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Congresso Usa, via libera al budget da 700 miliardi per la difesa

Di Carmine America
In In Evidenza
18/11/2017
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Il Congresso degli Stati Uniti ha recentemente indirizzato alla Casa Bianca un disegno di legge rivolto ad autorizzare un significativo aumento dei fondi destinati alla Difesa nel 2018 per un totale di 700 miliardi di dollari. Il provvedimento si inserisce nelle attività di revisione budget e pianificazione delle spese che impegnano ordinariamente il legislatore americano nell’ultimo trimestre dell’anno.

La richiesta, votata prima al Senato e poi alla House of Representatives, è un passaggio importante poiché segnerebbe una netta inversione di tendenza rispetto alle politiche di austerità prevalse negli ultimi anni in materia di spesa militare. Basti pensare che il budget destinato al Pentagono per il 2017 doveva essere di poco superiore ai 600 miliardi di dollari.

Come riportato da Military Times, a distanza di un anno il Congresso chiede a gran voce di destinare altri 100 miliardi alla Difesa, motivando tale decisione con una serie di voci riferibili al maggiore impegno dei militari americani e alla necessità di ammodernare i sistemi d’arma in dotazione.

Secondo il Congresso, una buona parte del surplus richiesto dovrebbe essere destinata a nuovi programmi missilistici e ad assicurare il contenimento di possibili minacce nucleari. Altri fondi sarebbero vitali per ammodernare i dispositivi in uso, già largamente adoperati in anni di missioni in giro per il mondo.

Il provvedimento passerà ora alla Casa Bianca e non è detto che sia approvato in toto o in coerenza con le linee programmatiche che hanno unito democratici e repubblicani nelle due aule del Congresso. Il disegno di legge in questione, infatti, ha un forte significato politico ma le ricadute pratiche sarebbero per ora ancora lontane.

Vi sono una serie di vincoli da superare e su tutto pesa la decisione finale del presidente Donald Trump. Più in particolare, il piano da 700 miliardi rimarrà esclusivamente teorico fino a quando il Congresso non accetterà di annullare una precedente legge (che risale al 2011) con la quale si stabilirono limiti severi ai bilanci federali, compreso quello del Dipartimento della Difesa. Il vincolo imposto dalla legge sulla spesa per la Difesa nazionale per l’anno di bilancio 2018 sarebbe di appena 549 miliardi di dollari.

Sebbene la strada per la conferma del disegno di legge sia ancora lunga, si segnala il grande sforzo di alcuni protagonisti della politica americana in materia di Difesa, a partire dal Sen. John McCain, a capo dell’Armed Services Committee, che in uno statement ha definito “insufficient and unacceptable” il vincolo di spesa definito nel 2011. Il senatore dell’Arizona ha anche affermato: “I call upon the president to sign this important legislation into law — and in doing so acknowledge that this is the level of defense spending necessary to meet current threats, prepare for the challenges of an increasingly dangerous world, and keep faith with our men and women in uniform”, spronando così il presidente Trump a spingere per l’approvazione dell’aumento di budget in questione.

La partita non sarebbe ancora chiusa, anche alla luce delle differenti prese di posizione da parte di repubblicani e democratici. Mentre i repubblicani punterebbero ad aumentare solo ed esclusivamente i fondi destinati alla Difesa, i democratici sarebbero interessati a chiedere più soldi anche per le numerose altre agenzie federali. Il risultato delle mediazioni potrebbe, dunque, non corrispondere alle aspettative iniziali.

Emerge, in ogni caso, un’evidente presa di coscienza circa la centralità che l’impegno militare potrà avere per la stabilità e la sicurezza internazionale. Negli Stati Uniti, che già adesso possono vantare il top della classifica mondiale nella spesa in Difesa, cresce l’attenzione verso le minacce globali e la consapevolezza di dover invertire quel trend decrescente che ha determinato la riduzione dei budget in molti Paesi occidentali. Sarà interessante osservare se allo sforzo americano corrisponderà un allineamento da parte degli alleati europei.

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