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Il posto dell’Italia nel progetto europeo

Di Roberta Pinotti
In In Evidenza
07/08/2017
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C’è stato un momento in cui, nelle nostre opinioni pubbliche, parlare di Europa era parlare di qualcosa di ostile, burocratico, lontano. I venti dei partiti populisti-nazionalisti hanno spirato molto forte e hanno creato un crescente astio nei confronti dell’Europa, anche in Paesi profondamente europeisti come l’Italia. Qualcosa però forse è cambiato. Dopo il primo shock per l’Unione dovuto alla Brexit c’è stata l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e il messaggio elettorale “America first”, che si è tradotto in un monito per gli altri Stati a contare sempre meno sugli Usa. Successivamente per fortuna le elezioni in Austria, in Olanda e quelle importantissime in Francia hanno dimostrato che il populismo era meno forte di quel che poi si è rivelato essere. Dopo l’elezione di Macron, l’opinione pubblica rispetto all’Europa è un po’ cambiata e oggi l’Unione è tornata un’aspettativa guardata positivamente dai cittadini. Sappiamo che c’è molto da fare ma non si deve perdere l’occasione storica per rilanciare questo progetto, che è l’unico che ci può consentire di giocare un ruolo nel mondo. Il tema dell’immigrazione è estremamente complicato dal punto vista politico, ma si è consapevoli che se questo fenomeno non viene gestito si pagherà un prezzo alto. È un banco di prova molto difficile, sul quale si sta impegnando in particolare il ministro dell’Interno Marco Minniti di cui condivido le iniziative e la speranza che questa crisi consenta di guardare un po’ più lontano, oltre l’emergenza. La fiducia aperta dalle elezioni francesi non riguarda solo la Francia, è molto più ampia. C’è ora l’occasione di sviluppare una capacità di leadership europea per rispondere in modo collettivo, solidale e lungimirante alle sfide. Finalmente oggi il tema della necessità di una difesa europea, che per tanto tempo era stato solo declinato nei convegni, si è rimesso in moto. Pur se in modo troppo lento rispetto alle nostre aspettative, rimane fondamentale la sua presenza, alla stessa maniera del nostro bilancio della difesa. Siamo consci delle nostre responsabilità e sappiamo che arrivare immediatamente al 2% è impensabile nell’attuale congiuntura economica del Paese, perché dobbiamo tenere presente molte altre esigenze. Ma sentiamo anche la responsabilità di continuare a mantenere con serietà gli impegni che come Paese, insieme agli altri membri della Nato abbiamo sottoscritto nel 2014. Sul tema della difesa europea, finalmente abbiamo un action plan e sono state prese alcune decisioni come il comando europeo e la presenza di un fondo comune. In un’Europa che prima non voleva parlare di finanziamento delle spese, sono ora state fatte scelte che obbligano le diverse nazioni a mettersi insieme e a fare dei progetti comuni. Abbiamo la possibilità di esplorare operativamente la cooperazione rafforzata che è consentita dal Trattato di Lisbona e non richiede modifiche dei trattati. Le minacce sono sempre più globali ed è evidente che si può rispondere soltanto in modo collettivo, anche perché certi progetti industriali del futuro saranno talmente costosi e impegnativi che per una singola nazione sarà difficile portarli avanti. Ci sono dunque delle condizioni esterne che inducono a scelte necessarie. Sarebbe tuttavia errato affrontare questo tema semplicemente come un qualcosa di obbligato. La difesa è uno dei fondamenti dello Stato: ma se vogliamo una difesa comune la dobbiamo legare fortemente all’identità di cittadinanza europea. Questo non può essere un processo burocratico, né una semplice aggregazione industriale, ma dobbiamo inserirla in un contesto ideale più alto. Non abbiamo altra speranza se non accelerare moltissimo sull’Europa e far sì che i cittadini se ne possano di nuovo innamorare. Da questo punto di vista il lavoro che può fare l’industria è importante. Per questo dobbiamo salvaguardare gli interessi e promuovere un processo di europeizzazione della nostra industria. La cementificazione di un’identità europea diventa un elemento fondamentale per gestire i problemi del futuro, un vero e proprio tassello fondante. Abbiamo la responsabilità di far vedere rapidamente e concretamente che dalle parole si passa ai fatti. Abbiamo davanti a noi una prospettiva positiva. Siamo consapevoli dell’enorme lavoro da portare avanti, che dovrà vedere la difesa e l’industria impegnate in lavori comuni. Se questo lavoro verrà portato avanti nel giusto modo riusciremo anche noi a creare un pezzo di quella identità europea di cui oggi il mondo ha assolutamente bisogno.

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