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Il dito e la Luna

Di Ezio Bussoletti
In Columnist
15/11/2017
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Alla ricerca di microbi, Marte ai raggi X

L’astrobiologa Abigail Allwood, scienziata australiana che lavora al Jet propulsion laboratory (Jpl) della Nasa, in California, durante il suo PhD ha inventato una nuova tecnica per individuare l’eventuale presenza di microbi nelle rocce. Il Pixl (Planetary instrument for X-ray emission lithochemistry) permette di determinare la costituzione di qualunque tipo di campione in maniera non distruttiva: si bombarda il materiale da analizzare con un fascio di ioni che producono l’emissione di raggi X caratteristici della natura e composizione del bersaglio. Allwood ha realizzato una versione che permette di individuare la presenza di microbi nelle rocce in modo da poter risalire alla storia del campione. Forte dell’esperienza acquisita in Australia, è stata assunta al Jpl e scelta per essere il principal investigator di uno dei sette esperimenti che la Nasa monterà sul rover della missione Mars 2020 alla ricerca della vita o, almeno, della sua storia dalla nascita del Pianeta fino alla situazione attuale. Pixl sarà montato sulla parte esterna del braccio del rover, ed esaminerà l’abbondanza e la distribuzione degli elementi chimici presenti nelle rocce e nel suolo ad alta risoluzione; lo strumento usa la spettroscopia micro-xrf associata a una camera ottica ad alta risoluzione per correlare l’osservazione chimica con la consistenza della microstruttura della superficie del campione a scala molto fine, individuando la “bio-firma” dei campioni. Combinando insieme le due osservazioni, si otterranno indicazione preziose e molto dettagliate sul processo di formazione e alterazione delle rocce marziane, indicazioni essenziali per valutare l’abitabilità del Pianeta rosso nel passato e quanto sia stato possibile preservare la “firma biologica” di strutture primitive lì presenti. Pixl, per la prima volta in maniera inoppugnabile, permetterà di verificare la presenza di segni provenienti da processi biologici e, in particolare, da “metabolismo microbico”. Sarà, infatti, in grado di documentare le caratteristiche geochimiche di ogni tipo possibile di bio-firme presenti nel suolo e nel materiale raccolto e analizzato in situ in maniera estremamente veloce, da pochi secondi a un massimo di 30 minuti per l’individuazione di “elementi traccia”. Tre miliardi e mezzo di anni fa, Marte e la Terra erano umidi e caldi. La Terra lo è restata mentre Marte ha perso la maggioranza della sua atmosfera a cui sono seguiti forte raffreddamento ed evaporazione dell’acqua. La grande somiglianza nel passato tra i due Pianeti ha fatto sì che nel 2001, presso l’Università Macquarie di Sydney, fosse fondato il Centro universitario australiano di astrobiologia, sfruttando le osservazioni di rocce primitive rosse trovate nella secca regione del Pilbara nell’Australia occidentale. Nel 2002, Abigail entrò nel Centro come studentessa di dottorato; in 15 anni, grazie alle sue capacità, è diventata da alcuni anni un importante punto di riferimento per le ricerche planetologiche della Nasa. Il 2020 porterà sicuramente importanti notizie su Marte.

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