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Corea del nord, i dettagli dell’ultimo test missilistico

Di Emanuele Rossi
In In Evidenza
29/11/2017
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La solita presentatrice nordcoreana ha annunciato sulla Tv di stato che Pyongyang ha effettuato un test di lancio su un nuovo missile in grado di raggiungere “l’intero continente americano”. L’allarme sul test era alto da settimane, aumentato negli ultimi giorni, anche perché da settembre il dittatore Kim Jong-un non ordinava questo genere di test, che sono sia step via via necessari per l’avanzamento tecnologico della sua industria bellica, sia un’affermazione provocatoria delle proprie velleità politiche. Subito dopo il lancio l’intelligence sudcoreana ha diffuso la notizia poco dopo le sette di sera (le tre del mattino, ora di Pyongyang), rapidamente confermata dal comando del Pacifico del Pentagono.

Di solito questi test sono stati effettuati di giorno, dunque il lancio in piena notte è tra le cose da annotare. Secondo le prime informazioni il missile lanciato era un ICBM, ossia un missile balistico a gittata intercontinentale. Si tratta, ma per ora le uniche conferme arrivano dalle dichiarazioni del regime, di un vettore chiamato Hwasong-15 (nuovo, aggiornamento della versione precedente), e secondo Pyongyang è il passo finale che renderà il Nord una potenza nucleare a tutti gli effetti. Il missile avrebbe raggiunto un’altitudine di oltre 4000 chilometri e viaggiato per 950. Non ha attraversato il Giappone, come successo in altre occasioni, ma ha volato in traiettoria molto inclinata (quella da test) ed è ricaduto a nord delle acque giapponesi. Il punto di sparo è stato individuato dalle ricostruzioni satellitari nei pressi di Pyongsong, a nord della capitale: il missile è partito probabilmente da un lanciatore mobile; questi, mossi di notte, sono praticamente impossibili da tracciare per prevedere i lanci, ed è di per sé un monito su eventuali dinamiche di confronto militare.

La Kcna, agenzia stampa del regime, ha fatto sapere che Kim era presente al test, e sarebbe stato proprio il satrapo a dichiarare che “con orgoglio, ora abbiamo finalmente realizzato la grande causa storica del completamento della forza nucleare statale, la causa della costruzione di una potenza missilistica”. “Come potenza nucleare responsabile — scrive Kcna — e uno Stato che ama la pace, la Corea del Nord farà tutto il possibile per servire il nobile scopo di difendere la pace e la stabilità del mondo”. Chiosa: le armi, dice la stampa del governo nordcoreano, non sono altro che il modo migliore per “difendersi dall’imperialismo americano”, non minacceremo alcun paese: “Questa è una dichiarazione solenne”.

La questione ruota ancora attorno al punto centrale: mentre le prime analisi dicono già che il missile in traiettoria standard avrebbe potuto viaggiare per oltre 13mila chilometri (e dunque inoltrarsi nell’entroterra americano, e magari fino a Washington), nessuno può realmente sapere se i tecnici di Pyongyang siano riusciti a miniaturizzare le testate, ossia renderle abbastanza compatte da trasformare il razzo in un vettore atomico – tra l’altro, gli esperti ritengono che comunque la capacità del missile si ridurrebbe di molto se trasportate una testata nucleare. Subito dopo il lancio il segretario alle Difesa americano James Mattis ha detto che “sono andati più in alto, francamente, di qualsiasi altro test precedente”, e ha sottolineato quanto la Corea del Nord rappresenti una minaccia mondiale; dal dipartimento di Stato il commento è: “L’opzione diplomatica è ancora sul tavolo, al momento”, mentre il presidente ha fatto sapere ai giornalisti che “ce ne occuperemo”. Le reazioni americane a questi test nordcoreani sono diventati di primissimo interesse da quando si è insediato Donald Trump, che ha più volte promesso interventi militari per debellare la minaccia del Nord (inutile aggiungere che questo genere di azioni si porterebbe dietro un disequilibrio regionale con il coinvolgimento di altri attori come la Cina).

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