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Il Barone rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
11/01/2018
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Pacifico, atlantico, africano: geonetwork a confronto

Il mio pacifista amico Eric merita ogni mio ringraziamento per aver tenuto viva una rubrica piccola, ma tenace durante una mia missione estera, lunga e molto interessante. Anno nuovo, e quindi tema da venditore di almanacchi stile Leopardi. In genere ci si concentra sulle crisi alla moda o più immediate, invece è di gran lunga più interessante guardare il mondo attraverso quattro reti geostrategiche: pacifico, indiano, Africa, atlantico.

La più critica di tutte è quella del geonetwork dell’oceano pacifico, perché si scrive Corea del Nord, ma si legge Cina-Usa. Innanzitutto c’è la questione integrata del sorpasso e della Nuova via della seta (Obor): purtroppo gli Usa sono strutturalmente in perdita di velocità e la Cina, per quanto a crescita ridotta, avanza più celermente. Se nel giro di un decennio Obor sarà realizzata e le dinamiche globali di declino continuano nell’area euroasiatica, da PetropavlovskKamchatsky a Varsavia, passando per Teheran, Ankara e Mosca, si creerà una cintura di satelliti economici. Resta l’incognita del declino demografico cinese, amplificata dal declino demografico in quasi tutti i Paesi dell’area: Russia e Ucraina crolleranno nel giro di pochi decenni in termini di popolazione (proiezioni Onu 2050-2055). A dire il vero, tutto il mondo nel giro di una generazione sarà in declino demografico tranne Iraq, Papua Nuova Guinea e Africa (a eccezione della Repubblica del Sud Africa e Nord Africa dalla Libia al Marocco). Sempre nel Pacifico è chiaro che può prepararsi uno scontro diretto tra Cina e Stati Uniti per il rischio intrinseco di una transizione di potere da una grande potenza all’altra e per il materiale combustibile rappresentato da forti correnti ultranazionaliste nei due Paesi.

L’oceano indiano, se si realizza Obor, sarà una cinghia di trasmissione marittima per i commerci euroasiatici sotto l’egida cinese. Se invece sarà un progetto compiuto parzialmente, sarà da un lato la proiezione delle rivalità sinoamericane, ma dall’altro il focolaio di una competizione sino-indiana e di un difficile triangolo tra Nuova Delhi, Teheran e Riad. La Russia può solo approfittare adesso dello stato di grazia offertole da Putin in Siria, poi rischierà di essere sminuita dalla gravitazione pechinese. Con buona pace dei vari xenofobi autoritari europei, l’Africa continuerà la sua crescita soprattutto demografica, arrivando ad essere la terza area geografica dopo Cina e India a superare il miliardo di abitanti, in larga parte giovanissimi. A meno di una rivoluzione
socioculturale globale a favore di uno sviluppo veramente sostenibile, è difficile immaginare che il solo prezzo delle materie prime sostenti questa popolazione impetuosa. Uno scenario possibile è una ricolonizzazione di vasti settori della Terra da parte delle popolazioni di colore, come avvenne con la nostra antenata Lucy.

Il geonetwork dell’Atlantico dovrà affrontare la triplice crisi di Europa e America Latina (già in corso) con quella degli Stati Uniti. Così come sono indebitati, finanziarizzati e socialmente squilibrati, nonché politicamente mal gestiti, i rischi di un’implosione sono rilevanti, specialmente se non si ricorre al diversivo di una guerra. Sono scenari inquietanti? Meglio questo di un vacuo ottimismo “ché saetta previsa vien più lenta”.

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