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Piaggio Aerospace tra cinesi e scioperi

Di Andrea Jorma Buonfrate
In In Evidenza
16/11/2017
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Sull’ipotesi di cessione di Piaggio Aerospace, “i cinesi sono una controparte assolutamente credibile e la negoziazione sta seguendo il suo regolare iter”. Parola dell’ex direttore di Piaggio Aerospace, Eligio Trombetta, oggi consulente di Pac Investment, società registrata in Lussemburgo e supportata da un gruppo di investitori cinesi, interessata all’acquisto di una parte degli asset della storica azienda aeronautica italiana, attualmente di proprietà del fondo emiratino Mubadala.

L’interesse dei cinesi

Specificando di occuparsi solo degli aspetti industriali, Trombetta ha spiegato al Secolo XIX/Meditelegraph che “la trattativa riguarda gli asset civili di Piaggio; da parte degli investitori cinesi, infatti, non c’è alcun interesse né per la parte militare e neppure per quella che riguarda i motori”. Nel negoziato sarebbe “coinvolto anche Giuliano Felten”, già direttore commerciale dell’azienda ligure e attuale direttore della divisione militare del gruppo Ferretti, azienda italiana specializzata nella costruzione di mega-yacht e controllata dal gruppo cinese Shig-Weichai, colosso industriale che ha sede nella stessa provincia, lo Shandong, dalla quale arriverebbero gli imprenditori interessati agli asset civili di Piaggio.

Il golden power del governo

A metà ottobre, era stato il governo a confermare le indiscrezioni della stampa sull’intenzione, da parte degli emiratini di Mubadala, di vendere il ramo Evo di Piaggio Aerospace. Contestualmente, su proposta del ministro della Difesa Roberta Pinotti, l’esecutivo ha deciso di esercitare il potere di veto, il cosiddetto “golden power” (una clausola sui poteri speciali dello Stato prevista dal decreto-legge n.21 del 2012 che prevede la possibilità per il governo di esercitare un veto, porre condizioni specifiche o addirittura opporsi all’acquisto di partecipazioni di aziende strategiche per la sicurezza nazionale). La parte Evo di Piaggio comprende il reparto di Ricerca e Sviluppo, di progettazione e di fabbricazione degli aerei civili P-180, riconoscibili dalle turbine rivolte all’indietro e due piccole alette canard sul muso. Il golden power è “un’operazione doverosa e coerente con le leggi italiane che comunque non ferma la trattativa tutt’ora in corso”, ha spiegato Trombetta.

Le preoccupazioni dei sindacati

Intanto, la situazione incerta sull’azienda mette in apprensione i 1.300 lavoratori, impiegati in Liguria tra Genova e Villanova d’Albenga, in provincia di Savona. “La situazione in Piaggio è critica”, fanno sapere i sindacati. “Abbiamo avuto molta pazienza, forse troppa, nei confronti di tutti. Di risposte concrete non ne sono arrivate, invece è arrivata la crisi di liquidità che mette a rischio il reddito di 1.300 famiglie. Ad oggi non abbiamo ancora avuto convocazione a Roma dopo l’ultima, datata 9 agosto 2016, per essere aggiornati sulla nostra vertenza. Riteniamo doveroso – concludono i sindacati – essere informati di quello che sta succedendo e di quale sarà il nostro futuro”. Per questo, i lavoratori, hanno indetto uno sciopero di quattro ore per domani, venerdì 17 novembre, con presidio davanti alla Prefettura genovese.

Il P2HH

Il rilancio di Piaggio Aerospace potrebbe partire dal velivolo a pilotaggio remoto P2HH. Il ministero della Difesa ha già da tempo mostrato interesse al progetto del drone armato, pur non annunciando l’acquisto di nuovi velivoli. L’arrivo di un’eventuale commessa potrebbe portare nuova liquidità nelle casse dell’azienda visto che nella legge di Stabilità 2018 potrebbero comparire fondi per circa 500 milioni di euro da spalmare nei prossimi dieci anni per l’acquisto di dieci droni che verrebbero prodotti in Liguria. Durante il Dubai Airshow 2017, il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli ha spiegato ad Airpress che “con gli Emirati stiamo lavorando a un progetto per un velivolo a pilotaggio remoto, il P2HH, che interessa sia l’Aeronautica militare italiana che quella emiratina. Ci siamo confrontati e stiamo definendo esattamente la time-line del programma di sviluppo della piattaforma e le consegne. Il governo italiano crede in questo progetto, su cui ha investito risorse significative e da parte emiratina c’è corrispondenza”. Ad oggi, si parla di un interesse di 8-10 macchine di Piaggio Aerospace per entrambe le Forze Armate.

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