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I rischi della propaganda russa in Italia. Il report dell’Atlantic Council

Di Emanuele Rossi
In In Evidenza
15/11/2017
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La Russia in Italia: un report dell’Atlantic Council analizza come le posizioni pro-russe abbiano attecchito a Roma e come Mosca cerchi di sfruttarle. Il think tank washingtoniano Atlantic Council ha pubblicato un nuovo report che studia l’influenza russa all’interno delle dinamiche sociali ed economiche di tre paesi del fronte sud europeo: Spagna, Grecia e Italia. Si analizza come Mosca cerchi di creare collegamenti con gruppi politici all’interno di questi paesi che cavalcano retoriche anti-occidentali, spesso populiste e nazionaliste, non tanto col fine di costruire stati-satellite, ma per alimentare il caos e le divisioni all’interno dei singoli paesi europei (e Nato). Il report è stato analizzato e approfondito oggi al Centro studi americani nel corso del seminario “Russian Political Influence in Europe”.

Che cosa sono le interferenze russe (e l’Italia)

La prima edizione del report è uscita a novembre del 2016, mese che ha consegnato alla storia la vittoria alle presidenziali americane del repubblicano Donald Trump, sulla scia di un’inchiesta gigantesca che prende il nome di Russiagate, e spiega appunto come la Russia abbia interferito all’interno delle dinamiche di voto, anche (e soprattutto) attraverso operazioni di guerra informativa sui social media in cui erano stati diffusi contenuti divisivi per inasprire il dibattito elettorale e creare caos. Per l’Atlantic Council, occorre prendere misure di contrasto anche in vista delle elezioni del prossimo anno in Italia. Spiega il think tank che un eventuale “governo guidato dal M5S potrebbe portare a una grave instabilità politico-economica interna a causa della mancanza di esperienza e incapacità di governo del partito, che rischierebbe di compromettere la credibilità dell’Italia come partner di Washington e della comunità euro-atlantica”. Anche se la visita di Luigi Di Maio negli Stati Uniti ha di fatto impresso una svolta pro Usa del Movimento 5 Stelle.

Russi in Italy

L’Atlantic Council divide lo schieramento politico italiano in tre gruppi: il primo è rappresentato dalle forze che sostengono la coalizione del governo Gentiloni, caratterizzato da visioni atlantiste ed europeiste; il secondo è una fascia dove viene collocata Forza Italia, un partito che “non può essere considerato veramente pro-Russia”, ma dove diverse figure politiche hanno relazioni col Cremlino anche grazie al rapporto personale che il presidente Silvio Berlusconi ha con Vladimir Putin; il terzo è il gruppo dei cosiddetti filorussi; un gruppo eterogeneo che va dal già citato M5S, alla Lega Nord, passando per la destra di Fratelli d’Italia, i gruppi neofascisti come Casa Pound e Forza Nuova, fino al partito comunista di Marco Rizzo. Perché questo terzo gruppo è definito “pro-Russia”? Tre ragioni: assecondano la diffusione della narrazione strategica russa, anti-occidentale; danno supporto e propaganda alle attività russe in politica estera; propongono iniziative politiche che seguono gli interessi geopolitici russi (e minano la coesione europea e nella Nato). Nel report sono anche ricostruiti i contatti e le connessioni personali di alcuni elementi di questi partiti, e degli intellettuali che li spingono: la Russia molto spesso fa passare una copertura mediatica positiva di questi gruppi politici attraverso i media controllati dal Cremlino.

I motivi della deviazione verso Mosca

Come scrivono il professore Luigi Sergio Germani e il giornalista della Stampa Jacopo Iacoboni, entrambi esperti dell’argomento che hanno curato il capitolo sull’Italia del report redatto dal think tank americano, “in accordo formale o no, i leader politici di questi partiti [filo-russi], i loro mezzi di comunicazione e le loro piattaforme di politica estera”, abbracciano, difendono e diffondono le strategie russe in Italia. Secondo la loro analisi, l’attecchimento delle visioni pro-russe (su cui Mosca aggancia i propri interessi) “è intimamente collegato” al “surge” anti-establishment e populista che ha stravolto il sistema politico italiano negli ultimi quattro anni, anche come deriva della crisi economica, che insieme alla crisi migratoria nata come effetto della guerra siriana, ha prodotto rabbia e frustrazione per un generale abbassamento del livello medio della vita; l’austerity del governo Monti e l’inizio della crisi migratoria siriana si sommano insieme in una stessa data, il 2011, e i partiti populisti hanno colto l’occasione per diffondere i loro claim sul peggioramento delle condizioni di vita nel Bel Paese (risultato: alle politiche del 2013 il M5S prese il 25 per cento dei voti).

Leader forte e predicazione

Contemporaneamente a questo, in Italia è aumentato il numero di persone che iniziavano a riconoscere in Putin un leader affidabile, l’unico in grado di risolvere certe dinamiche globali (e europee). “Il culto”, così lo chiamano Iacoboni e Germani, di Putin in Italia (dietro c’è il fascino dell’uomo-forte-al-comando che ha sempre adescato gli italiani) s’è diffuso sui social media, con pagine dedicategli che hanno rapidamente iniziato a diffondere “notizie alternative” (o meglio: alterate). Putin è diventato in Italia (e altrove) simbolo della battaglia tra i sovranisti contro i globalisti, e sul sovranismo si basano le predicazioni di partiti come Lega e M5S. In questi spazi creati nel tessuto sociale italiano si inseriscono le strategie russe.

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