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L’accordo turco-russo sull’S-400 che non piace alla Nato

Di Andrea Jorma Buonfrate
In In Evidenza
17/11/2017
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Se la Turchia intende continuare con l’acquisto del sistema di difesa aerea russo S-400, non potrà collegarsi alla tecnologia Nato e potrebbero addirittura essere intraprese ulteriori azioni che influirebbero sull’acquisizione e operatività degli F-35 di Ankara. È quanto ha detto un alto funzionario dell’Air Force americana a DefenseNews, riferendosi alla possibilità che la Turchia possa aver portato a termine un accordo bilaterale con la Russia riguardo alla fornitura di piattaforme anti-missilistiche avanzate di tipo S-400.

Secondo quanto riportato da Reuters, alcuni giorni fa, il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, ha affermato di aver emesso un ordine per i missili del sistema annunciando che all’accordo mancano “solo i dettagli”. L’annuncio dell’intesa riguardo gli S-400 era già stato dato agli inizi di settembre, ma mancava la firma definitiva che avrebbe suggellato l’accordo e, con esso, lo spostamento degli equilibri strategici per la Turchia, adesso considerata come “partner strategico” da parte dei vertici del Cremlino. Per questo motivo, la notizia dell’accordo aveva provocato le dure reazioni statunitensi. “Sono impazziti”, aveva risposto Erdogan. “Sono impazziti perché abbiamo fatto l’accordo sugli S-400, ma cosa dovremmo fare, aspettare? Prendiamo e prenderemo tutte le misure necessarie sul fronte della sicurezza”. La maggior parte delle preoccupazioni statunitensi sono di tipo strategico, implicando che la tecnologia legata al sistema anti-missilistico possa essere utilizzata per uno sviluppo futuro del settore orientale.

“Il principio di sovranità certamente esistete relativamente all’acquisizione di equipaggiamenti per la difesa, ma così come le nazioni sono sovrane nelle proprie decisione, allo stesso modo sono sovrane nell’affrontare le conseguenze di tali decisioni”, aveva detto il generale Petr Pavel, presidente del comitato militare della Nato, a fine ottobre. Tuttavia, secondo il generale, è inevitabile che la Turchia “dovrà affrontare conseguenze se un acquisto degli S-400 dovesse essere portato a termine”.

Heidi Grant, vice sottosegretario dell’Usaf per gli affari internazionali, ha affermato a DefenseNews: “Essendo un importante alleato della Nato, non ci siamo ancora occupati di questo. Dovremo iniziare a guardare, se lo faranno, a come possiamo essere interoperabili in futuro. Ma, al momento, posso dire che le nostre politiche non ci permettono di essere interoperabili con quel sistema”. Né Grant né Pavel sono stati disposti a spiegare in dettaglio come gli Stati Uniti e la Nato potrebbero rispondere agli appalti turchi per gli S-400, in particolare per quanto riguarda il ruolo della Turchia nel programma F-35, dato che non esiste un chiaro precedente. Tuttavia, le modalità attraverso le quali gli Stati Uniti e la Nato risponderanno alla Turchia potrebbero creare un precedente di quanta interoperabilità con la Russia gli Stati Uniti siano disposti ad accettare dai partner militari in Medio Oriente e altrove. Lo stesso dilemma potrebbe presentarsi con l’Arabia Saudita, che prevede di acquistare lo stesso sistema anti-missilistico russo.

A complicare ulteriormente la questione, spiega DefenseNews, è infatti la consegna dei primi F-35 turchi, prevista per il 2018. La Grant ha convenuto che un’acquisizione dell’S-400 creerebbe problemi per l’utilizzo da parte della Turchia del caccia di quinta generazione. Ankara si troverebbe a gestire sia l’S-400 sia l’F-35. Il problema è che qualsiasi dato raccolto dal sistema di difesa aerea e ottenuto dalla Russia potrebbe aiutare a esporre le vulnerabilità del Joint Strike Fighter. Per una piattaforma come l’F-35, i cui principali punti di forza sono le capacità di furtività e fusione dei dati, potrebbe essere un problema.

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