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Montenegro, dall’alleanza atlantica all’europa?

Di Andrea Jorma Buonfrate
In In Evidenza
11/08/2017
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Il 5 giugno 2017 sarà a lungo considerata come una data di notevole importanza nella storia del Montenegro. Il suo ingresso come 29simo Paese dell’Alleanza Atlantica ha impresso nella storia della piccola, ma strategica Repubblica, una linea politica decisa, che in un futuro prossimo potrebbe avere come orizzonte l’Unione europea. Per la Nato, questa nuova adesione significa un allargamento della sua presenza negli Stati dell’ex blocco socialista.

Un evento accolto da entrambe le parti con soddisfazione: “È un grande giorno per il Montenegro, un evento storico per una nazione” e un “Paese che è di nuovo parte della politica globale”, ha detto il primo ministro Dusko Markovic, alla consegna della bandiera presso la sede Nato in presenza di Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza. Il Paese, che aveva già proceduto alla stipula dei Protocolli accessori (firmati nel maggio 2016 dai ministri degli Affari esteri Nato), ha partecipato alle iniziative internazionali legate alla Nato, oltre all’adesione alla Partnership for peace nel dicembre 2006 (Pfp). Sempre lo stesso anno, il Montenegro ottenne l’indipendenza dalla Serbia, con la quale formava precedentemente uno Stato unitario. Più recentemente, la giovane Repubblica è stata impegnata nelle operazioni in Afghanistan dal 2010 al 2014 (Isaf), dove il ruolo del Paese è stato quello di addestrare, supervisionare e assistere le forze di sicurezza afghane in collaborazione con le forze armate della Croazia (durante la missione Resolute support).

In questo senso, l’ingresso nell’Alleanza atlantica comporta per il Montenegro la necessità di ulteriori riforme sia in ambito della sicurezza sia per ammodernare il suo comparto della Difesa. La modernizzazione del sistema di difesa collettiva, come ha spiegato il capo di Gabinetto della Difesa Aleksandar Pantovic, sarà messa in atto in diverse fasi. Oggi, l’apporto del Montenegro all’Alleanza in termini di risorse si aggira intorno ai 2mila soldati, una flotta di appena 13 elicotteri e un budget per la difesa di soli 50 milioni di euro. Come gli altri membri, anche il Montenegro sarà chiamato a rispettare i parametri di budget previsti in Galles nel 2014, che comportano un impegno di spesa per la Difesa pari al 2% del Pil interno al Paese entro il 2024. Un obiettivo che per ora hanno raggiunto in pochi.

La decisione di far parte dei 29 Paesi Nato sembra allontanare sempre più la giovane Repubblica dalla Russia, spingendo lo Stato verso l’Europa. Il premier Markovic ha però assicurato che “il Montenegro non intende peggiorare i suoi rapporti con Mosca”, nonostante non accetti ingerenze esterne negli affari del Paese. L’indignazione del Cremlino nei confronti della piccola Repubblica era già stata manifestata nel 2015, quando l’Alleanza iniziò la sua apertura nei confronti dell’ex Stato satellite russo. Per Mosca l’allargamento a est della Nato è la perdita di quella che verrebbe definita una “roccaforte russa nei Balcani”. A questo bisogna aggiungere la posizione incerta degli Stati Uniti, che, sotto la presidenza Trump, sembravano orientati a un possibile ravvicinamento con la superpotenza dell’est, ma le ultime dichiarazioni sembrerebbero dimostrare una linea molto più coerente con le amministrazioni americane passate. La posizione strategica del Montenegro è comunque importante per la Nato.

Lo scenario geopolitico dei Balcani rimane diviso tra Paesi ormai legati al blocco occidentale e Paesi che hanno scelto di rimanere sotto l’influenza di Mosca. Le capacità stabilizzatrici della Nato e dell’Unione europea saranno fondamentali per il futuro dello Stato montenegrino. Sopratutto l’Ue avrà un ruolo di primo piano in questo processo di integrazione, attraverso un sostegno che avrà un doppio sviluppo, da una parte sotto il profilo politico, poiché l’organizzazione europea può aiutare il Paese nella transizione verso un modello liberal-democratico occidentale, e sotto il profilo dello sviluppo di molti settori del Paese (come tutela dell’ambiente, educazione e trasporti), per i quali Bruxelles ha stanziato circa 270,5 milioni di euro nel periodo 2014-2020.

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