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Pinotti, fondamentale istituire Fondo comune per la Difesa Europea

Di Redazione
In In Evidenza
09/11/2017
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“L’importanza del Fondo europeo per la Difesa non sta nell’entità delle risorse ma sta nella scelta di crearlo, perché in precedenza non si potevano finanziare progetti che facessero capo alla Difesa”.

È quanto ha detto il ministro Roberta Pinotti ieri mattina, nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni riunite Difesa e Attività produttive della Camera, nell’ambito delle comunicazione relative all’istituzione del “Fondo europeo per la difesa” e all’esame della proposta di regolamento del parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa, volto a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell’industria europea della difesa.

Con l’istituzione del “Fondo europeo per la difesa” a partire dal 2021 l’Unione europea potrà mettere in campo ogni anno cinquecento milioni di euro per finanziare progetti di ricerca comuni per lo sviluppo di tecnologie avanzate nel settore della difesa e della sicurezza, più un miliardo di euro l’anno per co-finanziare l’acquisizione di capacità operative vere e proprie.

Alla decisione della Commissione europea di lanciare il “Fondo europeo per la difesa” deve aggiungersi però una concreta “capacità di gestione del processo” senza la quale “la volontà politica innescata rischia di fermarsi” ha sottolineato la Pinotti, secondo la quale la Commissione Ue dovrebbe porsi la questione di “come gestire le nuove risorse mobilitate”.

Nel suo intervento la titolare del Dicastero ha ipotizzato, tra l’altro, l’accentramento della gestione in una unica struttura amministrativa, l’assegnazione di maggiori funzioni alla riunione dei ministri europei della difesa e la creazione di una commissione dedicata alla difesa nel Parlamento europeo.

Il Fondo europeo per la difesa è inquadrato nella strategia complessiva dell’Ue nel settore della sicurezza e difesa, che include anche la “Strategia globale dell’Unione europea”, la “Revisione annuale della difesa” e il “Piano per lo sviluppo delle capacità”.

“Negli ultimi 12 mesi il percorso fatto per l’integrazione della difesa europea è stato molto più attivo che nei precedenti 60 anni” ha spiegato il ministro Pinotti sottolineando come abbiano contribuito a questa accelerazione alcuni fattori esterni, quali la Brexit, l’elezione di Trump e le minacce terroristiche, nonché una “nuova volontà politica”.

Nel corso dell’audizione, il ministro ha poi richiamato l’importanza di aumentare il Pil dedicato alla Difesa (2%), in linea con quanto fatto dalla Germania e con quanto si appresta a fare la Francia: “il rischio di essere tagliati fuori è un problema che ci dovremo porre“.

Riguardo al Regolamento per il Fondo di sviluppo dell’industria, la Pinotti ha sollevato la questione della cosiddetta “identità europea delle imprese” che possono parteciparvi.

“L’obiettivo deve essere quello di tutelare l’autonomia strategica europea nel campo delle capacità tecnologiche e industriali, e il modo migliore per farlo credo sia quello di consentire agli Stati membri di poter certificare che un’impresa è sotto il proprio controllo e, quindi, “europea”, senza rigidità eccessive in termini di quote di proprietà“. “Per noi è importante che esista un controllo delle imprese a livello europeo ma il regolamento va costruito in modo che sia confacente a quelle che sono le composizioni industriali”.

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