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Cybernetics

Di Michele Pierri
In Columnist
14/09/2017
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Nuovi passi verso una cyber-difesa europea

È partita dall’Estonia, Paese tra i più digitalizzati al mondo, l’idea di organizzare EuCybrid 2017, la prima esercitazione in campo cibernetico destinata specificamente ai ministri della Difesa europei. Obiettivo: testare come si comporterebbero le élite politiche del Vecchio continente qualora un grande attacco informatico lo coinvolgesse. I casi, anche recenti, non mancano.

Mettendo da parte l’ondata globale di sospetti attacchi ransomware come WannaCry e Petya, sempre più spesso le Forze armate degli Stati membri si confrontano con tentativi esterni e mirati di “bucare” le loro reti per carpire preziosi segreti militari o per condurre pericolose operazioni di sabotaggio ai danni di infrastrutture critiche o di settori produttivi vitali per l’interesse e il benessere continentale. Si tratta di offensive che, per essere arginate al meglio, necessiterebbero di un più puntuale scambio di informazioni e della condivisione di best practice e di elevati standard comuni di sicurezza informatica.

Per questa ragione, pur non rappresentando nulla di innovativo dal punto di vista tecnico, la prova, tenuta il 7 settembre durante un incontro informale dei ministri della Difesa dell’Ue, assume però grande rilevanza politica. L’evento – pensato da Tallinn per il suo semestre di presidenza dell’Ue che il Paese deterrà fino alla fine di quest’anno – si incastra, infatti, in una serie di iniziative comunitarie volte a creare una difesa integrata e a rafforzare la cooperazione nel delicato settore della cyber protezione: dal varo della Pesco e di un fondo comune per la difesa, passando per la direttiva Nis (da applicare entro maggio del 2018), il finanziamento di tecnologie innovative nel settore, la creazione di un nuovo centro europeo di eccellenza cyber (che comprende la revisione dei ruoli di Enisa e DgConnect) e la definizione di una risposta diplomatica unitaria. All’esercizio, tra gli osservatori invitati, figurava anche il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. E non si è trattato di un caso.

Per il raggiungimento di questi obiettivi è invero fondamentale il ruolo dell’Alleanza Atlantica. L’organizzazione, si è ribadito da più fronti, sarà cruciale per mettere a sistema le tante competenze europee che in questo momento sembrano troppo sparse, ma che se unite – assieme ai necessari investimenti – potranno assicurare alle due sponde dell’Atlantico un futuro prospero e ancora sicuro anche nel nuovo dominio cibernetico.

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