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Pensieri Spaziali

Di Roberto Vittori
In Columnist
10/10/2017
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Vento (spaziale) d’oltreoceano

La macchina (spaziale) americana si è messa lentamente, ma inesorabilmente, in moto all’interno dei meccanismi, degli spunti, degli entusiasmi, delle contraddizioni che caratterizzano la nuova realtà e i nuovi attori di Washington Dc, così come si presentano oggi, a circa un anno dalle elezioni presidenziali. Lo sfasamento tra l’arrivo della nuova amministrazione e le nomine per lo spazio è tipico. La recente nomina (da confermare in Congresso) di Jim Bridenstine amministratore della Nasa sorprende e non sorprende. Bridenstine era molto presente e molto attivo nel settore e il suo interesse era esplicitamente dichiarato da tempo. La scelta tuttavia non è stata facile e ha potenzialmente implicazioni sulle future strategie Nasa. Non viene dalla Nasa, e non ha un curriculum particolarmente le- gato alla scienza; ha un passato di pilota della Us Navy, è diventato rappresentante dell’Oklahoma in Congresso; un profilo quindi molto interessante, ma non canonico. Del resto anche il segretario del neo- ricostituito National space council (Nsc), il professor Scott Pace, direttore dello Space policy institute, sembra avere predilezione nell’organizzare le priorità attorno a problematiche collegate alla “national security”. Interessante potenziale cambiamento di strategie e di priorità, quindi, rispetto alla precedente amministrazione. Quali lezioni e quali posizionamenti sono opportuni nell’anticipare un possibile cambio di vento nelle scelte e nelle priorità statunitensi? In generale, meglio prenotare posti a teatro prima possibile (per non rimanere in piedi), ma in questo caso forse è meglio aspettare prima di comprare il biglietto. Le radici del cambiamento americano sono profonde e sono forti (ma non recenti); ne abbiamo già parlato: stiamo vivendo la transizione verso il mondo dei privati che apre alla vera Space economy. Il cambia- mento potrebbe non avere reale capacità di cambiare direzione al treno in corsa. Quindi, forse un ben fatto per l’Agenzia spaziale italiana (Asi) che ha già iniziato e consoli- dato nella direzione della Space economy. L’altro elemento che appare confermato è l’aumento dell’importanza economica, ma anche strategica, del comparto; il National space council a livello di vice-presidente lo dimostra. L’Nsc mette assieme i vertici dell’amministrazione e ciò ricorda molto quanto già iniziato in Italia: c’è una proposta di legge per la creazione di una “cabina di regia inter-ministeriale” (pronta da ancor prima delle elezioni americane dello scorso novembre). Che avessimo anticipato lo stesso vento d’oltreoceano rischiando per una volta di arrivare primi da qualche parte? Anche se fosse, nessun timore per nessuno: i nostri iter parlamentari/burocratici (per lentezza) sono imbattibili!

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