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luglio/agosto 2014

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
23/07/2014
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Le luci di Farnborough si sono spente ed è venuto il tempo di guardare ai bilanci e alle prospettive su quest’anno che volge al termine e che è stato ed è – per l’Italia in modo del tutto particolare – un anno di transizione. La rivoluzione digitale non sta impattando solo sull’emersione di nuovi prodotti e servizi. Il cambiamento sta iniziando a riguardare anche i processi della produzione. Nel mercato leader per eccellenza, quello statunitense, iniziano ad affermarsi imprese “leggere”, che riescono a spiazzare e sbaragliare la concorrenza dei “big”. Il caso di SpaceX è probabilmente il più noto ed emblematico, ma non è l’unico. Tutto il settore aerospaziale sta vivendo una fase di profonda (radicale?) trasformazione.
Il nostro Paese non può non accorgersene e soprattutto non può limitarsi a guardare (già sarebbe un primo risultato). L’Italia può avere un vantaggio competitivo non banale nel momento in cui va affermandosi un nuovo paradigma di azienda meno “strutturata”. Il nostro sistema di piccole e medie imprese organizzate in distretti può rappresentare un environment assai propizio per la crescita dal basso di una nuova offerta. Le esperienze che stanno maturando in Puglia (Blackshape, solo per citare un esempio molto amato dalla stampa) dimostrano che è possibile tentare di percorrere strade alternative alle tradizionali. Ovviamente, la chiave di volta non è una riproposizione del vecchio “piccolo è bello”. Al contrario, la sfida è tutta sulla ricerca, sulla capacità di innovazione. Naturalmente in un contesto di grande flessibilità organizzativa. I distretti, dunque, ma non solo. La stessa grande industria italiana, rappresentata da Finmeccanica, ha le carte in regola per giocare la sua partita rilanciando il suo ruolo nel mercato. Moretti, proprio a Farnborough, si è espresso con chiarezza circa la determinata volontà di alleggerire il gruppo di piazza Monte Grappa dai tanti fardelli che l’hanno zavorrato. Non è un’impresa facile, ma è l’unico percorso che abbia senso. Ovviamente, le scelte che saranno fatte nei prossimi mesi condizioneranno tutto il comparto e avranno effetti sul sistema industriale italiano ben al di là del solo perimetro (pur vasto) di Finmeccanica. È per questo che occorre guardare ai numeri dei bilanci che ci sono, ma non perdere di vista l’interesse strategico sulle attività che contengono più futuro. Questa valutazione è tutt’altro che banale. Lo scenario infatti sta cambiando così rapidamente che i parametri che sono stati validi in questi ultimi anni vanno rapidamente e continuamente aggiornati. Siamo nel bel mezzo di una sfida interessantissima culturalmente e decisiva sul piano economico. Noi, per parte nostra, non abbiamo alcuna intenzione di disertare l’appuntamento.

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