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Ecco come Putin e Xi Jinping sfidano gli Stati Uniti con il sistema russo S-400

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
23/01/2018
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Con il sistema missilistico russo S-400, Pechino prova a dare una spallata agli equilibri nella regione dell’Asia orientale, lanciando un nuovo guanto di sfida agli Stati Uniti.

LA CONSEGNA

Le Forze armate cinesi hanno ricevuto il primo lotto del sistema di difesa aerea russo S-400, con il quale sarebbero in grado, per la prima volta nella storia, di coprire l’intero spazio aereo di Taiwan, l’isola su cui Pechino rivendica la propria sovranità. Pochi giorni fa, è stata l’agenzia di stampa russa TASS (ripresa da Reuters) a comunicare che una stazione di controllo, diversi sistemi radar, carburante e altri equipaggiamenti ausiliari per il sistema missilistico erano in viaggio verso la Cina. Secondo l’accordo siglato nel marzo del 2014, e ufficializzato l’anno scorso durante la visita in Russia del vice presidente della Commissione militare del Partito comunista cinese Zhang Youxia, l’ordine comprende sei batterie. Come riporta Asia Times, il sistema sarebbe stato dispiegato nella provincia sud orientale di Fujian, a soli 130 chilometri dalla contesa isola di Taiwan. Nella stessa zona, le Forze armate cinesi avevano in passato dispiegato diverse divisioni dell’S-300, il predecessore dell’S-400.

IL SISTEMA S-400

L’S-400 (per la Nato SA-21 Glowler) è considerato uno dei sistemi più avanzati per la difesa aerea, paragonabile al Patriot statunitense. Nello specifico, si tratta di un sistema missilistico mobile terra-aria, in grado di ingaggiare aerei, Uav, missili da crociera, e dotato di una dichiarata capacità di difesa terminale dai missili balistici (cioè nella fase finale della loro traiettoria, quella in cui è più difficile e pericoloso colpirli). Già dispiegato in Siria, presso la base di Tartus, e in Crimea, il sistema è utilizzato con funzioni di A2AD (sigla che sta ad indicare Anti-Access-Area-Denial) per il controllo e la difesa dello spazio aereo volto ad annullare la proiezione di strumenti militari da parte di attori esterni. Come riporta il Center for strategic and international studies (Csis), l’S-400 monta generalmente i missili 48N6, capaci di colpire fino a 250 chilometri e di intercettare un missile balistico in un raggio di 6o chilometri. I 77N6 e i 40N6 sarebbero ancora in fase di test e consentirebbero di aumentare tali raggi d’azione fino a 400 chilometri con tecnologia hit to kill (esplosione all’impatto, garantisce maggiore efficacia). Se Pechino decidesse di dotarsene, l’intero spazio aereo di Taiwan sarebbe coperto dal sistema.

LA PARTITA REGIONALE…

La nuova dotazione nelle mani della Cina ha un valenza significativa sia nello scenario regionale, sia nel più ampio scacchiere globale. A livello regionale, il sistema potrebbe davvero spostare gli equilibri a favore di Pechino. Nel range del sistema potrebbero infatti finire, oltre a Taiwan, anche le isole Senkaku, contese con il Giappone. Nel caso il sistema russo fosse dispiegato nella regione settentrionale di Shandong, per i nipponici (o gli americani) sarebbe difficile proteggere l’arcipelago qualora fosse attaccato. Ciò basta per comprendere come Pechino stia accelerando il processo di trasformazione delle proprie aspirazioni di dominio regionale in capacità concrete. L’obiettivo è allargare la propria sfera di influenza (a danno di quella degli Stati Uniti), garantendosi un passaggio protetto sui mari (si veda il Mar cinese meridionale) altrimenti chiusi dai vari alleati di Washington. A ciò, si aggiunge la storica disputa con Taiwan, caricata di un forte valore simbolico sin dalla formazione della Repubblica popolare cinese. Sull’isola si sono infatti rifugiati “i traditori” nazionalisti, che hanno formato quello che per ora resta uno Stato de facto autonomo.

…E QUELLA GLOBALE

Oltre al contesto regionale, la consegna dell’S-400 coinvolge anche la scena internazionale più ampia, inserendosi a pieno diritto nella competizione con gli Stati Uniti per il predominio del globo. In tale sfida, Pechino ha da anni trovato un alleato importante in Mosca, altrettanto desiderosa di minare gli interessi americani. I dati sull’export militare dimostrano l’asse russo-cinese. Il 57% dell’import militare cinese (dati Sipri, 2012-2016) viene dalla Russia, primo partner per la Cina seguita dall’Ucraina, che copre invece il 16%. Per Mosca, Pechino rappresenta la terza destinazione del proprio export con l’11%.

IL RUOLO DI MOSCA

Vladimir Putin ha così trovato in Xi Jinping una convergenza di interessi che si basa fondamentalmente su un avversario in comune: gli Stati Uniti. Non a caso, la Strategia di difesa nazionale (Nds) recentemente presentata dal segretario alla difesa americano James Mattis riconosce nei due Paesi la principale sfida alla sicurezza statunitense. In questa competizione, nella prospettiva russa, l’S-400 rappresenta inoltre una delle punte di diamante del proprio export militare, utile anche a mettere in difficoltà alcune storiche alleanze degli americani. Di recente, è stato ufficializzato il tanto discusso contratto per la fornitura del sistema alla Turchia, mal digerito da Nato e Stati Uniti. Ad ottobre invece, era stato proprio Putin ad annunciare, durante la visita del re Salman al Cremlino, l’accordo per la vendita all’Arabia Saudita. Sarebbe poi in fase di definizione il contratto per la vendita all’India per cinque batterie. L’abile pragmatismo russo non sembra dunque frenarsi, e anzi continua a sfidare gli Stati Uniti.

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