Trovaci su: Twitter

Fincantieri-Naval, il punto di Giuseppe Bono

Di Gianluca Zapponini
In In Evidenza
27/10/2017
0 Commenti

“La Francia è superiore nel militare, noi nel civile, unirci è la cosa migliore. Questo significa lavorare per l’Italia”. E’ quello che ha detto ieri l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, nel corso di un’audizione in Parlamento spiegando il patto industriale italo-francese che porta il nome di Fincantieri-Naval-Stx e cercando indirettamente anche di placare i timori espressi dal capo azienda di Leonardo, Alessandro Profumopreoccupato dagli effetti collaterali dell’intesa italo-francese. Ecco tutti i dettagli.

INSIEME PER 10 MILIARDI

Vale la pena ricordare che cosa è stato deciso lo scorso 27 settembre al termine del bilaterale Italia-Francia. Fincantieri avrà per 12 anni il controllo al 51% di Stx France e dunque degli immensi cantieri di Saint-Nazaire. Scaduti i termini lo Stato francese, presente in Stx direttamente con il 34,3% e indirettamente con il 10% di Naval Group (il resto è distribuito tra dipendenti francesi e pmi), potrà riappropriarsi dell’1%, tornando a una situazione di controllo paritario. Il tutto, secondo le cifre contenute nei documenti dell’audizione, darà vita a un’entità con ricavi annui totali di circa 10 miliardi di euro, presenza in oltre 20 paesi con circa 35.000 dipendenti e un indotto in Europa stimato in oltre 120.000 persone e con un carico di lavoro di circa 50 miliardi di euro.

L’ALLARME DI LEONARDO

Non tutti però si sentono davvero tranquilli dopo che Italia e Francia hanno stretto l’alleanza per la cantieristica civile (quella militare è ancora in fase di gestazione, anche se ne sono state gettate le basi a fine settembre). A Leonardo per esempio pensano che l’affare Fincantieri-Stx e la nascente cooperazione militare con Naval Group sia in qualche modo lesiva degli interessi industriali militari italiani (il gruppo aerospaziale teme in sostanza di essere tagliato fuori dal business dei sistemi d’arma da montare sulle navi).

PROFUMO STIA TRANQUILLO

Sollecitato dai cronisti Bono ha però risposto: “I rischi sul mercato ci sono sempre e noi abbiamo ritenuto di affrontarli al meglio facendo alleanze. E le facciamo contro nessuno ma per rafforzarci. La Francia è superiore nel militare, noi nel civile, unirci è la cosa migliore. Questo significa lavorare per l’Italia. Non so a cosa si riferisse (Profumo, ndr). Non ci piace lavorare contro l’Italia”, ha chiarito Bono.

LA DIFESA EUROPEA S’HA DA FARE

Se dunque l’ex numero uno di Mps e Unicredit può stare tranquillo, anche a Bruxelles possono contare sul sostegno di Fincantieri al progetto di Difesa europea. Che, nella logica di Bono, aiuterebbe l’Europa a smetterla di andare a rimorchio di Stati Uniti e Asia. E l’operazione con Stx, versante militare, può senza dubbio contribuire a un’accelerazione del progetto difensivo. Dunque, vietato mandare a rotoli l’intesa appena siglata (servirà l’ok dell’Ue). “Se non si fa l’alleanza si perde un’opportunità. Se si perde, vuol dire che l’Europa ha un altro orizzonte, che non è quello di contare come potenza mondiale”, ha rimarcato Bono.

LA CORSA IN AUSTRALIA

Nel frattempo però il gruppo di Trieste continua a correre nelle gare indette dalle marine del globo. Adesso le attenzioni sono per l’Australia, la cui forza navale ha intenzione di rinnovare le fregate. “Siamo nella short list” per il rinnovamento delle fregate australiane “e speriamo di essere prescelti” ha detto Bono in commissione Esteri e Attività produttive. “I valori della maxi gara sono 35 miliardi di euro per i sottomarini e 25 miliardi per le fregate”. Sui sottomarini, ironia della sorte, “hanno vinto i francesi, mentre sulle fregate noi ci presentiamo con la Fremm“.

www.formiche.net

Lascia un commento

avatar