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La lotta ai foreign fighters

Di Stefano Vespa
In In Evidenza
20/11/2017
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Le ultime novità sul fronte investigativo confermano il rischio dei foreign fighter in Italia, sia come possibile rientro dai teatri di guerra che come contatti con combattenti in Siria e Iraq. Le ultime tre espulsioni decise dal ministero dell’Interno riguardano infatti due marocchini e un tunisino, che così fanno toccare quota 96 alle espulsioni del 2017 e quota 228 a quelle effettuate dal 1° gennaio 2015. Numeri davvero significativi perché, pur senza aver commesso reati e quindi non potendo essere arrestati, si tratta di decine e decine di soggetti potenzialmente molto pericolosi.

Il Tunisino combattente 

Un tunisino di 31 anni, arrestato più volte per stupefacenti, era sospettato di aver combattuto in Siria nel 2013 e recentemente aveva trascorso un periodo in Tunisia. Al ritorno dal suo Paese, è stato fermato a Perugia dove gli investigatori hanno trovato sul suo cellulare un audio con la predica di un religioso egiziano che incitava al jihad contro gli ebrei e l’Occidente. Dopo essere stato trattenuto presso il Centro per i rimpatri di Torino, è stato riaccompagnato in Tunisia partendo da Genova. È l’ennesimo esempio, se ce ne fosse bisogno, di come debba essere tenuta sotto controllo la “rotta” con la Tunisia.

I marocchini e il reclutatore

Gli altri espulsi sono due marocchini di 25 e 26 anni, entrambi tenuti sotto controllo perché sui loro profili Facebook erano in contatto con alcuni foreign fighter connazionali impegnati in Siria nella stessa unità dell’Isis dove combatte Monsef El Mkhayar. Monsef, 21 anni, era considerato un reclutatore di terroristi quando viveva nel Milanese e per questo è stato condannato nello scorso aprile dalla Corte d’Assise del capoluogo milanese a 8 anni per terrorismo internazionale. Nei mesi scorsi gli investigatori non escludevano che potesse decidere di tornare in Europa e le espulsioni dimostrano che quell’ambiente viene accuratamente monitorato. Uno dei due marocchini era stato rintracciato in agosto a Torino l’altro in settembre a Bolzano: dopo un passaggio al Cpr di Torino, entrambi sono stati riaccompagnati nel loro Paese con un volo da Malpensa.

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