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I consigli di Pier Francesco Guarguaglini a Leonardo nell’intesa Fincantieri-Stx

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
11/10/2017
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Fincantieri azionista al 35% delle attività di Leonardo nel settore dell’elettronica e degli armamenti per le navi militari. È questa la proposta di Pier Francesco Guarguaglini (per tre anni ad di Fincantieri e per nove a capo di Finmeccanica), spiegata nell’intervista uscita oggi sul Fatto Quotidiano. L’obiettivo? Evitare i rischi che il colosso italiano sembrerebbe correre sul lato militare dell’intesa Fincantieri-Stx.

I rischi per Leonardo
“In una nave militare di tipo Fremm (fregate navali) – spiega Guarguaglini – lo scafo rappresenta metà del valore, l’altra metà è rappresentata dall’elettronica e dagli armamenti. I due governi di Roma e Parigi hanno istituito un tavolo per arrivare entro il prossimo giungo a un’alleanza per le navi militari. Da parte francese partecipa la Naval Group, partecipata per un terzo dalla Thales, omologa della nostra Leonardo. Da parte italiana c’è Fincantieri, che fa solo gli scafi, ma non Leonardo”. Da qui il timore, secondo l’ingegnere, che l’ex Finmeccanica possa restare fuori dalle forniture che riguardano i sistemi navali e terrestri e in particolare il combat management system: radar, comunicazioni, elettronica e software. In questo senso, Guarguaglini ne è sicuro: “Ci sarà una fortissima pressione dei francesi per mettere su queste navi armamenti ed elettronica francesi, tagliano fuori l’industria italiana, non solo Leonardo ma anche decine di aziende dell’indotto”.

Attenzione ai cugini francesi
Con i cugini d’oltralpe vale il detto fidarsi è bene non fidarsi è meglio. “È pericoloso – aggiunge Guarguaglini – basarsi sulle intenzioni dichiarate, bisogna fare accordi precisi e fissare vincoli economici”. D’altronde, “trattare con i francesi è difficile”, ha aggiunto ricordando come, in passato, per il programma Fremm, abbiano fatto pesare nella spartizione del lavoro per le rispettive aziende le dichiarazioni che volevano che la Marina francese comprasse 17 navi (contro le 10 italiane), salvo poi fermarsi a 8. In questo senso, spiega ancora l’ex numero uno del Gruppo di piazza Monte Grappa, “la soluzione utile è che Fincantieri diventi azionista di certe attività di Leonardo”, permettendo dunque all’ex Finmeccanica di entrare nell’accordo giocandosela con Thales.

L’invito al governo
Non manca la stoccata alla politica. “Dal punto di vista degli interessi industriali di Fincantieri, montare un radar italiano o francese è indifferente. È il governo che deve porsi il problema”, ha rimarcato Guarguaglini. La questione è che, mentre in Francia “nelle loro aziende della difesa decide il governo”, in Italia “si fa il giro delle sette chiese: Palazzo Chigi e i vari ministeri, Difesa, Esteri, Sviluppo economico, Ricerca scientifica”. Il merito dell’ad di Fincantieri Giuseppe Bono è che “non ha mai smesso di fare il giro delle sette chiese”, ha detto Guarguaglini. L’accusa all’esecutivo è di aver dimenticato la politica industriale: “Se il governo pensa che Leonardo accusi dei ritardi deve adoperarsi e pungolarla perché recuperi, il Gruppo ha tecnologia e uomini per farlo”.

I consigli a Profumo
Proprio con riferimento ai rapporti con l’esecutivo, l’ex numero uno Guargualgini ha dispensato consigli al nuovo ad Alessandro Profumo: “Dovrebbe essere lui a elaborare la strategia di Leonardo e proporla al governo, convincendo delle sue buone ragioni i diversi ministri e anche le Forze armate”. Non è mancato neanche il riferimento a Mauro Moretti, reo di essersi “dedicato più alla gestione che alle strategie”. Ora, secondo Guarguaglini, Profumo “sembra continuare la tradizione inaugurata dal predecessore”. L’impressione è che, come per la nazionale di calcio, anche per Leonardo (in qualità di campione del comparto) in molti si sentano allenatori, pronti a dare consigli suggerendo sostituzioni a partita in corso. Quando era commissario tecnico, l’ingegner Guarguaglini ha ottenuto successi e anche qualche sconfitta. Ora però i giocatori sono cambiati, gli avversari sono diversi e la partita si gioca in un contesto profondamente differente, contraddistinto soprattutto dall’accelerazione sulla difesa comune europea. Gestire un’azienda complessa come Leonardo non è semplice. Forse occorrerebbe concedere a Profumo ancora un po’ di tempo, almeno fino a gennaio quando sarà reso noto il nuovo piano industriale. Sulla vicenda Fincantieri-Stx, il manager si era espresso con una certa chiarezza: “Di queste cose – aveva detto al margine di Cybertech Europe – non bisogna preoccuparsi, ma occuparsi. Nel mondo navale svolgiamo un importante giro d’affari; abbiamo competenze che fanno parte della filiera delle competenze nazionali. Bisogna occuparsene perché sono importanti non solo per Leonardo ma per tutto il Paese”.

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