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Strategicamente

Di Andrea Margelletti
In Columnist
10/10/2017
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La corsa agli armamenti del Qatar e la guerra del Golfo

A metà settembre il ministro della Difesa del Qatar, Khalid bin Mohammed al-At- tiyah, ha firmato una lettera di intenti col rispettivo segretario britannico Michael Fallon, per l’acquisto di 24 Eurofighter Typhoon dalla società BAE Systems. Dopo anni di discussione, la firma si aggiunge a precedenti accordi qatarioti: lo scorso luglio con la statunitense Boeing per l’acquisizione di 36 F-15 dal valore di 12 miliardi di dollari e a marzo 2016 con la Fran- cia per 24 Dassault Rafale dal costo di 7,5 miliardi di dollari. Se l’accordo con Parigi rappresentava il frutto di una transazione commerciale per un ordinario ammodernamento della flotta aerea qatariota (composta da soli 12 caccia sempre di produzione francese), invece, la corsa agli armamenti degli ultimi mesi riflette l’attuale scenario regionale che vede il Qatar isolato diplomaticamente ed economicamente dagli altri membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc). Con la decisione di Arabia Saudita, Egitto, Bahrein ed Emirati Arabi di tagliare i legami commerciali e diplomatici con Doha, il Paese sta evidente- mente mettendo in atto una nuova strategia volta a creare una rete di alleati tramite l’acquisto di capacità militari. L’accordo con la Gran Bretagna, infatti, rappresenta il primo contratto rilevante tra le parti nel comparto Difesa e segna, quindi, un importante passo in avanti nella cooperazione strategica. Inoltre, Londra è ben lieta, grazie a questa commessa, di mantenere attiva la propria linea di montaggio degli Eurofighter oltre il 2020, unico Paese in Europa assieme all’Italia (nel suo caso grazie alla vendita di 28 caccia al Kuwait) ad aver raggiunto tale obiettivo. L’acquisto degli F-15, invece, nelle aspettative di Doha, dovrebbe contribuire ad aumentare la collaborazione e l’interoperabilità in materia di sicurezza tra gli Stati Uniti e il Qatar, controbilanciando lo storico peso saudita. Di certo, questi sviluppi agitano gli altri Paesi del Golfo che accusano Doha di supporto al terrorismo e relazioni troppo strette con l’Iran. Tale agitazione è ulteriormente incrementata dal forte attivismo diplomatico che il Qatar sta esprimendo a livello europeo e non solo. Tornando però agli aspetti più tecnici, resta in forte dubbio la capacità dell’Aeronautica qatariota di assorbire un numero così elevato di nuovi moderni cacciabombardieri in così poco tempo. In- fatti, sarà quanto meno un incubo logistico gestire contemporaneamente tre diverse linee di volo con standard, procedure e armamenti completamente differenti.

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