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Gli S-400 russi alla Turchia, l’accordo e le preoccupazioni Nato

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
27/12/2017
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Accordo concluso. Nonostante le pressioni giunte nelle ultime settimane da Nato e Stati Uniti, la Turchia ha acquistato dalla Russia quattro sistemi S-400 per la difesa aerea. Lo strappo tra Ankara e gli alleati storici sembra ormai irrecuperabile.

L’accordo
I ministri delle finanze avrebbero già definito i dettagli dell’accordo, di cui mancherebbe ora solo la comunicazione finale. L’intesa vale 2,5 miliardi di dollari e la sua finalizzazione è stata annunciata da Sergei Chemezov, numero uno di Rostec (la controllata statale russa che si occupa dell’export del sistema), al quotidiano russo Kommersant. La Turchia, ha spiegato il manager, pagherà il 45% del costo, mentre il restante 55% sarà in fondi di prestito russi. Le prime consegne, ha annunciato ancora Chemezov, dovrebbero avvenire a marzo 2020.

Il sistema
L’S-400 (per la Nato SA-21 Glowler) è un sistema missilistico mobile terra-aria, in grado di ingaggiare aerei, Uav, missili da crociera, e dotato di una dichiarata capacità di difesa terminale dai missili balistici (cioè nella fase finale della loro traiettoria, quella in cui è più difficile e pericoloso colpirli). Rappresenta la quarta generazione di sistemi di difesa missilistica russa, comparabile al Patriot americano. Già dispiegato in Siria, presso la base di Tartus, e in Crimea, il sistema è utilizzato con funzioni di A2AD (sigla che sta ad indicare Anti-Access-Area-Denial) per il controllo e la difesa dello spazio aereo volto ad annullare la proiezione di strumenti militari da parte di attori esterni. Come riporta il Center for strategic and international studies (Csis), l’S-400 monta generalmente i missili 48N6, capaci di colpire fino a 250 chilometri e di intercettare un missile balistico in un raggio di 6o chilometri. Gli 77N6 e i 40N6 sarebbero ancora in fase di test e consentirebbero di aumentare tali raggi d’azione fino a 400 km con tecnologia hit to kill (esplosione all’impatto, garantisce maggiore efficacia).

Le pressioni Nato e Usa
L’annuncio di una prima intesa sulla vendita del sistema era stato dato lo scorso settembre e aveva generato una serie di piccate reazioni da Washington e Bruxelles. “Sono impazziti perché abbiamo fatto l’accordo sugli S-400, ma cosa dovremmo fare, aspettare? Prendiamo e prenderemo tutte le misure necessarie sul fronte della sicurezza”, aveva detto già allora il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. A ottobre, il presidente del Comitato militare della Nato Petr Pavel aveva annunciato “conseguenze necessarie” nel caso in cui l’accordo fosse concluso. “Il principio di sovranità certamente esiste relativamente all’acquisizione di equipaggiamenti per la difesa – aveva detto Pavel –, ma così come le nazioni sono sovrane nelle proprie decisioni, allo stesso modo sono sovrane nell’affrontare le conseguenze di tali decisioni”. I problemi sollevati dal generale ceco riguardavano soprattutto l’impossibilità di stabilire l’interoperabilità tra i sistemi Nato e il sistema russo, fattore che “creerebbe sfide per gli assetti alleati potenzialmente dispiegati nel territorio del Paese”. A metà novembre poi, Heidi Grant, vice sottosegretario dell’Usaf per gli affari internazionali, aveva aggiunto a DefenseNews: “Al momento, posso dire che le nostre politiche non ci permettono di essere interoperabili con quel sistema”. A complicare la questione c’è la prevista consegna degli F-35 alla Turchia nel 2018. L’acquisizione dell’S-400 creerebbe problemi per l’utilizzo turco del caccia di quinta generazione. Ankara si troverebbe a gestire sia l’S-400 sia l’F-35. Il problema, spiegato proprio da DefenseNews, è che qualsiasi dato raccolto dal sistema di difesa aerea e ottenuto dalla Russia potrebbe andare a danno delle preziose informazioni del Joint Strike Fighter, i cui principali punti di forza sono le capacità di furtività e fusione dei dati.

La strategia di Mosca
Con il recente annuncio delle ipotesi di vendita dello stesso sistema a Cina e India, la Russia conferma l’intenzione di espandere la propria influenza internazionale. La vendita alla Turchia ha però un elemento in più: la membership storica di Ankara all’Alleanza Atlantica. Per la Nato si tratta di una vera e propria sfida strategica, che si tradurrà nella scelta tra l’abbandono di un alleato tanto importante (ipotesi forse non praticabile vista la rilevanza della Turchia in molti scenari) e l’interoperabilità con i sistemi russi, ancora tutta de definire e con tutti i rischi del caso. Dal punto di vista russo, l’accordo è un successo. Vladimir Putin è riuscito a inserire nella Nato una dolorosa spina nel fianco e ad avvicinare a sé Erdogan. L’abbattimento del Sukhoi russo sul confine siriano, a fine 2015, da parte di due F-16 decollati dalla base aerea Nato di Incirlik, è solo un lontano ricordo. Il controverso tentativo di golpe nel luglio dell’anno scorso, e soprattutto il repulisti che ne è seguito, hanno contribuito ad allargare lo strappo tra Ankara e l’Alleanza, offrendo a Putin l’opportunità che desiderava. Ora che lo strappo rischia di diventare definitivo, occorrerà capire come Nato e Stati Uniti risponderanno all’accordo sull’S-400.

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