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In punta di Anfibi

Di Isabella Rauti
In Columnist
15/11/2017
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Donne costruttrici di Pace

L’altra metà della Libia – le donne – sanno cosa vogliono per il loro Paese. È stato questo il contributo di una qualificata delegazione femminile, di parlamentari e rappresentanti della società civile, provenienti da Tripoli, Tobruk, Bengasi e dalla regione del Fezzan, intervenute al seminario “Le donne libiche: unire idee e sforzi per vincere le principali sfide interne ed esterne”, tenutosi presso la Camera dei Deputati promosso dalla cooperativa Minerva. Il seminario rientra in una serie di attività di cooperazione bilaterale Italia-Libia che, attraverso l’elemento e il protagonismo femminile, e appellandosi ai richiami della Risoluzione Onu 1325/2000 su “donne, pace e sicurezza”, punta a consolidare il dialogo con l’Europa e con la comunità internazionale. Il progetto di cooperazione ha contribuito concretamente alle fasi di state building e di peace keeping, di riconciliazione nazionale post-conflict e alla necessità di garantire, nella nuova Costituzione, la parità giuridica e sociale di genere, la piena partecipazione delle donne allo sviluppo del Paese e la leadership femminile nel percorso verso la democrazia. Con il suo protagonismo femminile, nel processo di stabilizzazione e di costruzione di un nuovo Stato libico, il nodo di fondo e di sempre, è quello della sicurezza e della pace nel Mediterraneo: il “continente liquido” (per dirla con Braudel) che ci separa e che ci unisce con la Libia in un incrocio di destini; quello stesso mare nel quale si gioca la stabilità di un’intera area e di un’appartenenza geopolitica e culturale. L’Italia auspica che il processo di transizione politico-istituzionale della Libia si realizzi con il concorso di tutte le componenti della società; e i recenti accordi tra il governo italiano e quello di unità nazionale di Fayez al-Sarraj, prevedono azioni congiunte di contrasto all’immigrazione clandestina, al traffico di esseri umani e al terrorismo, nella consapevolezza che la Libia è una priorità ineludibile della nostra politica estera e che la sua instabilità pesa sulla sicurezza internazionale e sulla lotta al terrorismo.

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