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Strategicamente

Di Andrea Margelletti
In Columnist
15/11/2017
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Il futuro di Daesh dopo la liberazione di Raqqa

Le bandiere nere di Daesh non sventolano più su Raqqa. Anche gli ultimi quartieri della “capitale” siriana sono stati liberati verso la metà di ottobre. Le forze curdoarabe appoggiate dalla Coalizione internazionale hanno festeggiato la liberazione nella “piazza delle esecuzioni”, cuore pulsante del regime di terrore di Daesh e della sua propaganda. Lo scorso luglio era caduta anche Mosul, città simbolo da cui al Baghdadi aveva proclamato lo Stato Islamico nel 2014. Crolla così il Califfato, almeno nella forma in cui lo abbiamo conosciuto negli ultimi tre anni. Ma Daesh è tutt’altro che sconfitto. L’organizzazione di Abu Bakr al Baghdadi non ha soltanto creato apparati pseudo-statali, controllato migliaia di chilometri quadrati di territorio, sfoderato una poderosa macchina della propaganda. La sua vera forza risiede altrove, come dimostra la sua storia fin dal 2004. Nelle sue incarnazioni precedenti, Daesh ha trascinato l’Iraq del post-Saddam nel caos, distinguendosi come uno dei gruppi insorgenti più efficaci. In questa tattica Daesh affonda le sue radici. Radici a cui, con buona probabilità, tornerà ancora una volta dopo la disgregazione del Califfato. Per quanto ne sappiamo, resta ancora intatta la Shura di Daesh, il consiglio direttivo che prende le decisioni più importanti e ha guidato l’organizzazione lungo tutta la sua ascesa. Resta attivo il suo nucleo iracheno originario, che può guidare la fase di ritorno all’insorgenza. E lo vediamo già all’opera, tra le province irachene di Salahuddin e Diyala dove Daesh si sta rigenerando, o nella sua culla di Anbar, dove il controllo di Baghdad resta quanto mai effimero. Da questo processo di irachizzazione di Daesh non ci dobbiamo aspettare un ritorno al passato puro e semplice. Le sue fila si sono ingrossate con gli esponenti del vecchio Baath, il partito di Saddam, emarginati nell’Iraq post-2003. È proprio grazie a un’alleanza con queste figure che al Baghdadi ha portato Daesh a compiere quel salto di qualità che ha travolto il Medio Oriente tre anni fa. Oggi, quella tra Daesh e Baath è un’alleanza, un domani può evolversi fino a diventare una fusione vera e propria. Non ci dovrà stupire se, morto Baghdadi, sarà un ex-baathista a salire ai vertici della Shura. E i fattori che hanno aiutato Daesh a crescere sono ancora tutti presenti. Intere regioni irachene, come l’Anbar, restano marginalizzate. Il futuro incerto della Siria e la proliferazione di milizie sciite, per lo più eterodirette dall’Iran, sono fattori che possono alimentare quella retorica settaria di cui si nutre Daesh. Se allarghiamo lo sguardo da Raqqa e Mosul all’intera regione, con tutta evidenza è piuttosto prematuro parlare dell’eliminazione definitiva di Daesh.

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