esistere anche un “modello Italia”? Forse è troppo ambizioso, ma l’unico modo certo di non riuscire è non provare.

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