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Antipirateria: cosa succede con la proroga alle missioni italiane

Di Gianfranco Apuzzo
In In Evidenza
29/07/2014
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Il 23 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del Presidente del Consiglio e dei Ministri degli Affari esteri, Difesa e Interno, il decreto legge che proroga le missioni italiane all’estero, all’interno del quale è stata inserita la proroga per poter imbarcare fino al 31 dicembre 2014, in funzione antipirateria, guardie giurate ed ex appartenenti alle Forze Armate, in assenza dei corsi di formazione previsti dalla legge 130 del 2011, ancora non attivati. La decisione del Governo, che proroga il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero, era molto attesa dagli armatori che, attraverso un comunicato stampa emesso dalla Confit (Confederazione italiana armatori), dimostrano grande soddisfazione: “L’armamento italiano  – fa sapere il presidente Grimaldi – esprime apprezzamento per il provvedimento adottato, perché in tal modo è possibile continuare a garantire la difesa delle nostre navi mercantili dagli attacchi di pirateria nel Golfo di Aden e nelle acque antistanti le coste della Somalia, laddove non siano disponibili i nuclei militari di protezione (NMP)”. Tale proroga per l’imbarco di unità armate private a bordo delle navi consentirà agli armatori italiani di beneficiare, almeno fino alla fine dell’anno, di uno standard sostenibile di difesa antipirateria.

Secondo le statistiche parziali per il 2014 dell’International Maritime Bureau, sono stati 116 gli agguati pirata, 22 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; due i marittimi uccisi, 200 resi ostaggi, 78 navi interessate di cui 10 sequestrate. Se da un lato il fenomeno è diventato più controllabile in Somalia e nel golfo di Aden, dall’altro si sta registrando un’intensificazione delle minacce,  nel golfo di Guinea ed in Asia, dove i commando vantano strategie ed attrezzature  sempre più avanzate e dove fronteggiarli è più difficile che in altri contesti. Secondo un rapporto del Regional Cooperation Agreement on Combating Piracy and Armed Robbery against Ships, c’è stato un aumento degli attacchi nel sud della Cina, mentre nell’Oceano Indiano, gli episodi di pirateria e i furti armati a bordo sono diminuiti rispetto agli anni precedenti. Mentre in passato bersaglio dei pirati erano grandi navi cargo ormeggiate al di fuori delle aree portuali, adesso sono prese di mira piccole navi, principalmente cariche di petrolio, il cui bottino, una volta spostato su altri scafi, viene rivenduto sul mercato nero. In ambito europeo è stata istituita nel 2008 la U Navfor Somalia – operazione Atalanta, missione diplomatico-militare mediante la quale l’Unione europea ha deciso di inviare nell’area del Golfo di Aden un gruppo di navi al fine di contrastare il fenomeno della pirateria in quell’area.

Anche il contributo antipirateria dell’Alleanza atlantica, a largo del Corno d’Africa, ha preso forma nel 2008 con la missione Allied Provider, ribattezzata Ocean Shield nel 2009. L’iniziativa, oltre al coordinamento con le altre missioni attive nell’area (Atalanta, le Forze Combinate Marittime CMF, e operazioni che nazioni  quali Russia, Cina, India e Giappone hanno avviato unilateralmente) e alle attività repressive, contribuisce allo sviluppo della capacità di contrasto dei singoli Stati regionali da condurre in piena autonomia. Al momento l’Italia vede impegnata, da più di 5 mesi nell’area dell’Oceano Indiano e del Golfo di Aden, Nave Mimbelli, che nell’ambito della missione Ocean Shield, ha appena concluso un’importante sosta operativa in Tanzania. La presenza nella capitale Dar Es Salaam dal 13 al 17 luglio, ha visto impegnato l’equipaggio del cacciatorpediniere della Marina anche in attività di cooperazione Regional Capacity Building con la Tanzanian Navy ed umanitaria fornendo assistenza medica in aree dove le condizioni igienico sanitarie risultano piuttosto precarie.

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