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Barone Rosso

Di Eric Idle
In Columnist
14/12/2017
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Honduras, la farsa del golpe

Chiedere agli Stati Uniti di Trump e all’Unione europea di Juncker di avere una strategia per l’America latina è perfettamente inutile perché, in ossequio ai loro vaniloqui politici, non possono formularne una: quello che sta succedendo in Honduras è il tipico esempio dove la periferia è un osservatorio privilegiato. In questo “ridente” Paese latinoamericano, il legittimo presidente Manuel Zelaya è stato destituito con un golpe bianco assistito dai militari nel 2009, con il pretesto che voleva modificare la Costituzione per ottenere un secondo mandato. In realtà aveva soltanto proposto un referendum consultivo per una riforma costituzionale che avrebbe dovuto essere elettiva e a elezioni avvenute in quell’anno. Non importa, Zelaya fu esiliato nel Costa Rica e sostituito da un presidente ad interim, Roberto Micheletti, prontamente sconfessato da Nazioni Unite e Organizzazione degli Stati americani.

Nel 2010 viene eletto Porfirio Lobo, il quale conclude nel 2011 con Zelaya un accordo per il suo ritorno dall’esilio e per la fine dell’isolamento diplomatico di Tegucigalpa. Invece vi furono nuove presidenziali nel novembre 2014 in cui si affrontarono Juan Orlando Hernandez (JOH) del partito conservatore Partido Nacional e Xiomara Castro, moglie di Zelaya, alla testa del partito riformista Libre (Libertad y Refundacion). Le elezioni furono caratterizzate da frodi a favore di JOH che tuttavia fu proclamato presidente e nel giro di un anno scoppiarono violente proteste quando emerse che il PN era coinvolto in uno scandalo di sifonaggio di centinaia di migliaia di euro del fondo di sicurezza sociale a compagnie di comodo con fatturazioni fraudolente. Ovviamente a insaputa di JOH, che però aveva accettato fondi di campagna da alcune compagnie.

Il bello è che adesso JOH non avrebbe dovuto ripresentarsi per il dettato costituzionale che vieta un secondo mandato, ma la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma perché impedisce la libera partecipazione politica. E quindi la storia di queste elezioni è semplicissima: un presidente invotabile che prima perde le elezioni perché la popolazione esasperata si è recata in massa a votare per l’opposizione, nonostante omicidi e intimidazioni, poi trucca i risultati in modo scandaloso e infine attua un golpe militare con tanto di coprifuoco dalle 18 in poi. Che ci fanno 600 osservatori elettorali dell’Ue quando poi a Tegucigalpa si sapeva già che JOH doveva vincere? Perché gli Usa sostengono un presidente chiaramente illegittimo? La scusa è che JOH ha usato il pugno di ferro contro le maras (pericolose reti a metà strada tra le supergang e il crimine organizzato). La realtà è che il pugno di ferro non ha diminuito di un chilo l’afflusso di cocaina negli Usa, ma che JOH è uno con cui si può fare business. Insomma un’altra farsa stabilocratica del più puro stile balcanico, solo che qui si ammazza ancora a pieno ritmo.

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