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Cosa devono fare Europa e Usa nel Mediterraneo

Di Andrea Picardi
In In Evidenza
13/10/2017
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L’area che sta rappresentando plasticamente tutte le attuali difficoltà dell’Unione europea, ma anche quella da cui ripartire per rilanciare la politica estera comune del Vecchio Continente. C’è stato molto Mediterraneo nel dibattito che si è svolto oggi al Centro Studi Americani in occasione della seconda edizione del Forum Transatlantico sulla Russia. Un argomento sul quale si sono concentrati, in particolare, l’ex presidente della commissione Affari esteri del Senato Pier Ferdinando Casini – da poco alla guida della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche – e il presidente della commissione Difesa di Palazzo Madama Nicola Latorre.

L’opinione di Casini

“Mi sarebbe tanto piaciuto fare il ministro degli Esteri“, ha scherzato in apertura Casini che poi, però, è andato dritto al punto: il crescente ruolo esercitato dalla Russia nell’area del Mediterraneo in virtù della miopia e della debolezza dell’Unione europea. Mosca – ha rilevato l’ex presidente della Camera – “ha numerosi problemi: economici, sociali, di libertà e di diritti civili“. Ma, al contrario dell’Europa, sta dimostrando di avere una strategia di politica estera assai chiara, che l’ha portata a “colmare il vuoto lasciato nel Mediterraneo” dal Vecchio Continente e pure dagli Stati Uniti. A tal proposito – ha sottolineato – “l’atlantismo non sta funzionando“. Nel senso che gli Usa – già a partire dalla presidenza di Barack Obama – hanno scelto di rititarsi da quest’area, senza però che l’Europa andasse nel frattempo a farne in qualche modo le veci: “Gli Usa hanno trascurato il Mediterraneo pensando che l’Unione potesse svolgere un ruolo di supplenza. Ma noi non l’abbiamo fatto e così è arrivata la Russia: non solo in Siria ma anche in Libia“. Una critica netta quella formulata da Casini: “L’Europa è stata assente e talvolta ha addirittura giocato – con alcuni suoi Stati importanti – una partita contraria a quella comune“. A questo riguardo – ha aggiunto – “c’è stato chi ha lavorato per dividere la Libia senza sostenere in alcun modo il governo appoggiato dalle Nazioni Unite“. Una frecciata che è parsa essere rivolta soprattutto verso la Francia la quale, nel Paese un tempo governato da Mu’ammar Gheddafi, ha lavorato in accordo con Khalifa Haftar e, sostanzialmente, a danno dell’esecutivo ufficiale presieduto da Fayez al-Sarraj.

Le preoccupazioni di Latorre

Analoghe preoccupazioni le ha espresse pure Nicola Latorre che ha chiamato in causa nella sua riflessione anche la Nato. Per la quale – ha sottolineato – è necessario pensare a una profonda rimodulazione delle sue iniziative in virtù del nuovo quadro geopolitico che si è andato affermandosi negli ultimi anni. “Il Mediterraneo deve rappresentare la scelta strategica dell’Alleanza Atlantica“, ha rilevato, prima di aggiungere: “Non possiamo prescindere dalla stabilizzazione di quest’area“. Tuttavia – come ha fatto presente anche Casini – i problemi a questo riguardo non mancano. Latorre, nel suo intervento, ne ha citati in particolar modo due: il primo è rappresentato dalla scarsa “chiarezza da parte degli Stati Uniti”. “Oggi una drammatica incertezza in merito alle priorità di politica estera degli Usa“, ha commentato. E poi “la mancata condivisione delle iniziative a livello europeo“. In sostanza, perché la Nato possa giocare un ruolo più incisivo nel Mediteraneo – anche per controbilanciare il dinamismo russo – sarebbe necessaria un’Europa più attiva e unita: “E’ fondamentale che l’Europa sia protagonista in tal senso. Ma ciò non sta avvenendo ed è un’enore problema“.

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