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Come combattere il terrorismo. Parla il ministro Minniti

Di Stefano Vespa
In In Evidenza
29/09/2017
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Un servizio segreto europeo non è possibile, visto che non esistono gli Stati Uniti d’Europa, ma sarebbe possibile e molto utile un tavolo europeo comune analogo all’italiano Casa, il Comitato di analisi antiterrorismo nel quale forze dell’ordine e intelligence si scambiano costantemente le informazioni. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, è certo che “sarebbe un vantaggio tecnico e strategico”, così come sarebbe necessaria la procura europea antiterrorismo.

Minniti ha riassunto la genesi e la situazione attuale nella lotta al terrorismo jihadista alla presentazione del libro di Andrea Manciulli “Sconfiggere il terrorismo. L’evoluzione della minaccia jihadista e gli strumenti legislativi di contrasto” (edito dalla Camera dei deputati, 5 euro) in una sala del Mappamondo strapiena e con presenze al massimo livello tecnico-operativo, compresi alcuni candidati alle poltrone in scadenza qualcuno dei quali impegnatissimo in attività di pubbliche relazioni. Manciulli, presidente della delegazione italiana presso l’assemblea della Nato e vicepresidente della commissione Esteri della Camera per il Pd, nel libro spiega il fenomeno jihadista, riunisce i rapporti sul tema approvati dall’assemblea della Nato, illustra le norme italiane antiterrorismo approvate nel 2015 e allega il testo di una legge fondamentale approvata alla Camera e ora in discussione al Senato, quella sulla deradicalizzazione di cui è autore insieme con Stefano Dambruoso. Manciulli l’ha dedicato a chi combatte ogni giorno il terrorismo e in particolare “a coloro che lo fanno senza che nessuno possa saperlo”.

Siamo di fronte a un fenomeno a prevedibilità-zero, ha ricordato Minniti, e fondato sull’emulazione che è il mezzo principale attraverso il quale i terroristi reclutano adepti. Visto che la comunicazione delle loro gesta è importante quanto l’atto in sé, l’obiettivo dev’essere anche quello di un maggiore coinvolgimento dei grandi provider. Il 20 ottobre a Ischia si terrà il G7 dei ministri dell’Interno e in quella sede, ha anticipato il titolare del Viminale, si discuterà di una “grande alleanza tra democrazia e provider. Una legge in materia è l’ultima ratio, è meglio avere una cooperazione effettiva”. Naturalmente il pericolo non arriva solo dal web e il controllo del territorio è fondamentale, così come va tenuto presente il pericolo costituito dal confine meridionale della Libia dal quale possono infiltrarsi foreign fighters di ritorno.

Manciulli ha messo il dito su un’altra piaga, la mancanza di un coordinamento legislativo in ambito europeo perché “ci sono Paesi dove si possono comprare sim telefoniche senza alcun controllo”. La necessità di un coordinamento sarà discussa alla fine di novembre nell’assemblea parlamentare della Nato che si riunirà a Roma per parlare di Mediterraneo e di terrorismo. Maurizio Molinari, direttore della Stampa, rilevando l’efficacia del modello italiano di lotta al terrorismo che altri Paesi stanno studiando, si è chiesto “come questo modello si adatterà a una minaccia che in futuro cambierà” visto che il terrorismo jihadista è come un camaleonte che continua a trasformarsi e che oggi è rappresentato da una galassia di gruppi. La differenza, secondo Molinari, “la fa la collaborazione dei civili con le forze dell’ordine, un’arma che può rivelarsi strategica”.

Ecco perché quella legge sulla deradicalizzazione va approvata definitivamente al più presto.

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