Trovaci su: Twitter

NOVEMBRE 2017

Di Airpress online
In Editoriali
15/11/2017
0 Commenti

L’Italia si conferma quale più naturale punto di congiunzione fra l’ideale europeo e la realtà atlantica della Nato. La scelta dell’attuale capo di stato maggiore della Difesa, il generale Claudio Graziano, quale presidente del Comitato militare dell’Unione europea è la conferma di una trama che vede il nostro Paese più protagonista di quel che talvolta siamo soliti lamentarci. Dinanzi a un più evidente attivismo francotedesco che suscita più di una perplessità circa la sua proposizione egemonica, l’Italia sembra voler rispondere con una strategia meno gridata ma più efficace nel tentativo di non trasformare il progetto ambizioso di difesa europea come una sorta di alternativa al ruolo americano nella Nato. È proprio nella dimensione transatlantica che, soprattutto dopo Brexit, possiamo esprimere il maggiore valore aggiunto. Vale la pena di ricordare che il deputato italiano Paolo Alli è stato confermato alla presidenza dell’Assemblea parlamentare della Nato, uno dei luoghi più interessanti e influenti. Era dagli anni 60 che l’Italia non occupava quella posizione. E sempre nell’ambito dell’Assemblea parlamentare, non si può non citare l’attivismo del presidente della delegazione italiana, Andrea Manciulli, che ha conquistato il ruolo pivotale sulle questioni che riguardano il fronte meridionale dell’Alleanza grazie allo strumento del Gsm, il Gruppo speciale Mediterraneo e Medio oriente. Va ricordato inoltre un fatto troppo spesso trascurato: proprio nel nostro Paese, a Roma, ha sede il Nato Defense College, una istituzione fondamentale nel processo di formazione delle leadership militari non solo dell’occidente. E che l’Italia non sia proprio un partner marginale lo ha ricordato pochi mesi fa l’influente media Politico.eu, che ha descritto i nostri militari come “maestri” della difesa. Impegno nazionale in ambito Nato con genuina vocazione europea: è questo il nostro paradigma. L’imminente approvazione, in ambito Ue, della Pesco è un passo in avanti. Verso quale direzione è ancora da capire bene, ma il nostro Paese può e deve giocare un ruolo positivo per tenere la spinta della Commissione ben ancorata nell’Alleanza atlantica. I successi e i riconoscimenti ottenuti non devono essere considerati frutto di una somma di casualità, ma l’effetto di un ordito più strutturato che peraltro andrà protetto dall’ormai imminente campagna elettorale.

Lascia un commento

avatar