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Il barone rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
23/07/2014
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Il guado delle linee guida

Questo Libro bianco nelle linee guida è l’espressione di un momento di grande fragilità del Paese nonché di una consolidata tecnica delle cosiddette leggi-quadro: prima si fissano dei principi generali e poi si passa al dettaglio di leggi e regolamenti specifici. Se vogliamo dare un’idea della sua nuvola di parole, ecco quelle principali: difesa (maiuscola e minuscola) compare 39 volte, sicurezza 26, conflitti 5, guerra 2 (nelle locuzioni post Guerra fredda o ripudio della guerra), sovranità 2 (nelle frasi che parlano di limitazioni alla sovranità accettate nei trattati o piena sovranità nelle scelte), politica estera 2, diplomazia (anche militare) 0. Se poi passiamo alla dimensione di geografia politica, abbiamo: Ue 5 ed Europa 5, Nato 4 e Alleanza 2, europei (o europeo) 7, nordamericani 1; Francia, Germania, Regno Unito, Usa 0, Brics in varie forme 0. L’altro aspetto interessante è la frequenza con cui nel documento si pongono le questioni in forma interrogativa per poi attenderne una risposta dal Libro bianco vero e proprio. Il procedimento sembra un missile a due stadi: il primo serve a vincere la forza di gravità di un dibattito politico immobile nella sua frenesia e sostanziale inconsistenza, il secondo a mettere in orbita il carico pagante. La prudenza politica sembra d’obbligo, ma ci si chiede se queste linee guida siano abbastanza chiare e decise per poi evitare scomode riaperture di dibattito. La rodata tecnica politica è in genere un finto consenso/silenzio (specie istituzionale) su principi condivisibili nella loro ampiezza per poi tendere imboscate altamente rissose sul dettaglio. In estrema sintesi, i paragrafi che sono sembrati più significativi sono il: 19°, 44°, 52°, 54°, 56°, 57°, 88° e l’89°. A essi corrispondono alcune parole-chiave:

· Ferma fede nella Pesc;

· Coesistenza di forme conflittuali asimmetriche e convenzionali anche ad alta intensità;

· Quattro missioni prioritarie standard;

· Quattro parametri: quantitativo, qualitativo, capacitivo e geostrategico (un ordine abbastanza rivelatore di dove si andrà a parare);

· Tre requisiti: bilanciamento tra componenti operative, flessibilità e cautela;

· Due spazi geopolitici: spazio nazionale ed estero vicino

· Due ipotesi di bilancio, uno quinquennale a scorrere e l’ipotesi di superare la tradizionale tripartizione delle spese tra personale, funzionamento e investimento. È un documento preparatorio che lascia molta libertà di manovra nel definire le questioni cruciali, ma che non offre sufficiente guida nel valutare le intenzioni strategiche di questo governo. Provate a tradurlo in buon inglese e vedrete.

 

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