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Galileo ai tempi di Trump e Brexit

Di Paolo Puri
In In Evidenza
13/08/2017
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“Gli europei devono riprendere il loro destino nelle proprie mani”. La frase, recentemente pronunciata dalla cancelliera Angela Merkel in relazione alle crescenti difficoltà connesse alla Brexit e al rapporto con il presidente Donald Trump, indica un nuovo percorso politico per l’Europa, evocando un rinnovamento del ruolo e delle responsabilità del Vecchio continente nelle relazioni internazionali. La Brexit e i mutati rapporti con l’alleato americano hanno inaugurato una fase di rinnovato fermento di idee e politiche volte non solo a garantire continuità e futuro all’Ue, ma anche, e soprattutto, ad assicurare quella pace, libertà e sicurezza che sono i motivi fondanti – poco evidenti ma strutturali – dell’Unione stessa.
L’approccio europeo ai temi della difesa e sicurezza comune diventa, quindi, di estrema attualità, così come le possibili soluzioni politiche per realizzare una maggiore integrazione delle capacità dei Paesi dell’Unione. In questo scenario, è interessante osservare come – quasi sotto traccia – vi siano prospettive concrete e modalità attuabili per avviare, da subito e con i vincoli attuali dell’Unione, lo sviluppo e la realizzazione di capacità e strumenti che potranno rappresentare l’ossatura della futura Difesa europea: un esempio è il sistema Galileo, un sistema civile con importanti usi militari. Galileo, con il suo servizio pubblico ad accesso regolamentato – Public regulated services o Prs – rappresenta un esempio evidente di come si possa acquisire una capacità a spiccata valenza militare realizzando un sistema civile a uso “duale”.
Analizzando la “missione” del sistema, emergono chiaramente le due parole chiave che, rilette oggi alla luce del nuovo scenario internazionale, risultano di estrema attualità anche in chiave difesa comune: “autonomia” e “interoperabilità”. Il sistema Galileo è autonomo in quanto capace di erogare i propri servizi di posizione, navigazione e tempo in maniera svincolata rispetto agli altri sistemi di navigazione satellitare. Esso concorre alla strategia di indipendenza dell’Ue in quanto è realizzato con componenti di manifattura europea e viene operato facendo affidamento su infrastrutture terrestri – in costante dialogo con i satelliti – che, per la componente essenziale, sono ubicate sul territorio degli Stati membri. D’altra parte, il sistema è stato pensato, sin dal suo progetto iniziale, per essere compatibile e interoperabile con l’analogo sistema americano Gps. Galileo affianca il Gps per migliorarne prestazioni e servizi e, allo stesso tempo, può rimpiazzarlo completamente in caso di necessità.
Nella missione del sistema Galileo è quindi implicito il suo valore strategico: se, infatti, i servizi “open” e commerciali sono finalizzati a consentire importanti ricadute economiche, è crescente la consapevolezza che i principali ritorni del sistema, grazie al servizio Prs, sono principalmente di natura immateriale e non monetizzabile, quali quelli connessi alla capacità di supportare i dispositivi di sicurezza e di difesa. Il servizio Prs, infatti, concepito per offrire servizi di navigazione ad alta robustezza, si presta agli usi più diversificati in ambito militare, dal comando e controllo delle forze sul campo all’ingaggio di precisione e alla navigation warfare (ossia le azioni volte ad assicurarsi o impedire l’uso dei servizi di navigazione). Il modello offerto da Galileo è pronto per essere adottato, anche in altri ambiti, per superare la frammentazione degli assetti militari dei Paesi dell’Ue. Se da una parte la specificità, la complessità e le dimensioni di un sistema di navigazione satellitare hanno facilitato – se non imposto – uno sviluppo europeo, d’altra parte l’esperienza maturata si traduce in modelli di governance e di gestione riutilizzabili per altre iniziative, anche di minore portata.
Peraltro, Galileo rappresenta la “cartina al tornasole” di alcune delle principali criticità che dovranno essere affrontate dall’Europa, in primis la Brexit. Nel caso specifico, è necessario trovare una sintesi tra la necessità di assicurare una governance e un controllo esclusivo dell’Ue sul sistema – in particolare per le infrastrutture che gestiscono la sicurezza del sistema e il servizio Prs – e al contempo riconoscere al Regno Unito un ruolo coerente all’importante contributo fin qui profuso in termini di investimenti e di conoscenze. Galileo sarà quindi un importante banco di prova per definire le modalità privilegiate di cooperazione tra Regno Unito ed Ue in tema di difesa e sicurezza che salvaguardino, al contempo, le prerogative di quest’ultima. In conclusione, la tesi che sostengo è che sia possibile già da ora costruire sistemi e capacità ad uso duale – civile e militare – che nel breve futuro possano essere capitalizzati nel sistema di difesa comune valorizzando l’esperienza e le lezioni apprese con il sistema Galileo che, per la sua naturale trasversalità e per la complessità delle sfide che impone, si presta a poter diventare uno standard de facto.

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