Trovaci su: Twitter

Pensieri spaziali

Di Roberto Vittori
In Columnist
23/07/2014
0 Commenti

Modello-Italia o grandi manovre d’oltralpe?

Di fronte alla incredibile bellezza del pianeta Terra visto dallo spazio, nel cercare di catturare quelle immagini mi ponevo il problema di quale obiettivo utilizzare. Un grandangolo era perfetto per fotografare lo scenario nella sua interezza, ma i bordi ne uscivano deformati e si perdeva il particolare. Una lente da 400 oppure 800 mm invece permetteva una cattura certosina di dettagli mozzafiato, ma era perso qualunque riferimento dell’insieme. In tutto questo tempo viaggiavo a 8 km/sec e tempo di scegliere proprio non ce n’era. Nel cercare di immaginare una possibile strategia per lo spazio in Italia mi sembra di avere lo stesso problema. Quale approccio? Quello delle grandi alleanze industriali (sempre più con dimensione sovra nazionale) oppure meglio concentrarsi su idee creative e innovative potenzialmente capaci di crescere? A volte ipotizzo addirittura tentare di creare un tessuto di startup universitarie. Ma è realistico pensarlo? Negli Usa sta nascendo un nuovo ambito di lavoro. Una vera e propria nuova dimensione: il commercial space transportation. Esso è in grado di cambiare marcia nell’utilizzo delle risorse extra atmosferiche nei suoi molteplici aspetti (ricerca, sicurezza, difesa, interessi industriali e commerciali). Al suo interno coesistono due dimensioni, quella delle macro alleanze industriali, e quello delle iniziative di privati e singoli individui che hanno avuto la capacità (e la forza) di creare delle start up con forte potenziale di crescita. Guardando al continente europeo è lecito chiedersi quale possa essere il posizionamento migliore, ma già ora all’orizzonte si vedono grandi manovre, con galassie di interessi che si attraggono e si respingono in un attento gioco di alleanze industriali. E l’Italia? Da sempre la nostra cultura si è distinta e caratterizzata per creatività e capacità di innovazione dimensionata in realtà piccole e medie. È questa quindi una possibile nostra dimensione di crescita? È possibile che possa esistere un “modello Italia”? O forse dobbiamo seguire (e inseguire) le grandi manovre d’oltralpe? Personalmente credo che cercare di interpretare il potenziale del comparto spaziale a colpi di alleanze industriali è un poco come se andassimo a cercare funghi nel bosco con un carro armato. Ma è altrettanto vero che se rimaniamo al di fuori di discorsi europei rischiamo di rimanere isolati. Quale spazio quindi, per l’Italia? Può esistere un “modello Italia” per lo spazio?

Lascia un commento

avatar